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Dal 1° gennaio fascetta di Stato per i vini Sicilia Doc

Dal 1° gennaio fascetta di Stato per i vini Sicilia Doc

Lo ha annunciato il Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia, che sottolinea l’importanza della fascetta di Stato come strumento antifrode per garantire la tracciabilità e l’autenticità della produzione. Oggi l’86% del vino imbottigliato in regione è certificato Sicilia Doc.

Per la Doc Sicilia il 2022 comincia nel segno – ma potremmo dire nel contrassegno – della fascetta di Stato, che dal 1° gennaio accompagna le nuove bottiglie immesse sul mercato.

Tracciabilità per tutelare produttori e consumatori

La scelta di adottare la fascetta ufficiale rilasciata dalla Zecca di Stato, che in Italia è obbligatoria solo per i vini Docg, è il frutto di un percorso avviato nel 2018 dal Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia. L’obiettivo è garantire l’autenticità dei prodotti, tutelando così sia le aziende che i consumatori.
Puntuale il commento del presidente del Consorzio Antonio Rallo. «Valorizzazione, tutela e vigilanza sono parole chiave in riferimento alla nostra attività consortile. L’introduzione delle fascette rappresenta un’importante innovazione che garantisce la tracciabilità di tutte le fasi della vita delle nostre bottiglie. Del resto, la continua crescita dei vini Doc Sicilia, venduti in Europa e nel mondo, se da un lato premia il lavoro delle aziende vitivinicole dell’isola, dall’altro impone di rafforzare la vigilanza per contrastare al meglio le possibili contraffazioni»

L’impegno dell’Istituto Regionale del vino e dell’olio

La gestione operativa dell’iter è affidata all’Irvo, l’Istituto regionale del vino e dell’olio. Si tratta di ente pubblico con funzione di organismo di controllo riconosciuto da Accredia, l’ente unico nazionale per l’accreditamento.
«La Doc Sicilia rappresenta quasi l’86% del vino imbottigliato certificato regionale e conta 500 imbottigliatori», precisa il direttore dell’Irvo Gaetano Aprile. Volumi importanti, che evidenziano quindi la complessità dell’impegno. «Per rispondere alle esigenze del settore servirà non solo un numero elevato di fascette disponibili, ma si dovranno garantire anche tempi rapidi nella distribuzione».

Quali tutele garantisce la fascetta di Stato

Le fascette di Stato sono uno strumento anticontraffazione messo a punto dal Governo per certificare l’autenticità dei prodotti made in Italy. Le stampa l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato utilizzando speciali filigrane e inchiostri fluorescenti, dotati di elementi visibili e non; un po’ come avviene per le banconote. Ogni esemplare è provvisto di una sigla alfanumerica che contiene un numero di identificazione progressivo che distingue ogni bottiglia immessa sul mercato. Lo speciale sistema di applicazione del contrassegno, in fase di chiusura della bottiglia stessa, ne rende impossibile il riutilizzo.
Va ricordato, infine, che ogni fascetta può essere letta dagli smartphone che hanno installato Trust Your Wine; è l’app dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, scaricabile gratuitamente dagli store iOS e Android.

La prima fascetta veste il Sauvignon Urra di Mare Mandrarossa

Curiosità: la prima fascetta anticontraffazione – con il codice alfanumerico Acgd07636001 – è stata applicata su una bottiglia di Urra di Mare 2021 Mandrarossa, il Sauvignon premium brand delle Cantine Settesoli. La cooperativa ha fatto sapere di essere stata tra i primi ad aderire al progetto, con un ordine iniziale di 66.000 fascette.

Foto di apertura: la nuova fascetta di Stato per i vini Sicilia Doc è stata fortemente voluta dal Consorzio di tutela

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© Riproduzione riservata - 27/01/2022

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