In Italia In Italia Jessica Bordoni

Il punto sull’agroalimentare nel convegno promosso da Santa Margherita (1ª parte)

Il punto sull’agroalimentare nel convegno promosso da Santa Margherita (1ª parte)

Venerdì 25 maggio l’azienda franciacortina Ca’ del Bosco del Gruppo vinicolo triveneto Santa Margherita ha ospitato il VI Incontro con il Territorio “Coltivare successi sui mercati mondiali: una roadmap per l’agroalimentare italiano” organizzato dal Comitato Leonardo – Italian Quality Committee: un’associazione, nata nel 1993 sotto il patrocinio di Confindustria e dell’Ice, che riunisce 130 aziende impegnate nella promozione e tutela dell’eccellenza made in Italy, con un fatturato complessivo pari a 300 miliardi di euro e una quota all’estero del 53%.

IL CALENDARIO DEI LAVORI – La sessione di lavoro è cominciata con gli indirizzi di saluto del presidente di Santa Margherita Gaetano Marzotto, del presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini, del presidente di Confindustria Lombardia Alberto Barcella e del neopresidente dell’Ice Riccardo Monti. Sul palco è poi salito il professore Massimiliano Bruni della SDA Bocconi School of Management di Milano, che ha mostrato i risultati di un’indagine compiuta a partire dal fatturato del food&beverage nazionale nel 2011, in riferimento a dati Federalimentare-Istat. A seguire, un’intervista all’amministratore delegato di Santa Margherita Ettore Nicoletto con moderatore Sebastiano Barisoni di Radio 24 – Il Sole 24 ore che ha fatto luce su una case history di successo quale quella del Gruppo con sede a Fossalta di Portogruaro (Venezia). Alle 16 è cominciata la tavola rotondaroad map con interventi di Pina Amarelli, presidente della Amarelli di Rossano (Cosenza), Gian Domenico Auricchio, Ad dell’omonimo gruppo di Cremona, Ettore Riello, presidente di Veronafiere, Marco Rosi, presidente della società parmense Parmacotto e Massimo D’Aiuto, Ad di Simest. Da ricordare, sul finale, anche le considerazioni di tre importanti imprenditori del calibro del presidente della bergamasca Brembo Alberto Bombassei, di Giovanni Rana dell’omonimo pastificio con sede a San Giovanni Lupatoto (Verona), e del vicepresidente della veneta Zonin Francesco Zonin, seduti tra il pubblico in sala e chiamati a fornire una loro posizione circa il dibattito.

TRA EXPORT E ITALIAN SOUNDING – «L’industria alimentare rappresenta il secondo settore, sia per export che per valore aggiunto sul Pil di questo Paese dopo il settore meccanico» ha esordito Sebastiano Barisoni di Radio 24. «L’esportazione vale 23 miliardi di euro, con 6.500 imprese per 380 mila addetti. I punti di debolezza su cui concentrarsi sono: le piccole dimensioni delle imprese, l’incapacità di fare sistema, le difficoltà  nel canale distributivo, cioè nell’avere una rete di distribuzione forte nei mercati esteri. E in aggiunta bisogna considerare il problema della falsificazione dei prodotti, soprattutto quel che si definisce “italian sounding”: prodotti all’estero che sembrano italiani, suonano italiani ma non lo sono. L’italian sounding vale sui mercati mondiali 60 miliardi di euro e cioè tre volte il nostro export».

L’INTERVENTO DI GAETANO MARZOTTO – «Con il Gruppo Santa Margherita sono più di 50 anni che lavoriamo con assoluta attenzione verso tutti i fattori critici di successo», ha spiegato il patron Gaetano Marzotto. «La qualità è importante ma molto importante è l’innovazione dei prodotti. Bisogna sempre tenere presente un giusto rapporto prezzo-qualità e un servizio eccellente, e soprattutto capire il cliente. Chi compra il tuo prodotto, perché lo compra, quando e dove. Bisogna ragionare con la testa del cliente e non solo in Europa. Il mercato sta cambiando moltissimo, si sta spostando fortissimamente in America e dall’America al Far East. Uno dei prossimi, ambiziosi obiettivi è avere successo anche in Oriente. Per ottenerlo è necessario essere organizzati, fare sistema… Santa Margherita crede nella possibilità di esportare sempre di più e non solo una serie di prodotti ma uno stile di vita: il gusto di bere, il gusto di mangiare, il gusto di star bene italiano».

IL RICHIAMO AL GENIO DI LEONARDO NELLE PAROLE DEL PRESIDENTE TODINI – Una battuta anche dal presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini, che ha ricordato come «avere in vetrina in un luogo lontano dal nostro Paese un prodotto come il buon vino italiano costituisce un’incredibile cassa di risonanza nel sistema del made in Italy e permette al mondo di conoscere la nostra storia. Per vincere sui mercati stranieri dobbiamo potenziare quella genialità leonardesca – a cui noi come comitato ci rifacciamo fin dal nome – che è e resterà fortunatamente sempre inimitabile anche dal più bravo dei più bravi dei cinesi».

LA RICOGNIZIONE DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA LOMBARDIA BARCELLA – La voce di Confindustria è stata rappresentata dal presidente lombardo Alberto Barcella, che ha fornito il suo commento circa la penetrazione delle nostre industrie fuori dai confini nazionali.

