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Aldo Rainoldi: forza famigliare

15 Ottobre 2009 Roger Sesto
La Cantina, sita a Chiuro (Sondrio) e guidata da Giuseppe e Aldo Rainoldi, è una delle più importanti della Valle fra quelle a conduzione famigliare. Una chiacchierata con Aldo, ci ha fatto capire molte cose sul loro modo di intendere la viticoltura e sull’influsso delle annate rispetto ai vini, senza dubbio atti a lunghi invecchiamenti. «Il triennio 1991, 1992 e 1993 è stato disastroso», esordisce il vigneron. «Nel 1993 nevicò con l’uva non ancora matura sulla pianta! Fummo costretti a inventarci nomi di fantasia e a declassare il grosso della produzione. Purtroppo ciò ritardò il rilancio della viticoltura valtellinese, ormai nei progetti dei nostri viticoltori. Prima di quel terribile tris, ci furono alcune annate d’eccellenza, come l’86, l’89 e il 1990. Il 1989, sulla distanza, può oggi definirsi una tra le migliori del secolo in termini di longevità. Il 1994 è l’anno della svolta, sia in vigna sia in cantina, e della rinascita della Valtellina enoica». Chiediamo perché abbia deciso di accantonare un’importante memoria storica di vecchie annate dei vini. Risponde: «Come potremmo capire, a distanza di anni, se quello che abbiamo sperimentato in una certa vendemmia ha poi dato i frutti sperati, se non conservando cospicue partite di bottiglie dei trascorsi millesimi? Il vino è materia complessa, che richiede anni d’attesa per le giuste valutazioni. Ho l’obbligo morale di offrire la stessa opportunità ai miei successori». Entriamo nel merito e gli chiediamo di parlarci delle annate che più l’anno colpito. «Limiterei la mia analisi a due vini: il Crespino e l’Inferno Riserva, entrambi dei Valtellina Superiore Docg. Del Crespino conservo tutte le annate, a partire dalla prima edizione del 1995. Del secondo ho un’importante serie storica che interessa le seguenti vendemmie: 1983, ’85, ’86, ’89, ’90, ’94, ’95, ’97, ’99, ’00, ’01, ’02, ’04, ’05. Il Crespino 1995 è oggi un vino particolare: benché il tempo lo abbia spogliato di quella ricchezza che caratterizza ancora oggi le annate più calde come la ’97, la sua eleganza e facilità di beva testimoniano come i cambiamenti enologici introdotti a metà degli anni Novanta non abbiano inficiato la longevità. Il 1997, assieme al 2002, è tra i millesimi più promettenti in Valtellina. La sua struttura è accompagnata da un tannino straordinariamente morbido: al momento è un vino di gran fascino e non ha ancora raggiunto il suo picco. Anche nel caso del 2001 parliamo di un’annata miliare: meno strutturato del 2002, ma più fresco di acidità; ancora in divenire, presenta un profilo olfattivo speziato ed etereo. Quella del 2002 da noi fu una vendemmia decisamente fortunata, grazie a un fine settembre e a un ottobre caratterizzati da sole ed elevate escursioni termiche (oltre a un’estate non caratterizzata da stress idrici), il che vuol dire uva sana, ricca di aromi, di acidità, di zuccheri. Ne è risultato un vino molto ricco in termini di struttura fenolica e di estratti, dalla curva evolutiva assai lunga. Dell’Inferno Riserva mi piace menzionare il mitico 1989: l’integrità di questo vino si nota sin dal colore. Un nettare che offre ricordi balsamici di spezie e di erbe officinali, dal palato di raro equilibrio, tale da far pensare a un’ulteriore crescita. Il comun denominatore dei vini del ’97 è la ricchezza, sia olfattiva sia palatale, con quel loro bouquet speziato di tabacco, cuoio, cioccolato e fruttato di pesche sciroppate. Il 1999 è suadente e insolitamente ricco per l’annata, grazie anche a una vendemmia leggermente tardiva: è un vino ancora in virtuosa evoluzione. Nel 2002 la raccolta venne realizzata a cavallo tra la terza e la quarta settimana di ottobre; l’opulenza tannica di questa annata fa presagire una straordinaria longevità: oggi è sicuramente ancora un bambino».

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