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I primi passi del Consorzio Vini Valle d’Aosta

19 Luglio 2022 Jessica Bordoni
I primi passi del Consorzio Vini Valle d’Aosta

Lo scorso il 25 marzo è nato ufficialmente il Consorzio Vini Valle d’Aosta. Prende forma sulla scia di Vival – Associazione di Viticoltori Valdostani, nata nel 2006 dall’unione tra le sei principali Cooperative sociali, l’Institut Agricole Régional e un gruppo di produttori privati.

A 50 anni dalla creazione della Doc interregionale (correva l’anno 1971) anche la Valle d’Aosta ha finalmente il suo Consorzio di tutela; era l’ultima regione d’Italia ancora senza. Abbiamo raggiunto il presidente Stefano Di Francesco, titolare della Cantina Di Francesco-Gasperi, per capire meglio la genesi e gli obiettivi della nuova realtà.

Un sogno che si realizza

«Siamo un distretto vinicolo piccolo, che tuttavia negli ultimi anni è cresciuto considerevolmente, parallelamente ad un aumento dell’interesse da parte del pubblico italiano e internazionale per la nostra produzione di qualità», premette il presidente Di Francesco. «Da qui la necessità di creare un Consorzio, ovvero un ente ufficiale e legalmente riconosciuto dal Mipaaf preposto alla promozione e alla tutela dei vini della Doc. Si tratta di un sogno che si realizza. È un evento storico per l’enologia valdostana, che ci permetterà di essere protagonisti all’interno della denominazione e di sederci ai tavoli istituzionali che contano».

La possibilità di proporre modifiche del disciplinare

Ad oggi al Consorzio Vini Valle d’Aosta aderiscono una quarantina di aziende (su un totale di circa 60 vinificatori complessivi), tra cooperative e piccole realtà indipendenti. Di fatto quindi l’85% delle Cantine è già consorziata e questo garantisce l’erga omnes.
«Il Consorzio rappresenta oltre il 90% della produzione regionale di vino Doc, pari a circa 2 milioni di bottiglie all’anno. Sarà la voce unica e ben distinguibile dei vigneron; una sorta di ambasciatore chiamato a sviluppare scelte strategiche per il posizionamento e lo sviluppo dei mercati. In questo modo avremo finalmente la possibilità di “mettere mano” al Disciplinare, che di fatto non subisce modifiche da una quindicina d’anni. Va certamente attualizzato per affrontare meglio le sfide del presente, a cominciare dal cambiamento climatico».

No ai localismi, sì al brand Valle d’Aosta nel suo insieme

Il presidente Di Francesco, il suo vice André Gerbore (Cave Des Onze Communes) e tutto il gruppo dei consiglieri e dei soci hanno le idee chiare anche sul fronte della comunicazione e delle attività di promozione turistica. «Vogliamo cambiare l’impostazione attuale: uscire dalle dinamiche locali per valorizzare la Valle d’Aosta nel suo insieme. Il brand regionale deve venire prima delle singole cittadine e delle feste di paese. Bisogna alzare l’asticella della proposta – oggi l’eccellenza dei vini ce lo consente – e crescere sul piano dell’immagine attraverso attività e manifestazioni di spessore destinate ai professionisti, alla stampa e al grande pubblico dei consumatori».

La valorizzazione del territorio e dell’offerta enoturistica

In quest’ottica nei mesi scorsi una delegazione di consorziati ha partecipato a Vinitaly (dove c’è stato il debutto ufficiale) e a Vinum Alba. A fine maggio molte aziende hanno aderito alla manifestazione Cantine Aperte; mentre il 23 luglio a Morgex e il 20 agosto ad Aymavilles sarà la volta dell’evento Vini in Vigna.
«Vogliamo puntare sempre di più sul nostro territorio, avvicinare i professionisti e gli appassionati attraverso incoming e proposte enoturistiche curate e ben organizzate. Abbiamo un paesaggio unico al mondo e una viticoltura eroica dalla tradizione millenaria. È arrivato il momento di sfoggiarla».  

Foto di apertura: vigneti della Cantina Grosjean

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