11 Unità geografiche (Uga) per il Chianti Classico

11 Unità geografiche (Uga) per il Chianti Classico

Dopo un lungo iter sono state approvate le nuove menzioni che suddividono in aree più delimitate il territorio del Gallo Nero; per il momento sono valide per la Gran Selezione, che nascerà da Sangiovese al 90%. Il consenso e le voci critiche.

E alla fine, dopo trent’anni di gestazione e soprattutto di discussioni, come spesso capita nella Toscana dei “campanili”, il progetto Uga promosso dal Consorzio del Chianti Classico è arrivato in porto. L’acronimo sta per Unità geografiche aggiuntive ed è il progetto studiato per suddividere in aree più ristrette e dotate di omogeneità il territorio del Gallo Nero, consentendo alle aziende di indicare in etichetta il nome del comune o villaggio di provenienza delle uve. Sono 11 le Uga individuate, in massima parte corrispondenti agli otto comuni che da sempre rientrano nel territorio a denominazione del Chianti Classico, ma con l’aggiunta di altre aree vocate che per tradizione esprimono vini di alta qualità: Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, San Donato in Poggio, Vagliagli.

Sono 11 le Uga individuate, corrispondenti agli otto comuni che da sempre rientrano nel territorio a denominazione del Chianti Classico, e con l’aggiunta di altre tre aree vocate

Un percorso iniziato negli anni Novanta

«La proposta di istituire zone più ristrette da indicare in etichetta», dice il presidente del Consorzio, Giovanni Manetti, «risale all’inizio degli anni ’90, ma all’epoca la base degli associati mostrava resistenza su questo argomento. In realtà, solo dal 2013 abbiamo cominciato a occuparcene attivamente, fino ad arrivare all’approvazione nell’assemblea di metà giugno».
Qualcuno si potrebbe chiedere se al consumatore, soprattutto estero, meno addentro alle cose vinicole di casa nostra e che già trova difficoltà a districarsi tra i vini che riportano in etichetta la parola Chianti, la novità possa creare ulteriore confusione.

Uno strumento di identità

«Penso di no», risponde sicuro Manetti, «perché molti consumatori conoscono di persona o attraverso la stampa le zone di produzione del Chianti Classico; pertanto le Uga consentiranno di comprendere in maniera più approfondita il rapporto vino-territorio. Del resto, da tempo ormai sono sempre più numerosi coloro che vogliono sapere l’origine delle uve, le caratteristiche dei vigneti e tutto quanto sta dietro un’etichetta. Sono convinto che la novità incontrerà il favore del mercato e della critica perché penso che le unità vadano a rafforzare l’identità e la riconoscibilità dei nostri vini».

Si parte dalla Gran Selezione

In questa prima fase le unità geografiche aggiuntive saranno applicate soltanto alla tipologia Gran Selezione, mentre per la Riserva e l’annata se ne riparlerà prossimamente. «Abbiamo voluto seguire un principio di prudenza e di gradualità», spiega Manetti, «e quindi partiamo con la tipologia del Chianti Classico posizionata più in alto».

Ancora un anno di attesa per vederle in etichetta

Per vedere in etichetta i nomi delle unità aggiuntive si dovrà attendere la conclusione della normale procedura relativa alle modifiche dei disciplinari, non prima di un anno. Da sottolineare che per tre Unità della lista (Lamole, Montefioralle e Vagliagli) l’attesa sarà più lunga, si parla di tre anni, poiché su queste il Consorzio prevede un’ulteriore riflessione necessaria per la crescita della loro riconoscibilità e significatività enologica indispensabile per integrarsi con le altre otto menzioni. 

Le altre modifiche al disciplinare

La rivoluzione in casa Gallo Nero non si ferma però qui: l’assemblea ha approvato anche la modifica del disciplinare del Chianti Classico Gran Selezione portando la percentuale minima di Sangiovese al 90% (finora è stata dell’80%) e ammettendo per la differenza del 10% solo i vitigni autoctoni a bacca rossa e non più anche gli internazionali. La tipologia Gran Selezione, introdotta nel 2013, è prodotta oggi da 154 aziende per un totale di 182 etichette (il 6% dell’intera produzione di Chianti Classico).

Ora si attende l’estensione per Riserva e annata

Anche il vicepresidente Sergio Zingarelli (Rocca delle Macìe) esprime soddisfazione per le proposte approvate.
«Sulle Uga c’era molta attesa e anche una richiesta di mercato, poiché saranno uno strumento per dare maggiore specificità alle singole produzioni. È un passo molto importante per la nostra denominazione e per la sua valorizzazione; con l’auspicio che in futuro le Unità aggiuntive saranno allargate anche alle altre due tipologie del Chianti Classico. Per quanto riguarda la modifica nell’uvaggio della Gran Selezione, ritengo che il Sangiovese abbia raggiunto livelli qualitativi tali che si può benissimo fare a meno dell’impiego dei vitigni internazionali».

Le ragioni degli scettici

Non mancano voci critiche su queste decisioni.
«Le unità aggiuntive sono certamente importanti per il mondo chiantigiano», dice Roberto Stucchi Prinetti di Badia a Coltibuono. «Tuttavia c’è ancora da lavorare per meglio definirle. Inoltre, non sono d’accordo sul fatto di riservarle, seppure per i primi tempi, alla Gran Selezione. Ritengo che proprio la tipologia annata, che è quella che meglio interpreta il territorio, ne avrebbe più bisogno. Anche sulla modifica dell’uvaggio della Gran Selezione la penso diversamente, perché eliminare la presenza delle varietà internazionali penalizza una parte dei complementari che da quasi mezzo secolo fanno parte della nostra realtà».

Il problema dell’uso del nome Chianti

Anche per Vittorio Fiore, enologo e proprietario di Podere Poggio Scalette, tra i primi ad auspicare l’introduzione delle Uga, occorre delimitare meglio territorialmente le varie unità. Tuttavia al di là delle Unità geografiche aggiuntive, l’obiettivo principale che secondo Fiore i produttori di Chianti Classico dovrebbero porsi, «è quello di giungere alla interdizione, anche per vie legali, dell’uso del termine “Chianti” per identificare vini prodotti al di fuori della zona di produzione del Chianti Classico». È questa, infatti, la battaglia che da tempo Vittorio Fiore sta portando avanti per far sì che, sull’esempio di altre regioni vinicole mondiali, solo i produttori della zona geografica e storica abbiano diritto a utilizzare in etichetta la parola Chianti.

Anche la stampa estera ha dedicato ampio spazio al tema. Qui il nostro approfondimento con le voci di Decanter, Harpers.co.uk e The New York Times.

Foto di apertura: il Gallo Nero in ferro alto oltre 3 metri realizzato da Fabio Zacchei e donato da una cittadina al Comune di Gaiole in Chianti

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© Riproduzione riservata - 23/06/2021

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