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A Napoli la verticale italiana di Cuvée Louise Pommery

A Napoli la verticale italiana di Cuvée Louise Pommery

Grande appuntamento per i cultori delle bollicine francesi:  il 21 maggio a Napoli si è svolta la quarta edizione in esclusiva per l’Italia della verticale di Champagne Pommery Cuvée Louise. La filiale nazionale del Gruppo Vranken Pommery ha celebrato la sua etichetta più prestigiosa con un esclusivo gala dinner nella settecentesca Villa Domi alla presenza dello chef de cave della Maison Thierry Gasco.

QUATTRO CUOCHI DUE STELLE MICHELIN – Ad accompagnare lo special tasting di cinque memorabili annate di Champagne Pommery Cuvée Louise c’erano le creazioni d’autore di quattro chef campani due stelle Michelin: Ernesto Iaccarino del Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui due Golfi; Andrea Migliaccio de L’Olivo del Capri Palace Hotel di Anacapri; Antonio Mellino del Quattro Passi di Massa Lubrense; e Alfonso Caputo della Taverna del Capitano, sempre a Massa Lubrense.

LA VERTICALE CUVÉE LOUISE- Ma la star indiscussa della serata è stata la pregiata Cuvée Louise. Blend di uve provenienti dalle migliori parcelle grand cru di Avize e Cramant per lo Chardonnay e Ay per il Pinot noir, lo Champagne porta il nome della fondatrice della Casa di Reims: Jeanne Alexandrine Louise Pommery. Dopo l’assemblaggio, il vino affina otto anni nelle caves di gesso della Maison; all’aggiunta della liqueur d’expedition segue un riposo di altri 10 mesi in bottiglia. In degustazione c’erano le annate: 1985, ’90, ’95, ’96 e ’99, illustrate con competenza dallo chef de cave Thierry Gasco giunto dalla Francia per l’occasione.

Ernesto Iaccarino

CANAPÉ A QUATTRO MANI PER L’ANNATA 1999 Ecco, in dettaglio, il menu proposto agli ospiti per accompagnare i millesimati. Inizio gourmand con le cosiddette canapé: la millefoglie di capasanta con ricotta fumé, misticanza di erbe e ricci crudi di Andrea Migliaccio, il calamaretto ripieno di ricotta e noce moscata di Alfonso Caputo, la perla di gamberi crudi su agrodolce di limoni e arance di Antonio Mellino e la mousse di tonno con gelatina di cedro di Ernesto Iaccarino. Al loro fianco c’era la Cuvée Louise Grand Cru 1999, che Gasco ha definito «un’annata indimenticabile, rigogliosa sia a livello termico che idrico. Le uve raccolte hanno rispecchiato quest’abbondanza che si ritrova armoniosamente nel calice».

L’ANTIPASTO  DI IACCARINO CON LA 1996 – Il compito di impreziosire l’antipasto di Ernesto Iaccarino  – gelato di anguilla, caviale Oscetra, pasta ai sentori di rosa con salsa vegetale e tuorlo d’uovo biologico – è stato affidato alla Cuvée Louise 1996. «Di colore giallo dorato tenue, che ben esprime la delicatezza di questo Champagne dal perlage finissimo e dall’ottima persistenza, che ravviva e rende ancora più brillante la tonalità», ha spiegato puntuale lo chef di cave.

Alfonso Caputo

CAPUTO FIRMA IL PRIMO PIATTO IN MATRIMONIO ALLA 1995 – Ad accompagnare il primo piatto c’era l’annata 1995, servita con gli spaghetti aglio e olio con la seppia e le sue uova di Alfonso Caputo. «Un’annata caratterizzata da un ciclo vegetativo atipico, contraddistinta da una stagione secca ma senza un calore esagerato, che ha permesso di creare mosti ricchi di zuccheri e con una buona acidità» è stato il commento di Thierry Gasco, che ha aggiunto come «La mineralità dello Chardonnay è valorizzata ancor più dalla freschezza naturale di questo Champagne».

Antonio Mellino

LA 1990 E IL SECONDO DI MELLINO – Passiamo alla seconda portata. In coppia con le rosette di sogliola al forno su crema di piselli e pistacchi croccanti di Antonio Mellino troviamo la vendemmia 1990, ormai 22enne. «All’esame olfattivo si distingue per la sua eleganza dalle note burrose, tostate e di miele. I grand cru di Chardonnay esprimono tutto il loro potenziale e grandeur, il Pinot noir è presente con equilibrio» ha chiosato Gasco.

Andrea Migliaccio

IL DOLCE DI MIGLIACCIO PER LA 1985 – Sempre più indietro nel tempo, il torrone ghiacciato con marmellata di pompelmo, anice e gelatine di Cuvée Louise di Andrea Migliaccio ha accolto una strepitosa Cuvée Louise annata 1985. Nelle parole dello chef du cave: «La fermentazione ha donato dei mosti ricchi di finezza, eleganza e con un’ottima persistenza al palato che hanno subito anticipato il grande potenziale d’invecchiamento di questo vino. Il bouquet aromatico floreale e di frutti bianchi si ritrova anche al gusto, con note di mandorle tostate su un fondo agrumato che si completa con sentori di caffè, panbrioche e miele. Un finale di estrema eleganza, con un buon tono di acidità che dona un formidabile slancio a questo Champagne».

Lo chef de cave Thierry Gasco con il presidente dell'Aspi Giuseppe Vaccarini

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© Riproduzione riservata - 23/05/2012

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