Il governo Letta ha giurato. Le aspettative del mondo vinicolo

Il governo Letta ha giurato. Le aspettative del mondo vinicolo

Il governo Letta si è appena insediato e, con esso, la neo ministro alle Politiche agricole Nunzia De Girolamo, che prende il posto di Mario Catania. Il nuovo responsabile del dicastero è di origini campane (Sannio) e qualche legame con il mondo della vitivinicoltura ce l’ha. Il padre Nicola, infatti, dirige la Cantina del Taburno, 300 soci e 600 ettari ed è presidente del Consorzio agrario di Benevento. Inoltre, durante la sua carriera da deputata del Pdl annovera una permanenza di due anni e mezzo (2009-11) in Commissione agricoltura a Montecitorio.

Nunzia De Girolamo, ministro delle Politiche agricole

A breve si apriranno i tavoli di confronto in via XX Settembre anche con le rappresentanze del mondo vitivinicolo. Da Federvini, Confagricoltura, Federdoc, Fedagri Confcooperative, fino all’Istituto Grandi Marchi, al Consorzio Italia del Vino e all’Associazione giovani imprenditori vinicoli italiani (Agivi) sono molte le attese e le indicazioni sulle priorità sulle quali sarebbe giusto puntare i riflettori. Abbiamo domandato ad alcune personalità illustri del settore quali sarebbero le loro proposte e il loro orientamenti. E il risultato? Il comparto vitivinicolo ha bisogno di ritrovare il suo ruolo centrale e di farlo rivalere in Italia e all’estero. Attuando giuste politiche e prendendo misure corrette a favore dello sviluppo, l’agricoltura potrebbe risollevare la nostra economia e trainare nel mondo un made in Italy di grande valore.

AGRICOLTURA AL CENTRO – «L’agricoltura deve diventare centrale nelle politiche economiche del nostro Paese e non la “Cenerentola” che è stata negli ultimi tempi», ha detto con convinzione il Piero Antinori, presidente dell’Istituto Grandi Marchi. «Inoltre cercherei di avere a Bruxelles, dove si elabora la politica agricola comunitaria, una voce più autorevole. Per fare ciò occorre, oltre alla professionalità di buoni funzionari, anche una credibilità del nostro Paese che si raggiunge riducendo l’eccessivo numero di infrazioni che da sempre ci vengono comminate». «L’agricoltura è una grande risorsa per il Paese e può contribuire ancora di più alla nostra economia», ha ribadito Ettore Nicoletto, presidente del Consorzio Italia del Vino.

Tutti gli intervistati concordano nell'affermare che servono coesione e unità, affinché il settore vitivinicolo abbia un ruolo centrale nell'economia italiana

SISTEMA ITALIA E ANTICONTRAFFAZIONE – L’intero comparto lavora sodo, ma perché questi sforzi non vadano perduti serve coesione, serve fare formazione, serve snellire il pesante apparato burocratico e serve presentarsi all’estero uniti dando un’immagine forte del nostro Paese. Dai giovani Imprenditori vinicoli, capitanati da Carlotta Pasqua (Agivi), arriva un appello alla coesione: «Bisogna costruire un Sistema Italia, razionalizzando e aggregando gli enti già esistenti, costituendo un unico organismo o istituto responsabile in grado di veicolare in modo coerente e univoco il brand Italia e i suoi valori». Per Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc servirebbe oltre che fare sistema «migliorare le procedure di esportazione in alcuni Paesi terzi difendendo meglio i nostri marchi collettivi. Ci sono troppe contraffazioni delle nostre denominazioni, innumerevoli concessioni dell’Unione Europea nell’utilizzo delle nostre menzioni tradizionali e vitigni autoctoni a Paesi terzi».

LA PAROLA D’ORDINE È SEMPLIFICARE – Per Costantino Charrère, presidente della Federazione italiana Vignaioli indipendenti, bisognerebbe attuare subito la “legge di disboscamento amministrativo in vigna, cantina, commercio e controlli”. «Continuiamo a combattere con banche dati differenti, con amministrazioni che non dialogano tra loro, con controlli spesso ripetuti in ambiti simili se non uguali» è l’opinione di Lamberto Vallarino Gancia, presidente di Federvini. Servirebbero un’attenzione forte ai processi di informatizzazione dello Stato oltre che una mappatura più corretta delle risorse e degli operatori». Concorde Maurizio Gardini, presidente Fedagri Concooperative: «Il vino è uno dei comparti che più soffre del peso della burocrazia. Semplificare dovrebbe essere una parola d’ordine del prossimo ministro».

Il settore deve favorire la formazione

FORMARE E INFORMARE – Tra le misure programmatiche che attuerebbe subito Costantino Charrère c’è «l’obbligo nei programmi scolastici di inserire la materia cultura agro-alimentare, ambientale e territoriale». Fondamentale lavorare sull’informazione e sulla formazione anche per Vallarino Gancia: «Fare educazione significa prevenire e contrastare i comportamenti scorretti rafforzando le indicazioni su consumi equilibrati e corretti». Oltre che formazione interna, ci sono anche proposte di formazione esterna come ha suggerito Angelo Gaja: «Promuoverei l’apertura di scuole di formazione di chef di cucina italiana nei due Paesi in passato vietati ai nostri emigranti: Russia e Cina».

NIENTE IMU, LEGGE SUI PAGAMENTI E TRASPARENZA – Per Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, un altro provvedimento necessario sarebbe l’eliminazione dell’Imu sui fabbricati rurali che ritiene: «Ingiusta e iniqua perché non tiene conto del fatto che siano beni strumentali necessari alla produzione». Mentre Ricci Curbastro (Federdoc) tira in ballo un altro provvedimento indispensabile per garantire sanità alle imprese vintivinicole e cioè: «Far chiarezza sull’applicazione di due norme ovvero l’articolo 62 del Decreto sviluppo che riguarda i pagamenti ai fornitori entro 30-60 giorni e l’articolo 59 bis della legge 134/2012 che stabilisce l’ologramma obbligatorio di garanzia per tutte le Dop/Igp, un doppione per il vino». Angelo Gaja punta il dito sulla spesa pubblica: «Imporrei ai funzionari del ministero delle regioni e delle province di dichiarare su un apposito sito le coordinate dei soggetti operanti nel settore vitivinicolo e i relativi importi di sovvenzioni pubbliche a qualsiasi titolo percepite».

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© Riproduzione riservata - 06/05/2013

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