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Amarone Opera Prima (1), il debutto dell’annata 2018 nel solco della modernità

Amarone Opera Prima (1), il debutto dell’annata 2018 nel solco della modernità

Al Palazzo della Gran Guardia di Verona è stato il millesimo 2018, che parla di eleganza e longevità. Varato il dossier per la candidatura della «messa a riposo» delle uve a Patrimonio immateriale dell’Unesco. Nuova linfa culturale a un territorio sempre più “giovane” e attento all’ambiente.

La Valpolicella srotola il tappeto rosso per battezzare l’ultima versione del suo rosso prediletto. Un esercito di assaggiatori – 300 giornalisti (di cui un centinaio provenienti da 20 Paesi) e oltre 1.500 wine lovers – si è radunato nelle eleganti sale del Palazzo della Gran Guardia di Verona per assaggiare la 2018, un’annata di grande equilibrio che promette di fare strada.
Ieri Anteprima Amarone, oggi Amarone Opera Prima, la nuova veste del tradizionale appuntamento – un nome coniato durante gli incontri digitali in pandemia, e per la prima volta usato “dal vivo” – fa rima con la volontà di regalare un’inedita dimensione a uno dei vini simbolo dell’italianità. Nel calice, con espressioni sempre più accattivanti e libere; in vigna, con una generazione di giovani di produttori e la loro originale visione; e sulla strada per l’Europa, con la candidatura della “messa a riposo delle uve a patrimonio immateriale dell’Unesco.

Un dossier che parla di identità

Le 10 pagine di dossier redatte dal comitato scientifico (composto da antropologi, giuristi ed enologi e coordinato dal professor Pier Luigi Petrillo, direttore della cattedra Unesco sui Patrimoni culturali immateriali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma) argomentano come la pratica dell’appassimento rappresenti «il profondo radicamento culturale e identitario che definisce la stessa architettura rurale della Valpolicella», rispecchi «la storia sociale, politica, economica di questo territorio» e ne manifesti «l’evoluzione». «Un saper fare che da oltre 1500 anni incarna l’identità di questa comunità».
Usata da oltre 8 mila persone nei 19 comuni della denominazione, sarebbe la prima tecnica vinicola al mondo a essere riconosciuta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Anche se l’iter è ancora lungo. Prevede un passaggio ai ministeri della Cultura e dell’Agricoltura e alla Commissione nazionale per l’Unesco, cui spetta il compito di scegliere, entro il 30 marzo, l’unica candidatura italiana da inviare a Parigi per la valutazione finale. Insomma l’eventuale via libera potrebbe arrivare non prima del 2026.

Amarone Opera Prima
Cira 1500 wine lover hanno partecipato ad Amarone Opera Prima per degustare in anteprima l’annata 2018 del grande rosso veneto

Percorso e fermento culturale

Qualunque sia il suo esito, ha rimarcato il presidente del Consorzio Christian Marchesini, «questo percorso partito ormai 10 anni fa, ha creato e continuerà a creare una nuova consapevolezza dell’importanza del lavoro degli uomini e delle donne della Valpolicella che per generazioni hanno trasmesso i principi della messa a riposo delle uve. E l’obiettivo ultimo è aumentare ulteriormente il valore del nostro vino».
«Sarebbe una promozione a 360 gradi del territorio, la nobilitazione di un prodotto iconico», è stata l’eco del presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Ma che arrivi o meno il placet dell’Unesco, «il bello è che questo percorso ha già in sé la potenzialità per innescare una fermentazione culturale», ha aggiunto Elisabetta Moro, antropologa e membro del comitato scientifico che ha redatto il dossier. «Un invito a portare nel futuro questa pratica, aggiungendo tecnologia e innovazione alla tradizione».

