In Italia In Italia Civiltà del bere

Buttafuoco della Valle Versa da provare invecchiato

Buttafuoco della Valle Versa da provare invecchiato

Buttafuoco Storico. Un vino che racconta i profumi e il carattere della Valle Versa. Su un territorio di circa duemila ettari, chiamato “lo Sperone di Stradella”, delimitato a Ovest dal torrente Scuropasso, a Est dal torrente Versa, a Nord dalla Pianura Padana, a Sud dai confini comunali di Castana e di Pietra de Giorgi e a metà attraversato dal quarantacinquesimo parallelo, nasce il Buttafuoco Storico. Un vino nobile con un nome evocativo che ha origini antiche e incerte, fra mito e realtà che ci portano indietro fino al 1700. E che tredici produttori tenaci e coraggiosi intendono preservare. Per questo nel

Degustazione

Una recente degustazione del Buttafuoco Storico

’96 hanno unito le energie, si sono raccolti fondando il Club del Buttafuoco Storico, e si sono dotati anche di un severo statuto. L’intento è quello di collaborare nella ricerca delle caratteristiche storiche, nella selezione delle vigne più vocate, nella produzione controllata, nella promozione del vino Buttafuoco. Oggi producono in tutto 40-50 mila bottiglie al massimo. E arrivano i riconoscimenti. Il più recente, è stato al concorso internazionale ‘La selezione del sindaco’: il Buttafuoco ha portato a casa ben due medaglie d’argento. In occasione di Scodellando (il 6 novembre scorso), la ‘giornata dell’assaggiatore’ di questo prestigioso vino, siamo andati a ‘Casa’ loro, nel castello di Vigalone, dove oggi si trova una fornita enoteca, sede del Club. L’evento, come ogni anno, ha attirato oltre un centinaio di intenditori, che hanno visitato alcune cantine, degustato diverse annate utilizzando una ‘scodella’ di ceramica bianca come si faceva un tempo, e pranzato con specialità regionali tra cui un’ottima polenta fatta con farina di granoturco di montagna macinata a pietra. Il pasto si è chiuso degnamente con un bicchierino di buttafuoco chinato. Che in questo caso ‘buttava meno fuoco’. E sì perché una delle possibili spiegazioni del nome di questo vino di grande corpo e personalità, fa riferimento a un termine dialettale che si usava per dire che l’alto grado alcolico infuocava la gola.
Ci viene in aiuto la memoria di Valter Calvi, membro attivo del Club. “Pare sia stato il poeta milanese Carlo Porta ad attribuire il nome Buttafuoco – racconta -. Quando gli offrirono questo vino, lui esclamò in dialetto ‘Butafeug’, per dire che bruciava la bocca”. Un’altra storia che ci racconta parla di velieri. E svela il perché del simbolo del veliero sulla bottiglia. Che è “incorniciato da una botte ovale, come quelle tipiche dell’Oltrepò Pavese – spiega Calvi – e dal quale si dipartono due nastri rossi rappresentativi dei due torrenti, il Versa e lo Scuropasso, che delimitano la zona storica di produzione”.  Per tornare al mito, un altro aneddoto riguarda il resoconto di un fatto accaduto nel 1859 durante la seconda guerra di indipendenza. Si narra che una compagnia di marinai Austriaci, al momento di andare in battaglia in terraferma avesse disertato e, invece di nemici, avesse fatto strage di botti e bottiglie di un vino locale chiamato Buttafuoco. Lo scrittore lega questa storia al fatto,invece realmente accaduto, che la marina Austrungarica dopo alcuni anni varò una nave chiamandola “Buttafuoco“.

Ma torniamo alla realtà. E alle regole dello Statuto, quelle sì che sono certe. Il presidente del Club, Ermanno Rebasti, che ci ha guidato nella degustazione, ha spiegato che il “Buttafuoco Storico nasce dalla fermentazione con macerazione congiunta di uve diverse. Queste devono essere raccolte lo stesso giorno. E le proporzioni del blend variano a seconda delle annate”. In generale possiamo dire che l’uvaggio è composto di un 50 % di Croatina che apporta la struttura polifenolica, il colore e i sentori di frutta rossa; un 25% di Barbera che forma con la sua acidità la spina dorsale del vino e permette una maggiore estrazione dalle vinacce della Croatina; infine per la restante parte di Ughetta di Canneto (la Vespolina) e di Uva Rara che arricchiscono questo vino di note di eleganza. Alla svinatura il Buttafuoco Storico passa in botti di legno per un affinamento minimo di dodici mesi e quindi in bottiglia per almeno altri sei mesi. Il prodotto non può essere messo in commercio prima di trentasei mesi dalla vendemmia. “Il regolamento stabilisce tre anni di invecchiamento. Ma in realtà – spiega Rebasti – è un
vino che invecchia benissimo. Quindi lo teniamo in cantina molto più a lungo. Perché? Questo vino è una passione, una filosofia. Lo mettiamo in commercio solo quando riteniamo che sia pronto. Tanto per dare l’idea,  nessuno di noi haancora imbottigliato il 2007”.

Tag:

© Riproduzione riservata - 09/11/2011

Leggi anche ...

VinoVip Cortina 2024: ancora una volta tra le aquile. I momenti chiave della 14ª edizione
In Evidenza
VinoVip Cortina 2024: ancora una volta tra le aquile. I momenti chiave della 14ª edizione

Leggi tutto

I Luoghi di Suavia, l’esaltazione di un grande terroir
Degustazioni
I Luoghi di Suavia, l’esaltazione di un grande terroir

Leggi tutto

Vini di Montagna (7): la Valtellina – sottozona Inferno
In Italia
Vini di Montagna (7): la Valtellina – sottozona Inferno

Leggi tutto