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Addio Tony Terlato, ambasciatore del vino italiano in Usa

Addio Tony Terlato, ambasciatore del vino italiano in Usa

A 86 anni è morto Anthony “Tony” Terlato, fondatore del gruppo Terlato Wines. Rivenditore, distributore e importatore, ha contribuito a far conoscere il vino italiano di qualità oltreoceano, da Gaja al “fenomeno” Pinot grigio.

Con Anthony “Tony” Terlato se ne va un protagonista della storia del vino italiano in Usa. Fra i suoi meriti indiscussi c’è l’aver introdotto i consumatori degli Stati Uniti ai vini italiani d’alta gamma. “Io e mio fratello John abbiamo imparato tutto quello che sappiamo da nostro padre”, ha raccontato a Wine Spectator il figlio Bill Terlato, Ceo di Terlato Wine Group. “Ci ha insegnato così tanto. Siamo stati fortunati ad averlo avuto per 86 anni. Avremmo solo voluto che fosse stato di più”.

La nascita di un impero

Nato a Brooklyn da una famiglia di origine italiana, Tony Terlato si trasferì a Chicago all’età di 21 anni, dove il padre Salvatore aprì un’enoteca. Dopo aver sposato Josephine “JoJo” Paterno nel 1956, iniziò a lavorare per l’azienda di imbottigliamento del suocero Anthony, la Pacific Wine Company di Chicago. E in breve seppe trasformarla in una società di distribuzione di vino all’ingrosso, diventandone presidente a 29 anni.

Primo importatore di vini italiani in Usa negli anni Ottanta

All’epoca, l’America non conosceva ancora il vino italiano di qualità: Terlato ribaltò la situazione, selezionando aziende e produzioni d’eccellenza del Bel Paese nel corso di numerosi viaggi in Italia. Le sue intuizioni si rivelarono corrette: a metà degli anni Ottanta era considerato il primo importatore di vini italiani negli Stati Uniti (i marchi rappresentati ancora oggi includono, fra gli altri, Gaja, Cecchi e Cusumano). E in quel periodo Tony Terlato si guadagnò anche il titolo di “padre del Pinot grigio“, introducendo il Pinot grigio di Santa Margherita in America nel 1979.

Tony Terlato da distributore a produttore

Alla fine degli anni Ottanta, con i figli Bill e John al suo fianco, Terlato ha ampliato il portafoglio dell’azienda oltre i confini italiani, aggiungendo referenze di altri Paesi. Nel 1996 si apre anche alla produzione di vino, con l’acquisto della Rutherford Hill Winery in Napa Valley. Successivamente si aggiunsero Chimney Rock Winery (Stags’ Leap, Napa Valley) e Terlato Vineyards (Napa Valley e Sonoma). La società detiene una partecipazione di maggioranza in Sanford Winery (Santa Barbara), ma anche quote di M. Chapoutier (Côte du Rhône) e una joint venture in Australia (Domaine Terlato & Chapoutier). Infine, nel 2002 Terlato ha venduto il ramo distribuzione dell’azienda per concentrarsi sulla produzione, la vendita e l’importazione di vino.

Cavaliere della Repubblica italiana (e altri riconoscimenti)

Per il suo ruolo di primo piano nell’introduzione dei vini italiani in America, Terlato è stato nominato Cavaliere Ufficiale nel 1984 dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, diventando il primo americano nel settore vinicolo a ricevere questo titolo. Fra gli altri numerosi riconoscimenti, nel 2004 Tony Terlato ha meritato il Distinguished Service Award di Wine Spectator. Nel 2009 è stato inserito dall’Italian Trade Commission nella Hall of Fame dei Vini d’Italia. Nel 2014, infine, ha ricevuto il Lifetime Achievement Wine Star di Wine Enthusiast, per la sua “visione ed energia, che hanno contribuito a fare del vino l’industria globale che è diventata oggi”.

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© Riproduzione riservata - 30/06/2020

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