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Castello di Cigognola, la Maison del Pinot nero

Castello di Cigognola, la Maison del Pinot nero

La Cantina della famiglia Moratti sceglie la via della spumantizzazione per dimostrare il potenziale dei Metodo Classico Oltrepò Pavese. La nuova collezione punta all’eleganza con bollicine dal frutto maturo e dal dosaggio ridotto. Stella Wines, la società per lanciare il marchio a livello globale

Diventare la nuova Maison del Metodo Classico italiano. È questa l’ambizione del Castello di Cigognola, di proprietà della famiglia Moratti, che lo scorso 21 novembre allo Spazio Niko Romito di Milano ha presentato ufficialmente il progetto dedicato alle bollicine di Pinot nero. La mission? Produrre una collezione di Blanc de noirs di altissimo profilo, capaci di competere con i cugini d’Oltralpe e in particolare con le più blasonate Case di Champagne.

Dall’Oltrepò alla Sardegna

«Sono la terza generazione, dopo mio nonno materno e mio padre, che fa vino al Castello di Cigognola, nel cuore dell’Oltrepò Pavese», spiega Gabriele Moratti, figlio di Gian Marco e Letizia. «Oggi il mio impegno sul fronte enologico si traduce nella nascita di Stella Wines, un “cappello” che riunisce lo storico Castello di Cigognola e Isteddu, un’azienda che abbiamo recentemente rilevato in Sardegna e siamo sicuri ci darà delle grandi soddisfazioni in futuro». Stella Wines è il braccio vinicolo di Stella Holding, la società di Gabriele Moratti che include anche alcuni brand di moda, design e cinema, con l’intento di creare sinergie tra i vari marchi per affermarsi a livello italiano e globale.

Creare un Metodo Classico che racconti il territorio

«Con l’amministratore delegato di Stella Wines Gian Matteo Baldi abbiamo scelto di investire in particolare sul Pinot nero, l’uva simbolo dell’Oltrepò Pavese, di cui vogliamo offrire un’espressione spumantizzata autentica, profondamente legata al terroir. Quest’angolo di Lombardia non ha nulla da invidiare ad altri comprensori più celebri per il Metodo Classico, sia in Italia che all’estero».
Le colline dell’Oltrepò Pavese, infatti, sono una zona storicamente vocata alla produzione di Pinot nero, come dimostrano i circa 3 mila ettari attualmente vitati: dopo la Champagne e la Borgogna, è tra i più importanti areali per estensione a livello europeo.

Gabriele Moratti e Gian Matteo Baldi

Bisogna valorizzare l’Oltrepò

«Purtroppo il Pinot nero dell’Oltrepò Pavese paga il pegno di non essere stato valorizzato a sufficienza nei decenni scorsi sotto il profilo agronomico ed enologico», spiega l’ad Gian Matteo Baldi. «La maggior parte delle Cantine ha preferito puntare sui volumi, mettendo in secondo piano la ricerca qualitativa. Noi vogliamo invertire la rotta, consapevoli di avere tutte le carte in regola per produrre bollicine di grande valore».

La sfida allo Champagne è aperta

In questo contesto si inserisce il climate change, che ha contribuito a mescolare le carte in termini di domanda e offerta. «Oggi il primato assoluto delle Maison di Champagne comincia piano piano ad essere messo in discussione, come attesta ad esempio la crescita di interesse per il mercato delle bollicine inglesi. Se l’Inghilterra ha aperto un varco a nord nel cuore degli sparkling lovers, noi possiamo farlo a sud», prosegue Gian Matteo Baldi. «Con il cambiamento climatico e il progressivo aumento delle temperature anche la nostra zona può essere avvantaggiata, in particolare grazie all’eccellente maturazione fenologica che le uve riescono a raggiungere. Siamo al 45° parallelo, lo stesso delle Langhe e di Bordeaux, considerato il migliore per lo sviluppo della vite. La latitudine ci permette di ottenere un’essenza di frutto più maturo, che abbiamo scelto di esaltare al massimo virando verso versioni meno dosate e Pas Dosé, ricercando spumanti eleganti e da tutto pasto».

