In Italia In Italia Anna Rainoldi

Enoturismo a Ponente. Pesca e vite in Riviera

Enoturismo a Ponente. Pesca e vite in Riviera

C’è chi sostiene che i liguri non amino davvero la propria terra. E chi, invece, dimostra ogni giorno il contrario. A due passi dal mare, un territorio impervio, difficile da lavorare, terrazzato a secco e cosparso di piccole vigne, oggi svela con i suoi frutti quanto vale il lavoro tenace di chi lo coltiva con affetto e dedizione. E diventa una meta imperdibile per l’enoturismo. Ce lo spiegano i produttori di Imperia e Savona, riuniti dal 2010 nel progetto Vite in Riviera.

Qui gli appezzamenti sono minimi e il terreno è impervio e difficile da lavorare (un vigneto di Ramoino nell'imperiese)

VITE IN RIVIERA – Le aziende associate, “genti del vino della riviera ligure di Ponente”, sono quindici: Nirasca, Lupi, Laura Aschero, Specchiodivitae, Podere Grecale, Lombardi, Poggio dei Gorleri, Fontanacota, Ramoino e Rondelli in provincia di Imperia; Sancho, Praié, Innocenzo Turco, BioVio e Berry and Berry nel Savonese. La spinta al successo per Cantine così piccole può provenire solo da un’azione collettiva. Il panorama di etichette mostra di quante anime è composta questa realtà, che contempla in produzione vitigni tradizionali (Vermentino, Pigato, Rossese, Ormeasco) e rari (come il Barbarossa, in purezza nel Lappazücche di Berry and Berry, e la Lumassina, in versione frizzante nello Zefiro di Cascina Praié), con scelte diverse di vinificazione (dai rosati Sciac-trà ai più importanti Superiore).

Massimo Lupi dell'omonima Cantina di Pieve di Teco (Imperia) e Salvatore Pinga, proprietario del peschereccio

GUSTO CONSAPEVOLE – L’incontro fra mare e alture in questa regione complessa passa anche dal gusto: filari, olivi secolari ed erbe aromatiche sposano la ricca varietà di pesce del Mar Mediterraneo, che qui si fa blu e profondo. I ristoranti della costa, purtroppo, ancora troppo spesso trascurano il vino locale (salvo qualche eccezione, come Pane e Vino di Imperia Oneglia), ma la cultura del “chilometro zero” e del viaggio consapevole si fa strada accanto alle mete storiche del turismo di massa.

KM ZERO FRA MARE E TERRA – Esiste una Liguria che non ti aspetti: dalle Cantine-agriturismo, nell’immediato entroterra (come Poggio dei Gorleri, www.poggiodeigorleri.com), alle coltivazioni bio di erbe aromatiche (BioVio, www.biovio.it), alle battute di pescaturismo PingOne, con cene a base del proprio pescato (www.pingonepescaturismo.com). Si salpa all’alba dalla Calata Cuneo di Imperia Oneglia, guidati dal comandante, Salvatore Pinga. Se il tempo e il mare sono clementi, i 2.800 metri di rete portano al peschereccio naselli, totani, pesce azzurro, scorfani, pesci prete, triglie, rane pescatrici.

PESCATO E CUCINATO – Per noi l’avventura sul PingOne si conclude con un brindisi: il Pigato Vignamare 2010 di Massimo Lupi e il Vermentino Sansciaratto di Mauro Feola – insieme a noi sul peschereccio – accompagnati dai formaggi dell’alta Valle Arroscia e da un crudo di Sorallo, prelibato pesce azzurro, sfilettato al momento da Salvatore. Il resto del pescato finisce in pentola da Andrea Sarri, chef stellato del ristorante Agrodolce (Imperia Oneglia).

La partenza all'alba per la pesca con PingOne

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© Riproduzione riservata - 07/06/2013

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