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Barolo e Barbaresco: la mappa delle menzioni geografiche

Barolo e Barbaresco: la mappa delle menzioni geografiche

Una mappa di tutte le menzioni geografiche aggiuntive del Barolo e del Barbaresco: questa la novità del Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero per Vinitaly 2012, presentata in fiera il 27 marzo dal presidente del Consorzio Pietro Ratti, il direttore Andrea Ferrero e il giornalista Alessandro Masnaghetti, consulente del progetto. Storicamente la viticoltura piemontese distingue diverse aree produttive per il tipo di suolo, la posizione, l’esposizione del vigneto: le menzioni aggiuntive normano l’antica suddivisione geografica riprendendo i toponimi tradizionali delle zone di coltivazione.

COSA INDICANO LE MENZIONI GEOGRAFICHE AGGIUNTIVE – La menzione geografica aggiuntiva si presenta come un cru “all’italiana”: definisce una zona più ristretta all’interno di una singola Denominazione, ma si differenzia dalla sottozona perché quest’ultima è normata dal Ministero dell’Agricoltura solo se molto differente dall’area complessiva, sufficientemente ampia e dotata di un numero consistente di produttori.

Una panoramica sui vigneti piemontesi

BAROLO E BARBARESCO: LA SUDDIVISIONE NEL DETTAGLIO – Per l’area del Barbaresco sono state definite 66 menzioni (per l’elenco completo clicca qui) confermate nel 2007 dal relativo decreto ministeriale. Per il Barolo, che fa riferimento a una zona produttiva più grande, l’operazione è stata più lunga e complessa: dopo anni di lavoro sono state individuate 181 menzioni geografiche (comprese 11 menzioni comunali; per l’elenco completo clicca qui), formalizzate da decreto ministeriale nel dicembre 2009. Anche il Dolcetto di Diano d’Alba Docg conta ben 76 menzioni geografiche aggiuntive: il progetto di mappatura è in corso.

NOVITÀ IN ETICHETTA – Le nuove carte geografiche, realizzate del Consorzio in collaborazione con i Comuni appartenenti alle due Denominazioni, vogliono essere uno strumento chiaro e fruibile per tutti i produttori vinicoli: sistematizzare la pratica finora diffusa, ma non adeguatamente regolamentata, di indicare in etichetta la menzione geografica di riferimento, serve a tutelare la tracciabilità delle bottiglie. L’assenza di un sistema che permettesse di evitare abusi delle menzioni ha infatti spinto il Ministero, tramite l’Istituto Controllo Qualità, a chiedere una definizione esatta dei confini e degli ettari di ogni menzione, che dall’anno prossimo andrà indicata sul prodotto: «Dal 2013», ricorda il direttore Ferrero, «i produttori dovranno adeguarsi nell’etichettatura, con un adattamento alle norme vigenti, permettendo ai consumatori di conoscere con certezza la zona di produzione del vino che stanno acquistando».

 

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© Riproduzione riservata - 11/04/2012

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