Valpolicella più giovane e green

Un impulso deciso sta certamente arrivando dalla crescita delle imprese condotte da vignaioli under 40, lievitate di quasi il 100% negli ultimi 10 anni. Un ringiovanimento che si riverbera nello stile dei vini, sempre meno “meditativi” e più “beverini” e “gastronomici”. E che coincide anche col “lifting verde” della Valpolicella, dove l’incidenza delle cantine biologiche o certificate Sqnpi (il Sistema di qualità nazionale di produzione integrata) è balzata dal 3% al 33%, con gli odierni 2873 ettari vitati green (su un totale di 8586) contro i 212 del 2012.
«Non è un caso», ha infatti sottolineato Marchesini, «che la forte crescita delle imprese giovani stia andando di pari passo con la transizione green del nostro vino, altro aspetto strategico che le nuove generazioni sposano con maggior convinzione. Proprio per questo alla fine dello scorso anno abbiamo dato vita al primo Gruppo giovani di un consorzio vitivinicolo italiano. È giusto che le quasi 350 imprese under 40 della Valpolicella abbiano modo di far sentire la propria voce e soprattutto facciano squadra in ottica migliorativa della nostra economia».

Ritorno al futuro dell’Amarone

Generosa – con 971 mila quintali raccolti, dei quali circa 335mila messi ad appassire per la produzione dell’Amarone e del Recioto – l’annata 2018 tra assaggi “da botte”, espressioni più compiute e vini non ancora in commercio, si inserisce nel solco della modernità. Un ritorno al futuro tra i banchi e assaggi di annate precedenti (2012, 2013, 2016) in cui è percepibile la tendenza a un’impronta verticale, tanto tradizionale da ricordare l’Amarone prima dell’avvento delle mode da botte piccola, e al contempo decisamente attuale.
Climaticamente un millesimo “finalmente normale” sussurrano in molti dopo anni di “bizzarri”, come l’arido 2022, il bizzoso 2017 o il bagnato 2014: un buon apporto idrico per via delle precipitazioni di marzo e maggio, una maturazione delle uve rapida (iniziata tardi e finita prima del solito) hanno favorito un’apprezzabile dotazione di zuccheri e antociani con livelli di acidità un pelo inferiori alla media.

Clima, appassimento e carattere

Nella masterclass “Amarone Riserva, more than aging”, JC Viens, Italian wine ambassador e Wset educator e l’enologo Enrico Nicolis hanno ricordato come «parlare di caratteristiche dell’annata, in Valpolicella, significa porre l’accento anche sul periodo successivo alla vendemmia: quello dell’appassimento». Momento cruciale e vero «conduttore delle caratteristiche del terroir», la messa a riposo delle uve che daranno vita ad Amarone e Recioto dura mediamente da 90 a 120 giorni nelle cosiddette fruttaie e con metodi naturali di asciugatura dell’acino. «Una tecnica molto diversa da quello fatto al sole e al clima secco del Sud. E decisamente dipendente dall’umore del clima, dalle temperature e dall’umidità, dell’autunno e dell’inverno al Nord».
In questo delicato periodo il carattere del 2018 è stato clemente anche in fruttaia, escludendo problematiche di tipo sanitario e permettendo la conclusione del processo, come del resto da tendenza negli ultimi anni, in tempi più rapidi. Condizioni che hanno permesso al territorio di esprimersi al meglio: nel calice l’annata parla di eleganza, tipicità e longevità. E se volete un consiglio rapitene qualche bottiglia e dimenticatela in cantina.

Foto di apertura: alla conferenza inaugurale di Amarone Opera Prima, moderata da Andrea Andreoli (Direttore di Telenuovo) sono intervenuti: Damiano Tommasi, sindaco di Verona; Luca Zaia, presidente della Regione Veneto; Patrizio Giacomo La Pietra, sottosegretario del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste; Christian Marchesini, presidente del Consorzio Valpolicella e Gianmarco Mazzi, sottosegretario al ministero della Cultura

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© Riproduzione riservata - 20/02/2023

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