«L’internalizzazione sta diventando qualcosa di molto più complesso e raffinato rispetto al passato. La si fa anche acquisendo all’estero reti di distribuzione, reti logistiche, conoscenze, esperienze, e competenze su mercati sempre più difficili. Per esportare, in Paesi che hanno culture e tradizioni molto diverse dalla nostra, prodotti che sono frutto della nostra cultura e della nostra tradizione bisogna avere una profonda conoscenza del territorio e delle sue dinamiche commerciali, a cui abbinare, in non pochi casi, una certa capacità di adattamento ai gusti e alle culture locali. Ed è importante il ruolo di istituzioni come l’Ice a cui chiediamo di sostenere e accompagnare le aziende meno strutturate, che con più difficoltà si affacciano sui mercati internazionali. Esse sono numerose, singolarmente contano poco ma tutte insieme hanno un peso rilevante. Puntare sull’export ora è fondamentale per creare una ricchezza che rimane in Italia e che alla lunga permetterà anche una ripresa del mercato interno».

IL RUOLO DELL’ICE PRESIEDUTO DA MONTI – La parola è passata al neopresidente dell’Ice Riccardo Monti, che ha esordito nel segno dell’ottimismo: «Io oggi ho qualche buona notizia per la filiera agroindustriale. L’Agenzia rinasce per essere un sistema che aiuti le aziende a internazionalizzare, il che significa esportare bene, penetrare i mercati e attirare capitale terzo. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare la rete all’estero fatta di ambasciate, consolati, uffici dell’agenzia, camere di commercio… professionisti sul territorio che conoscono il sistema fieristico, i canali di distribuzione e sanno come muoversi e come indirizzare le imprese. L’agroindustria è una delle portaerei del made in Italy. Uno dei grandi difetti del nostro sistema promozionale è la pretesa di “affettare” la promozione in tante cose; bisogna sbaragliare tutte queste velleitarie divisioni e promuovere l’Italia e i suoi prodotti attraverso una rete unica e intelligente. Con il Ministero della salute vogliamo eliminare tutta una serie di procedure e ostacoli che bloccano i nostri prodotti in alcuni Paesi. E ancora: come agenzia dobbiamo imparare a fare bene la grande distribuzione e creare soggetti a massa critica. L’Italia è un patrimonio di simpatia, passione, amore che dobbiamo valorizzare…  Nel vino i 27 miliardi di fatturato attuali devono diventare 50-80 miliardi in termini di export».

LA RELAZIONE DEL PROFESSOR BRUNI DELLA SDA BOCCONI Dopo il discorso del presidente Ice Monti, il microfono è passato nelle mani del professore Massimiliano Bruni della SDA Bocconi School of Management di Milano, che ha mostrato i risultati sulla sua indagine dedicata all’agroalimentare italiano: «Questo settore ha una grande potenzialità di crescita su cui concentrare l’attenzione dal punto di vista della gestione. Il food and beverage è il secondo settore per importanza del Pil italiano; cresce a fatturato, nell’export, ma non a volume. È poi un settore fatto in realtà di tantissimi settori. È giusto parlare di agroalimentare ma al suo interno vanno individuati percorsi e modalità di crescita diversi a seconda dei singoli ambiti di produzione. Il più importante per dimensioni è il lattiero-caseario che però cresce meno di quanto non siano cresciuti il settore dolciario, che si posiziona al secondo posto superando il vino, stabile al terzo gradino della classifica. Dal 2006 al 2010 il fatturato totale del food and beverage è passato da 110 a 124 miliardi e per il 2011 la stima è di 127 miliardi (Fonte: Federalimentare su dati Istat). Quanto all’export – che è il driver di sviluppo, la crescita è  del 10% sul 2010».

Analizzando più da vicino il comparto vino, ovvero il settore che più si interfaccia con l’estero, il professor Bruni ha sottolineato come: «Il primo Paese per esportazione si conferma la Germania che rappresenta circa il 17% delle esportazioni italiane, il secondo mercato è la Francia, il terzo gli Stati Uniti. E i mercati emergenti? Da noi non sono ancora emersi, o meglio lo sono ma in misura molto relativa. Noi cresciamo in alcune nazioni, ma meno di quanto la domanda di crescita interna di quelle nazioni stia crescendo, il che significa che non sempre cresciamo in competitività. Col vino l’Italia sta perdendo delle opportunità che altri stati, come la Francia, stanno cogliendo».

MINACCE, PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZA – Concludendo, qual è dunque lo scenario che ci troviamo di fronte? «Uno scenario di straordinarie opportunità legate alla crescita di nuovi mercati sui quali la nostra presenza non è ancora completamente consolidata e sui quali possiamo e dobbiamo guadagnare quote e competitività. Oggi è più facile posizionarsi e in tempi minori. Ci sono però delle minacce: la crescita di nuovi competitors internazionali (in Cina, ad esempio: Australia, Nuova Zelanda, Cile…) e di competitors storici di grandi dimensioni (su tutti la Francia), la problematica della contraffazione, la variabilità dei prezzi con il calo della domanda interna e la crescente attenzione ai prezzi da parte dei clienti. Ecco invece i punti di forza: l’eccellenza di prodotto, la capacità di innovazione delle merci e dei modelli d’impresa, la flessibilità che dimostriamo nell’affrontare certi contesti e il gusto che ci contraddistingue, collegato alla dieta mediterranea. Non dimentichiamoci però dei punti di debolezza: le piccole dimensioni, la mancanza di orientamento al marketing e al branding, l’assenza di player italiano nella distribuzione internazionale, l’eccessivo localismo che spesso si dimostra autoreferenziale, e infine i rischi generazionali delle imprese».

Domani sarà pubblicato un articolo dedicato alla seconda parte del convegno, con l’intervista all’amministratore delegato di Santa Margherita Ettore Nicoletto e le posizioni emerse durante la tavola rotonda cui sono intervenuti Pina Amarelli, Gian Domenico Auricchio, Ettore Riello, Marco Rosi, Massimo D’Aiuto, Alberto Bombassei, Giovanni Rana e Francesco Zonin.

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© Riproduzione riservata - 29/05/2012

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