In Italia In Italia Anita Franzon

La top 10 delle denominazioni più premiate

La top 10 delle denominazioni più premiate

Se il bravo enologo mette mani e cuore nella creazione di un vino, buona parte del merito va, però, lasciata al territorio. L’Italia del vino è oggi divisa e classificata in 333 Doc, 74 Docg e 118 Igt. Noi abbiamo calcolato quali, tra queste, compaiono più volte nel Top delle guide vini 2017, la nostra elaborazione che permette di scoprire quali sono i vini più premiati d’Italia secondo le principali guide enologiche.

La piramide della qualità in Italia

Le Doc e le Docg sono considerate in Italia al vertice della piramide qualitativa della produzione vinicola nazionale e la regolano in termini di zona in cui è possibile dar vita a un determinato vino, resa per ettaro, vitigni permessi, titolo alcolometrico minimo, affinamento e tipologie. Lo stesso vale per le Igt che, però, hanno un disciplinare più elastico rispetto alle precedenti e la possibilità di inserire un massimo del 15% di uve che provengono da altrove. Con il regolamento n. 479/2008, tali denominazioni sono state raggruppate nelle sigle comunitarie Dop e Igp, ma in Italia le menzioni specifiche tradizionali precedenti sono rimaste in vigore.

Si producono sempre più vini Dop

Secondo la fonte Agea riportata da Federdoc, la produzione nazionale nel 2015 ha raggiunto i 49.245.300 ettolitri di cui il 36,87% (equivalente a 18.154.655 ettolitri) rientra nelle Doc e Docg, il 28,78% (14.174.831 ettolitri) è Igt, mentre il restante 34,35% (16.915.814 ettolitri) è vino comune e varietale. I dati ricavati da Federdoc dimostrano quindi una torta che si divide in tre fette quasi uguali, con una leggera, ma significativa predominanza dei vini Doc e Docg, che solo tra il 2014 e il 2016 sono passati dal 31% a oltre il 36%.

La classifica delle Doc

 

1° posto

Barolo Docg

Al primo posto regna indiscusso “il Re dei vini, il vino dei Re”: il Barolo, con 181 etichette che hanno ricevuto giudizi d’eccellenza. Le menzioni più premiate portano nomi ormai noti a molti, in ordine: Bussia, Cannubi e Brunate. Bussia è tra le più estese e comprende alcune delle realtà principali tra i comuni di Monforte d’Alba e Barolo. Cannubi è uno dei cru più famosi, estremamente parcellizzato e teatro di non poche controversie tra i produttori. Infine Brunate, tagliata in due tra La Morra e Barolo, è tutta esposta a sud e sud-est, quindi ha le migliori esposizioni a diversi livelli altimetrici, offrendo così una grande qualità, ma diverse interpretazioni. Questi risultati dimostrano la vera peculiarità ed eterogeneità del Barolo la cui denominazione, che prevede solo le due tipologie Annata e Riserva prodotte in 11 comuni e 2.073 ettari, rappresenta il 5,21% della produzione regionale.

 

2° posto

Alto Adige Doc

Il secondo posto (con 114 vini) è forse meno scontato, ma rende chiara la rilevanza di una Doc che ricopre l’intera area altoatesina, che è frutto del più piccolo maso e della più grande Cantina cooperativa con centinaia di soci. La Doc Alto Adige costituisce circa un quarto della produzione regionale, comprende 20 varietà di vite e 6 sottozone di prestigio (da Val Venosta e Valle Isarco alla conca di Bolzano, fino alla Bassa Atesina, passando per Merano e Santa Maddalena), che contribuiscono a rendere i suoi vini tra i più apprezzati a livello nazionale e internazionale, dato che la viticoltura di qualità si basa su rese ridotte, lavoro manuale, tutela dell’ambiente, costante ricerca e consapevolezza che a ogni vitigno corrisponde uno specifico terroir.

 

3° posto

Toscana Igt

La Toscana sale sul podio con 112 vini, grazie a una Igt che comprende etichette altisonanti, oltre a ricoprire l’intera area regionale. I SuperTuscan sono tra i principali vini che appartengono a questa categoria, a cui si sono affidati negli anni tutti i produttori che hanno avuto l’ardire di sperimentare, spingendosi oltre le varietà tradizionali, o altri che hanno saputo rilanciare un territorio prima di chiunque altro. Come nel Chianti Classico, dove sono Igt vini 100% Sangiovese nati prima che l’attuale Docg lo permettesse. I vini Toscana Igt sono prodotti da aziende che hanno anticipato tempi e tendenze e che oggi sono considerate leader di nuove correnti e zone. In questo caso la Igt lascia spazio all’estro del produttore, che può sfruttare appieno la versatilità del territorio e dei suoi vitigni elevando la reputazione della regione e, allo stesso tempo, esprimendo il suo stile personale.

 

4° posto

Brunello di Montalcino Docg

Con 74 vini premiati, il re dei vini toscani si posiziona al quarto gradino. A seconda dell’annata, il Brunello di Montalcino può considerarsi uno dei vini più longevi d’Italia. Ancora una volta si tratta di un nettare dalle “millanta” sfaccettature che cambiano a seconda dei versanti e dell’incredibile biodiversità del comune che, per estensione, è uno dei più grandi d’Italia, nonostante la densità di abitazione sia, invece, molto bassa. Sono questi fattori esterni che contribuiscono all’innalzamento della qualità del prodotto. Il Brunello, inoltre, è il vino che, per disciplinare, deve attendere più tempo prima dell’immissione al consumo, che avviene dopo 5 anni dalla vendemmia e dopo 6 per la Riserva.

 

5° posto

Amarone della Valpolicella Docg

Docg dal 2010 (ma Doc dal lontano 1968), l’Amarone ha uno stile unico e, anche se dev’essere sottoposto ad almeno 2 anni di invecchiamento prima dell’immissione al consumo, che diventano 4 per la Riserva, non sono pochi i produttori che scelgono di uscire sul mercato parecchio tempo dopo rispetto ai minimi imposti dal disciplinare. Anche in questo caso si tratta di un vino che ha saputo valorizzare le potenzialità di un territorio giostrandosi tra uno stile più tradizionale e uno moderno, entrambe forme che incontrano il gusto di critici e pubblico. La denominazione merita il 5° posto con 64 vini premiati.

La classifica prosegue su Civiltà del bere 3/2017.

 

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© Riproduzione riservata - 26/06/2017

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