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Hong Kong e Cina. Due mercati diversi, almeno per il vino

Hong Kong e Cina. Due mercati diversi, almeno per il vino

Siamo tornati dall’Hong Kong Wine Fair con un’idea ben chiara in testa che ha sfatato totalmente i nostri dubbi. La metropoli asiatica è una cosa; la Cina un’altra. Stop. Non si può proprio pensare che vendere vino a Hong Kong sia in qualche modo una scorciatoia per arrivare alla grande nazione dell’Est. Lo sanno i 7 milioni di abitanti della grande city asiatica (abbiamo parlato a lungo con alcuni dei buyer più noti che operano in città), lo sanno i cinesi (abbiamo ascoltato le relazioni di alcuni docenti universitari), lo sanno i francesi (abbiamo preso atto della netta supremazia sulle vendite di vino francese soprattutto in Cina) e lo sanno anche gli italiani.

Le strade trafficate di Hong Kong

UNA VETRINA BUSINESS ORIENTED – Abbiamo intervistato molti dei 162 produttori italiani in fiera (i più numerosi, seguiti dai francesi, 154 mentre complessivamente gli espositori erano più di 1.000) la maggior parte  sotto l’egida di Vinitaly e dell’Ice, e tutti ci hanno detto di essere a Hong Kong non per varcare più facilmente i confini verso la Cina, ma perché questo mercato è una grande vetrina, un luogo dove si incontrano operatori finalmente più competenti, che si rivolgono a loro volta a un consumatore evoluto, e soprattutto si possono conoscere buyer provenienti dall’Asia del Sud e aprire cosi nuove opportunità verso quei mercati.

I NUMERI DI HONG KONG: + 18% – Per la prima volta gli espositori italiani e quelli francesi si sono presentati insieme nell’ “olimpo” del World Trade Center, al quinto piano. Abbiamo visto con i nostri occhi circolare proprio all’ultimo piano della struttura espositiva un gran numero di buyer interessati a conoscere e ad assaggiare soprattutto le etichette di queste due nazioni. I dati ufficiali rilasciati dalla fiera segnalano la presenza in tre giorni di 44 mila visitatori con un incremento del +18% rispetto allo scorso anno. In particolare, 20 mila di questi erano buyers provenienti da 80 diverse nazioni. Complessivamente gli espositori erano 1.005, provenienti da 40 Paesi, e per la prima volta in arrivo anche dalla Giordania, dalla Lituania, dal Montenegro e dal Marocco. A detta di tutti la Fiera è ben organizzata: nei trasporti, nei servizi agli operatori (dal ghiaccio, al cambio dei bicchieri), nella selezione degli interlocutori presenti, tutti decisamente business oriented.

Lo stand dedicato al Consorzio Vino Chianti all'interno dell'HK International Wine & Spirits Fair

NEL PROSSIMO NUMERO – In Civiltà del bere gennaio-febbraio 2013 i due mercati, Hong Kong e la Cina, saranno visti da diverse prospettive: dei produttori italiani, dei buyer cinesi, degli studiosi che stanno analizzando il consumo di vino e le abitudini di questi Paesi, per provare a capire meglio a chi ci rivolgiamo quando proponiamo il made in Italy nel mondo. Conoscere, come sempre, aiuta a muoversi correttamente e, magari, a centrare l’obiettivo.

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© Riproduzione riservata - 12/11/2013

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