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I Pionieri del Made in Italy: 200 persone al cospetto della storia del vino

I Pionieri del Made in Italy: 200 persone al cospetto della storia del vino

Dodici grandi vini e dodici grandi produttori. Sono “I Pionieri del Made in Italy”, coloro che hanno elevato il nome del nostro Paese nel mondo facendo arrivare i loro capolavori enologici ai vertici del mercato globale. Durante il Vinitaly, l’8 aprile, Veronafiere con la collaborazione di Civiltà del bere, ha dato vita a una degustazione dallo straordinario successo. Duecento persone (un’ulteriore trentina sono rimaste in lista d’attesa ) hanno completamente esaurito i posti a disposizione nella Sala Argento della Fiera e ascoltato i racconti di chi ha fatto la storia del vino italiano all’estero: Ettore Nicoletto (Santa Margherita), Gianni Zonin, Riccardo Cotarella (Falesco), Chiara Lungarotti, Leonardo Frescobaldi, Albiera Antinori, Nicolò Incisa della Rocchetta, Piero Mastroberardino, Pio Boffa (Pio Cesare), Cristina Mariani-May (Banfi), Sandro Boscaini (Masi) e José Rallo (Donnafugata).

La degustazione è cominciata con un caloroso e commosso ricordo di Pino Khail. «Avevamo scelto con Khail il titolo di questa degustazione», ha detto Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, «e a questo proposito vorremmo ricordare la sua innata capacità di essere sempre pioniere». Anche Piero Antinori, presente in sala, a nome di tutti i produttori ha voluto omaggiare la memoria del direttore di Civiltà del bere. «Khail lascia orfano tutto il mondo del vino italiano. Civiltà del bere era la sua creatura, lo strumento con il quale ha saputo creare uno spirito di reciproco rispetto e collaborazione tra i produttori. È stato per 40 anni al servizio del vino con educazione e signorilità. Sappiamo che il suo lavoro continuerà nel futuro». Giovanni Mantovani a questo proposito ha omaggiato la redazione di Civiltà del bere, nella persona del direttore Alessandro Torcoli, delle bottiglie dell’Unità destinate ai capi di Stato di tutto il mondo.

La degustazione è cominciata con il Pinot grigio Alto Adige Doc 2010 Impronta del Fondatore di Santa Margherita. «Una delle tappe nella storia del vino italiano è stata segnata 50 anni fa dal nostro Pinot grigio che sbancò i mercati degli Stati Uniti ed ebbe subito uno straordinario successo. Basti pensare che l’accordo fatto con l’importatore nel 1979 è lo stesso che c’è ancora oggi», ha detto Ettore Nicoletto. Restiamo sempre in Veneto con la Casa Vinicola Zonin e con il suo Aquilis, Sauvignon Friuli Aquileia Doc 2009. Gianni Zonin ci ha ricordato le iniziali difficoltà dell’andare all’estero: «Era il 1976 e giunsi a New York con un aereo ad elica. Da allora è stata fatta tanta strada anche grazie all’aiuto di Khail che ha saputo mettere assieme un gruppo di concorrenti. Aquilis è stata la nostra scommessa in Friuli per dimostrare come quella di Aquileia fosse anche una terra di bianchi». Ci spostiamo in Umbria, o meglio tra Umbria e Lazio, come ama ricordare Riccardo Cotarella con il Montiano, Igt Lazio 2007. «La Falesco è nata nel 1979, perciò siamo giovani, ma ci riteniamo pionieri grazie alla nostra ferrea volontà di non rassegnarci al ruolo di comparsa, dimostrando che Montecchio sarebbe potuta essere una terra di rossi. Ricordo la delusione dei primi viaggi in Usa; i più gentili mi dicevano che il mio vino era senza difetti. E per me era una grandissima offesa». Restiamo in Umbria con Chiara Lungarotti e il suo Rubesco Riserva Vigna Monticchio, Torgiano Rosso Riserva Docg 2005: «Giorgio divenne molto amico di Robert Mondavi. Insieme combatterono la battaglia per far conoscere agli Stati Uniti d’America la qualità del vino italiano». Leonardo Frescobaldi, presentando il suo Mormoreto, Igt Toscana 2007, raccontò del suo inizio e di come, essendo l’unico scapolo, fu inviato dai suoi fratelli Vittorio e Ferdinando a occuparsi dei mercati esteri: «Non è stato facile cambiare la mentalità degli importatori e farli passare da una cultura commerciale del vino a una individuale: diventavano importanti le singole aziende». Albiera Antinori ha presentato il Tignanello, Igt Toscana 2007 sottolineando come quest’etichetta abbia segnato una strada per l’importanza del terroir: «Ha creato una categoria di vini riconosciuta come grandi rappresentanti della Toscana centrale». Restiamo sempre in Toscana con Nicolò Incisa della Rocchetta e un mito: il Sassicaia, Bolgheri Sassicaia Doc 2005: «La storia del Sassicaia è stata fatta da mio padre, Antinori e Tachis», ha detto. Il viaggio continua scendendo più a sud, in Campania con Piero Mastroberardino a presentare Radici, Taurasi Docg 2006 e a narrarci vecchie vicende: «Mio nonno Michele andò con un piroscafo alla ricerca di un altro piroscafo disperso e carico di vini nostri». È la volta del Barolo Docg 2006 di Pio Cesare presentato da Pio Boffa, e anche qui si racconta delle imprese di un altro nonno: «Mio nonno è stato pioniere del Barolo. Mio padre, stessa passione, mi spedì in California a 16 anni a casa di Robert Mondavi e lì imparai molto».  Si parla di Brunello di Montalcino, in questo caso Poggio all’Oro Riserva Docg 2004, con Cristina Mariani-May di Castello Banfi: «Con Ezio Rivella abbiamo mandato il Brunello in tutto il mondo», ha detto con orgoglio.

Foto sottobicchiere new

Il sottobicchiere della degustazione

«L’Amarone nel tempo si è fatto conoscere per quello che è: un vino moderno dal cuore antico. Oggi l’Amarone è una bandiera del vino italiano definita da Wine Spectator “il gigante gentile”», ha detto Sandro Boscaini presentando il Costasera Riserva Doc 2005. E infine José Rallo, applauditissima dalla sala, e il suo figlio del vento, il Ben Ryé, Passito di Pantelleria Doc 2008: «Il mio primo Vinitaly fu quello del 1987 e a quel tempo nessuno conosceva la Sicilia. L’idea di mia mamma Gabriella di piantare vitigni internazionali servì a sdoganare l’isola. E oggi il Ben Ryé è protagonista nei manga giapponesi».

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© Riproduzione riservata - 13/04/2011

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