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“Una pianta sana dà un’uva sana”. Anche Eleva si converte al bio

2 Gennaio 2019 Civiltà del bere

L’iter di conversione dei vigneti dell’azienda è terminato a giugno. È l’ultimo passo di un lungo percorso di conoscenza del territorio e delle sue caratteristiche pedoclimatiche da parte di Raffaella Veroli e Davide Gaeta. Il primo vino ufficialmente bio, il Valpolicella Classico Fralibri 2018, sarà presentato a Vinitaly

Sei ettari tra vigne e ulivi divisi in 14 terrazze sostenute dai tradizionali muretti a secco. La Tenuta Piovesole si trova a Sant’Ambrogio di Valpolicella, all’interno della celebre Conca d’oro. Un luogo unico, affacciato sulla Valdadige, con i Monti Lessini a nord che proteggono dai venti freddi e il lago di Garda a sud che ingentilisce le temperature. Oggi Eleva – il sogno enologico dell’indimenticata Franca Maculan, tradotto in realtà dall’enologa Raffaella Veroli e dal professor Davide Gaeta dell’Università di Verona – taglia un altro importante traguardo: lo scorso giugno, infatti, è stata portata a termine la conversione biologica di tutti i vigneti aziendali.

Un momento della vendemmia

Una campagna forgiata dall’uomo

Come spiega Raffaella Veroli: «La proprietà è situata a 300 metri. Affonda le radici su pietra calcarea, sopra un’antica cava in disuso circondata dal bosco. Una campagna non semplice da coltivare, eppure l’uomo con pazienza e tenacia ne ha forgiato l’aspetto, tra muretti, terrazze scoscese, sentieri e mulattiere». È un luogo appartato, salubre, senza problemi di inquinamento da derive di terreni confinanti o strade ad alta viabilità.

Il grande rispetto per il sogno di Franca Maculan

Tuttavia, quando Raffaella Veroli e Davide Gaeta hanno ricevuto il testimone della conduzione aziendale, molte scelte erano già state fatte da chi ormai non c’era più. «Il nostro è stato un percorso di interpretazione, man mano che conoscevamo il territorio. Ci sono voluti molti anni prima di fare questo passo».

La pianta sana dà un’uva sana

Per Eleva il passaggio al biologico è stato quindi graduale, misurando ogni aspetto e possibile conseguenza. «Ormai da molto tempo avevamo sostituito il diserbo con la lavorazione meccanica sulla fila e l’inerbimento, adottando la confusione sessuale per il controllo di alcuni parassiti. Per le potature ci affidiamo al metodo Simonit & Sirch e utilizziamo compost o letame per mantenere o sviluppare la componente organica del terreno. Il tutto è finalizzato ad assicurare la salute della pianta, perché una pianta sana fa uva sana».

Fralibri 2018, il primo Valpolicella biologico di Eleva

Le prime bottiglie ufficialmente biologiche saranno quelle della vendemmia 2018. Da parte dei titolari non c’è però la volontà di apporre in etichetta la scritta “vino biologico”, convinti che la conversione sia un prerequisito slegato da logiche di marketing. «Sicuramente il primo vino sarà Fralibri, che presenteremo nell’aprile 2019 in occasione del Vinitaly», conclude Raffaella Veroli. «Abbiamo deciso, ormai diversi anni fa, di produrre un Valpolicella Classico che fosse il nostro biglietto da visita, il primo a raccontare l’annata e il territorio».

Nella foto: al centro Raffaella Veroli e Davide Gaeta con Giulio Giamberti e Federico Gaeta

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2018. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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