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Che vino nascerà dal tuo vigneto? Te lo dice l’Indice Bigot

7 Febbraio 2020 Civiltà del bere
Che vino nascerà dal tuo vigneto? Te lo dice l’Indice Bigot

L’Indice Bigot propone un un metodo scientifico per valutare il potenziale qualitativo del vigneto. Prende il nome dal suo inventore, l’agronomo friulano Giovanni Bigot, che lo ha raccontato in anteprima al Castello di Cigognola.

Valutare il potenziale qualitativo di un vigneto non è un’operazione banale: Per questo il nuovo Indice Bigot, messo a punto dall’omonimo agronomo friulano, costituisce uno strumento utile per il settore vitivinicolo.

Avere un’uva sana, matura al punto giusto e con il perfetto grado di concentrazione dipende da diversi fattori. Alcuni non sono prevedibili (ad esempio l’andamento climatico della stagione) mentre altri dipendono dalle scelte agronomiche del viticoltore e dalle tempistiche di intervento.

Non tutte le variabili sono prevedibili

Bigot ha ideato un metodo che analizza i fattori viticoli che influenzano direttamente la qualità del vino: produzione, chioma, sanità delle uve, vigore, biodiversità e micro-organismi, età del vigneto, eccetera. Si parte dalla valutazione dei 9 parametri agronomici più importanti e singolarmente riconosciuti a livello internazionale come fattori di qualità (pH, C organico totale, residuo secco a 105 °C; scheletro; P scambiabile, K assimilabile; azoto totale; calcare totale; calcare attivo).

Il vigneto è determinante per la qualità del vino

L’Indice Bigot parte da un presupposto: riconoscere la centralità del vigneto nella determinazione della qualità di un vino, attraverso una valutazione ricavata da osservazioni numeriche e oggettive. Il ruolo del viticoltore è fondamentale e il metodo proposto vuole valorizzare i rilievi e le valutazioni eseguite dall’uomo, perché l’osservazione diretta è alla base di ogni deduzione che porta alla successiva azione.


Un metodo oggettivo, semplice e veloce

Il metodo si basa su osservazioni oggettive e combina la facilità di osservazione e il valore ottenuto dall’informazione misurata. È inoltre molto sintetico e racchiude tutti gli elementi principali. Le misure per calcolarlo sono semplici e veloci (al massimo un’ora per stagione) e non servono attrezzature o strumenti particolari. Il peso attribuito ai diversi fattori e la loro valutazione nascono dall’osservazione ventennale sistematica nei vigneti e dallo studio dei risultati della ricerca vitivinicola internazionale. L’Indice (espresso in centesimi) aiuta anche a individuare gli interventi necessari per ottenere la valutazione massima, perché risulteranno evidenti i parametri ancora da migliorare.

A che cosa serve l’Indice Bigot (e come si usa)

L’indice è uno strumento di autovalutazione aziendale. È utile per fissare un risultato per migliorare nelle vendemmie successive e permette di ottenere una classificazione dei vigneti. È fondamentale per organizzare la scelta vendemmiale, per la programmazione e organizzazione del ricevimento uve. Dal momento che collega direttamente il vino con il vigneto offre un aiuto concreto per valutare con l’enologo le scelte più opportune da fare cantina. È fondamentale nella determinazione del valore economico del vigneto, dato che valori di indice elevati indicano un valore e un potenziale maggiore del vigneto e quindi anche del suo prezzo.

Da sinistra: Giovanni Bigot, Gian Matteo Baldi, Angelo Gaja e Stefano Poni

La presentazione al Castello di Cigognola

Il primo febbraio sì è tenuta la presentazione ufficiale dell’Indice presso Castello di Cigognola, azienda con cui Bigot collabora da anni. Gabriele Moratti (proprietario) e Gian Matteo Baldi (ad) hanno fortemente voluto lavorare con professionisti del vino innovatori, visionari ed esperti come lui. Insieme al suo inventore, hanno espresso il loro punto di vista sull’indice Angelo Gaja, a cui l’agronomo fornisce consulenza da anni, e Stefano Poni, dell’Università Cattolica di Piacenza.

Qui l’Indice Bigot è già attivo

«Per noi è stato naturale seguire il metodo che Bigot ha proposto nella gestione dei vigneti», spiega Gian Matteo Baldi. «Già da quest’anno abbiamo iniziato a incrociare i risultati della vinificazione delle singole parcelle con le pratiche attuate e le rilevazioni effettuate durante l’anno. La creazione di un indice di valutazione della qualità di un vigneto, rispetto alla produzione del vino, è lo strumento che mancava per dare una base oggettiva, empirico-scientifica, alla centralità della qualità dell’uva nella produzione del vino».

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