I vigneti si estendono lungo il fianco collinare, tra i 300 e i 350 metri di altezza

Quattro spumanti 100% Pinot nero

Insomma, un’indagine a 360° sul Pinot nero sperimentandolo nelle sue diverse forme e potenzialità. «La prospettiva è condivisa con Federico Staderini, l’enologo consulente che segue il progetto sul Pinot nero, il cui supporto strategico si sta rivelando fondamentale anche nella creazione di un rosso fermo: un altro grande vino che stiamo mettendo a punto per raccontare senza filtri il territorio e la sua unicità».
La collezione di bollicine 100% Pinot nero si compone ad oggi di quattro referenze Metodo Classico Oltrepò Pavese Docg: la Cuvée ’More, sia in versione Brut che Pas Dosé, la Cuvée dell’Angelo e il Rosé.

Restyling grafico per i Metodo Classico

Le uve provengono dalla proprietà che circonda il Castello di Cigognola, in tutto 36 ettari di cui 28 vitati. I filari si estendono lungo il fianco collinare, tra i 300 e i 350 metri di altezza, con diverse esposizioni e pendenze.
Tra gli elementi chiave c’è l’età media delle piante, che si attesta intorno ai 25 anni, ovvero al culmine in termini di resa qualitativa. Gli impianti sono a spalliera e Guyot, gestiti in regime semi-biologico cercando di limitare al minimo l’impatto ambientale. Le viti affondano le radici su un terreno marno-argilloso, con scarsa presenza di scheletro.
Per marcare anche visivamente il cambio di passo e mettere in luce al meglio le diverse espressioni di Pinot nero è stato impostato un restyling a livello grafico. «Sui Metodo Classico abbiamo previsto un’etichetta “alla francese” con il solo cognome Moratti come griffe, mentre il brand Castello di Cigognola continuerà a caratterizzare la produzione dei vini fermi», conclude Gabriele Moratti.

Bollicine firmate Moratti

Moratti Cuvée ’More Brut
Metodo Classico Oltrepò Pavese Docg

Dai migliori vigneti di proprietà che circondano il castello. La sosta sui lieviti si protrae per 18-24 mesi. Il residuo zuccherino è di 4 g/l. Al naso colpisce per la croccantezza delle note di frutti rossi, mela e agrumi. In bocca la cornice di freschezza è ben bilanciata da un’ampia struttura. Finale lungo e aggraziato.

Moratti Cuvée ’More Pas Dosé
Metodo Classico Oltrepò Pavese Docg

La base di questa cuvée è la stessa della versione Brut, così come la durata della sosta sui lieviti; cambia solo il dosaggio. Il bouquet spazia dai frutti rossi alla prugna, alla mela verde. La tensione verticale e la freschezza si fanno più evidenti. Il sorso è bilanciato e persistente.

Moratti Cuvée dell’Angelo Pas Dosé
Metodo Classico Oltrepò Pavese Docg 2012

Dai migliori vigneti a nord-ovest della collina di Cigognola. La permanenza sui lieviti di 72 mesi regala una bollicina elegantissima dal perlage fine e persistente. In bocca esprime la giusta maturazione del frutto. Equilibrio e armonia ne fanno un Metodo Classico di grande profondità.

Moratti Rosé
Metodo Classico Oltrepò Pavese Docg 2013

Dalla parte alta di un vigneto esposto a est. La permanenza sui lieviti è di 60 mesi e il residuo zuccherino è di 6 g/l. Di colore rosato con riflessi tra il lampone e il salmone, al naso si esprime con note di frutta fresca come ribes, ciliegia, fragola e lampone.
In bocca è ampio e deciso come una manciata di frutti rossi maturi.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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© Riproduzione riservata - 28/12/2019

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