In Italia In Italia Anna Rainoldi

2006-2011. Prima verticale di Coevo Cecchi

2006-2011. Prima verticale di Coevo Cecchi

“Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante di separazione tra passato e futuro”. Le parole di Sant’Agostino in etichetta descrivono un vino al di là del tempo: Coevo, appunto. Per la prima volta, però, questo supertuscan si racconta attraverso la sua storia, vendemmia dopo vendemmia. I fratelli Andrea e Cesare Cecchi, quarta generazione alla guida dell’omonima Cantina toscana, hanno presentato a Milano la prima verticale del loro rosso di punta.. Cinque annate di Coevo, le uniche uscite finora – 2006, 2007, 2009, 2010, 2011, tutte Toscana Igt – per saggiare l’evoluzione di questo progetto ambizioso, un punto di svolta per l’azienda.

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Andrea e Cesare Cecchi con Valeria Piccini

Quattro vitigni per sfidare il tempo

L’intento di questo supertuscan, nato nel 2004 come idea e nel 2006 in cantina, è raccontare con una cifra stilistica senza età il carattere unico di ogni annata. In questo senso, ogni Coevo è figlio del suo tempo: il blend dei quattro vitigni di cui si compone – Sangiovese dal vigneto Solare e Cabernet Sauvignon dai filari de La Gavina, entrambi a Castellina in Chianti (Siena), Merlot e Petit Verdot da Poggio la Lepre in Maremma – si bilancia ogni anno in base all’andamento climatico, al grado di maturazione, alla tenuta delle uve. La qualità è imprescindibile: Coevo è prodotto solo nelle annate migliori (saltate la 2008, 2012 e 2014). Ogni varietà è vinificata e parzialmente affinata a sé; l’assemblaggio avviene dopo 1 anno in legno, e prosegue la maturazione per altri 6 mesi. È altrettanto chiara, però, la ricerca di uno stile classico, dove l’eleganza è la chiave di volta e la freschezza una nota costante.

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Lo spazio Mari&Co

Coevo in verticale: 2006, 2007, 2009, 2010, 2011

Insieme a Cesare Cecchi, Andrea Cecchi e Leonardo Raspini (rispettivamente presidente, amministratore delegato e direttore generale dell’azienda) ha condotto la degustazione tecnica Alessandro Tomberli, sommelier dell’Enoteca Pinchiorri e miglior sommelier italiano BIWA 2014, evidenziando gli elementi chiave di ogni annata. Si parte da Coevo 2006 (Sangiovese 50%, Cabernet Sauvignon 10%, Petit Verdot 20%, Merlot 20%), fra i favoriti degli ospiti chiamati a degustare: le note aromatiche sembrano più evolute al naso, mentre in bocca il vino conserva un tannino avvolgente tipico dell’annata, partita asciutta, che in Maremma (Merlot e Petit Verdot) ha regalato uve di grande concentrazione. Coevo 2007 (Sangiovese 60%, Cabernet Sauvignon 10%, Petit Verdot 15%, Merlot 15%) risulta più vegetale, meno incisivo, ma conserva intatta l’eleganza. Coevo 2009 (Sangiovese 50%, Cabernet Sauvignon 10%, Petit Verdot 30%, Merlot 10%), il più discusso, frutto di un’annata calda che da agosto ha accelerato la maturazione e innalzato il contenuto zuccherino delle uve; all’assaggio, si rileva una ruvidità più accentuata in bocca. Il Petit Verdot, che risente meno della temperatura, qui svolge un ruolo di primo piano. Le uve di Coevo 2010 (Sangiovese 60%, Cabernet Sauvignon 10%, Petit Verdot 20%, Merlot 10%), invece, hanno visto una maturazione lenta e graduale, perfetta; l’esito è austero e di spessore, dal finale piacevole: è un vino dal potenziale indiscusso. Infine Coevo 2011 (Sangiovese 50%, Cabernet Sauvignon 20%, Petit Verdot 10%, Merlot 20%), vera star della degustazione: frutto di una vendemmia “facile”, nel calice spicca per speziatura, spessore (dato dal Merlot) e complessità aromatica. Tomberli lo definisce “elegante e sfrontato”.

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Tortelli di cacio e pere con salsa di barbe rosse

Cena stellare a firma Valeria Piccini

Dopo la degustazione tecnica, Coevo è messo alla prova anche a tavola. Lo spazio Mari&Có di Milano – ambiente industriale tra opere d’arte – ospita nelle sue ampie cucine Valeria Piccini, chef due stelle Michelin del ristorante Da Caino di Montemerano (Grosseto). Dopo l’aperitivo a passaggio a cura di Mari&Có (deliziosi il fritto di animelle e zucca e porcini), con lo Champagne Collard-Picard importato da Cecchi, la cena toscana placé torna ad abbinarsi al supertuscan: ogni commensale ha le cinque annate di Coevo a disposizione. La maestria di Valeria Piccini brilla in tre portate: crema di porri e lumache, tortelli di cacio e pere con salsa di barbe rosse, guancia e sedano rapa; infine il buffet di piccola pasticceria, accompagnato da Champagne Collard-Picard Rosé.

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© Riproduzione riservata - 08/10/2015

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