
Dalle uve Arilla un grande passito d’Ischia

L’autoctono Arilla ha origini siciliane, ma oggi è coltivato a Ischia, e solo sul versante sud (a nord risulta sconosciuto). D’Ambra l’ha riscoperto nel suo Gocce d’Ambra.
«Abbiamo cominciato a vinificare il Gocce D’Ambra, Epomeo Bianco Passito Igt, a base di uva Arilla, 10 anni fa», precisa Andrea D’Ambra di Casa D’Ambra di Forio d’Ischia, «intenzionati a produrre quel grande passito che mancava sull’isola».
Il ritrovamento dell’Arilla
«L’Arilla viene identificata ufficialmente da mio padre Salvatore attraverso una comunicazione all’Accademia italiana della vite e del vino nel 1962, dove la descrive da un punto di vista ampelografico, individuando due sinonimi: Rille e Agrilla». Pur se si hanno sue notizie frammentarie dal 1867, quando il Dascia, uno storico ischitano, la cita nella sua Storia dell’isola d’Ischia.
–

–
Per assaggiarlo bisogna andare a sud
Di probabile origini siciliane, è oggi coltivata a sud dell’isola; sul versante nord è sconosciuta. Punti di forza di questa cultivar sono la sua acidità e la resistenza degli acini alle muffe grigie: ottimo viatico per adattarsi all’appassimento. Se invece viene vinificata per ottenere vini freschi e secchi, questi ultimi risultano tannici. Dai profumi di albicocca, datteri, erbe officinali e miele di castagno, ha gusto di grande armonia dolce/acida.
Nella foto: Andrea D’Ambra con le figlie Sara e Marina
Tag: Andrea D'Ambra, Arilla, Casa D'Ambra, vitigni autoctoni della CampaniaPer conoscere gli altri autoctoni della Campania clicca qui.
L’articolo sui vitigni autoctoni campani prosegue su Civiltà del bere 4/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com
© Riproduzione riservata - 26/09/2019
Leggi anche ...


