Il valore dei concorsi enologici in sei commenti

Il valore dei concorsi enologici in sei commenti

I concorsi enologici sono ancora utili?

Vi offriamo la sintesi del dibattito che si è svolto venerdì 11 settembre nell’ambito della manifestazione Douja d’Or ad Asti, con Luciano Ferraro (caporedattore centrale del Corriere della Sera); Leila Salimbeni (coordinatrice della rivista Spirito di Vino); Alessandra Piubello (curatrice della Guida Veronelli); Vito Intini (presidente Onav); il prof. Vincenzo Gerbi (presidente del comitato scientifico Onav) e Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere (che ha redatto questa riflessione).

Il dibattito sulla Douja d’Or

Il quesito è di quelli da 3 milioni di dollari ed è stato sollevato in occasione di un’edizione “all’asciutto” del concorso nazionale Douja d’Or, che si svolgeva ad Asti dal 1967. All’asciutto, perché quest’anno al posto del concorso “bevuto”, approfittando delle difficoltà connesse alla pandemia, la Camera di commercio di Asti, alla quale fa capo, ha deciso di aprire un dibattito sul concorso stesso, “con l’obiettivo di trarne suggestioni per le prossime edizioni”, ha dichiarato il presidente della suddetta Camera Erminio Goria. Il dibattito si è svolto in due tempi, il giorno 11 settembre; a porte chiuse, nella sede camerale, e a porte spalancate nel Teatro Alfieri, con la moderazione della anchor woman, Cesara Buonamici, vicedirettrice del TG5, di fronte a una platea di autorità e produttori vinicoli.

Le discussioni si sono svolte su due piani; da una parte si è cercato di delineare un futuro per la Douja d’Or, dall’altra si è parlato della validità dei concorsi in generale. Ed è su questo aspetto che centriamo la nostra riflessione settimanale.

Servono ancora i concorsi? A chi?

Cercheremo di sintetizzare il pensiero degli intervenuti, tutti esperti in materia, perché li organizzano o vi partecipano come giurati. O entrambe le cose come il sottoscritto, panel chair (ovvero responsabile d’area) al concorso internazionale londinese Decanter World Wine Awards e ideatore e degustatore per il Premio WOW! di Civiltà del bere.

Alessandro Torcoli

Cominciamo quindi da qui, per praticità. Credo che i concorsi siano ancora un valido, e forse il più valido strumento di selezione di vini, per un semplice motivo; rispetto a molte Guide enologiche i campioni iscritti sono degustati tutti rigorosamente alla cieca.

Vi è però una differenza sostanziale; il concorso è uno strumento passivo, si giudicano i vini iscritti (normalmente a pagamento) per cui la platea delle etichette in prova può essere deficitaria. Se non si iscrive nemmeno un Barolo, il concorso non suggerirà al consumatore alcun Barolo d’eccellenza. Nessuna pretesa di completezza, dunque, ma lo strumento rimane molto utile, se il concorso è prestigioso, per le aziende che sottopongono i vini a giudizio imparziale, talvolta, come nel caso del nostro WOW!, ricevendo anche un riscontro per i campioni esclusi.

Contano la giuria e il tipo di aziende iscritte

Prestigio è dunque il termine che rende utile un concorso, e questo lo si raggiunge, a mio parere, se si soddisfano due criteri basilari: la partecipazione di una giuria autorevole e l’iscrizione al concorso di aziende di fama. Se Cantine rinomate decidono di mettersi in gioco, addirittura pagando, significa che il trofeo è ambito e che la giuria è autorevole. È il vanto della nostra competizione, come si può evincere dai premiati delle scorse edizioni (2018 e 2019) e come leggerete nelle liste delle medaglie 2020.

Luciano Ferraro

In verità, come ha sottolineato anche Luciano Ferraro, vi è una dimensione ineludibile, affinché un concorso non solo sia valido, ma semplicemente “esista”: la comunicazione a posteriori. Per rendere noti i nomi dei vincitori è dunque fondamentale che se ne parli, che appaiano su riviste, giornali, social media eccetera. Naturalmente un concorso beneficia anche di una spinta promozionale riflessa, garantita dai vincitori delle medaglie che hanno tutto il vantaggio e desiderio di rendere noto a loro volta il risultato raggiunto.

Alessandra Piubello

Alessandra Piubello, che oltre a coordinare la Guida Veronelli è giurata in diversi concorsi internazionali, ricorda che in molti mercati (forse un po’ meno in Italia) l’adesivo delle medaglie sul collo della bottiglia è apprezzato dai consumatori, specialmente nella grande distribuzione, per cui un concorso può sostenere anche le vendite e non solo contribuire a sostenere l’immagine aziendale. È così in Francia, ad esempio, dove infatti proliferano concorsi di tutti i tipi, anche specifici su singole regioni o tipologie di vini. Secondo Piubello è molto importante il riscontro dato ai produttori, anche per i vini meno fortunati.

Vito Intini

D’altro canto Vito Intini, presidente Onav e organizzatore delle scorse edizione della Douja d’Or, fa presente che purtroppo in Italia i concorsi sono in affanno; quelli ufficiali, cioè con il patrocinio ministeriale, seguono regole molto rigide, che da un lato forniscono garanzie di serietà nel giudizio, dall’altro non consentono di adattare velocemente un concorso all’attualità, oltre al fatto che richiedono, per come sono organizzati, un notevole investimento di denaro.

Vincenzo Gerbi

Sulla serietà delle commissioni giudicatrici ha posto l’accento anche il prof. Vincenzo Gerbi, secondo cui un serio richiamo a norme comportamentali ha di molto migliorato le performance dei degustatori.

Leila Salimbeni

Leila Salimbeni, coordinatrice della rivista Spirito di Vino, prende la questione “dall’alto”, interrogandosi sul significato di un Premio, come dono, che dev’essere dotato di senso. Secondo Salimbeni, potrebbe essere utile andare oltre le classiche medaglie d’oro, individuando categorie più specifiche per arrivare più direttamente al consumatore: vino più tipico, adatto all’invecchiamento, di piacevolezza estrema, abbinando il tutto a una grafica accattivante.

In conclusione, un concorso è un metodo di giudizio del vino sempre valido e utile, fintanto che mantiene autorevolezza e prestigio, tanto che le stesse aziende vincitrici desiderino promuoverlo, e se promosso adeguatamente attraverso i media.

Foto di apertura: J. Golde per Unsplash

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© Riproduzione riservata - 18/09/2020

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