Wine Future 2021 | Vino e pandemia: i trend emergenti

Wine Future 2021 | Vino e pandemia: i trend emergenti

Esperti e produttori di tutto il mondo si sono riuniti nell’evento internazionale Wine Future 2021 per discutere della pandemia e del suo impatto sul mercato vinicolo. Si è parlato di consumi domestici e fuori casa, e degli adattamenti che i produttori hanno dovuto mettere in pratica per rimodulare marketing e e-commerce. Con un occhio in particolare alle etichette pregiate.

In tempi difficili da decifrare come quelli attuali si moltiplicano gli appuntamenti per cercare di interpretare i trend e trarre indicazioni per il domani. Ultimo in ordine di tempo è stato  Wine Future 2021, meeting internazionale tenutosi dal 26 al 28 febbraio e organizzato da un gruppo di comunicatori e organizzazioni Usa, tra cui Chrand Events, David Furer, The American College in Spain e Balzac Communications. Tra gli sponsor dell’evento, oltre a OIV, al Wine Institute of California e al produttore Fetzer Vineyards, anche il Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene Docg, che ci ha dato la possibilità di seguire i webinar. Il programma ha visto la partecipazione di speaker di altissimo livello, tutti chiamati a valutazioni e ragionamenti sulle sfide connesse al Covid-19, alle ripercussioni sul mercato e alle connessioni con i vasti temi della crisi climatica e delle discriminazioni sociali.

Strategie dell’off-premise

di Elena Erlicher

L’impatto sui consumi

L’emergenza della pandemia globale ha causato un notevole aumento del consumo domestico delle bevande alcoliche. In tutto il mondo, Gdo, wine store e e-commerce hanno registrato un incremento delle vendite di vino. Il nuovo trend globale ha visto anche molti cambiamenti nella domanda del consumatore.  «Sono aumentate le vendite dei vini più costosi e dei rossi», ha dichiarato Bernard Filiol de Raimond del colosso tedesco della Grande distribuzione Metro. Il suo intervento si è svolto nell’ambito del webinar “Strategie dell’off-premise”. «In ogni Paese in cui siamo presenti si assiste a una crescita di richiesta di vini di produttori locali. Nell’Europa dell’Est preferiscono le etichette da varietà autoctone, mentre in quella dell’Ovest da internazionali. Il trend rosé è in calo un po’ ovunque, tranne che in Benelux. Soffrono gli spumanti. Cresce il settore biologico, anche se il mercato è ancora frammentato».

Sara Norell di Systembolaget ha parlato dell’aumento del biologico

Crescita del bio

Un aumento del bio lo ha riscontrato anche Sara Norell del monopolio svedese Systembolaget. «Le nostre stime si attestano sul +50%», ha detto Norell. «C’è un incremento di richiesta di prodotti di piccole aziende. Abbiamo introdotto anche molte bottiglie di piccolo formato. Per quanto riguarda i trend del futuro, crediamo molto nella sostenibilità e vogliamo rendere il nostro consumatore sempre più consapevole, informandolo attraverso i nostri canali social e l’e-commerce».

Claudia Masüger ha fondato il wine store Cheers Wines a Pechino

E-commerce per la Cina

Ha investito molto sull’e-commerce la svizzera Claudia Masüger, che ha fondato il wine store Cheers Wines a Pechino. «Il mercato cinese si muove a una velocità incredibile», ha spiegato, «e dobbiamo continuamente osservarlo per aggiustare il tiro. L’on-line per noi è passato dal 20 al 60%. Per star dietro agli ordini abbiamo personale che dorme in negozio. Oltre al vino, proponiamo anche food box, per preparare le proprie ricette preferite a casa. Mangiare entro le mura domestiche è un trend assolutamente nuovo per la Cina, dove le persone normalmente andavano al ristorante».

Food, fashion e beauty

Unire food e vino, ma anche arte, fashion e beauty è la mission di Jean-Charles Boisset di Boisset Collection, gruppo che comprende oltre 25 Cantine tra Francia e Stati Uniti. «Noi proponiamo tutto questo ai nostri consumatori in un unico formato», ha detto Boisset, «ed è una scelta che si è rivelata vincente. Attraverso i nostri social e i virtual tasting promuoviamo così l’interazione tra clienti. In questo modo siamo riusciti a coinvolgere anche i consumatori più giovani, che apprezzano maggiormente le bevande bio e meno alcoliche. La nostra parola d’ordine per il futuro è: digital revolution».

Le sfide dell’on-premise

di Matteo Forlì
Ferrán Centelles di El Bulli Foundation ha parlato dell’“effetto talismano” di mascherine, gel detergenti e social distancing

Alla ricerca dell’effetto talismano

E dentro i locali come cambia la situazione? Se ne è parlato nel workshop dal titolo “Le sfide dell’on-premise”. Dopo i lockdown la ripartenza dell’Horeca passa attraverso la sicurezza, il rapporto di fiducia con il consumatore – che anche se fidelizzato non è più lo stesso di prima – e l’offerta di una nuova esperienzialità. Per Ferrán Centelles, drinks manager di El Bulli Foundation di Ferran Adrià, «mascherine, gel detergenti e social distancing sono parte del cosiddetto “effetto talismano”; sono un rituale rassicurante, con effetti concreti o placebo, per calmare l’isteria collettiva. Ma resta la percezione dei ristoranti come posti non completamente sicuri». Per questo l’unico sentiero passa dal «dotarsi di  avanzati sistemi di sanificazione e dalla ricostruzione del rapporto con il consumatore».

Nuovi trend per l’Horeca

Si affermano nuovi trend di consumo, che per David Pearson, managing director del The Meadowood Estate nella Napa Valley e a lungo Ceo della celebre winery Opus One, erano già sul punto di affermarsi prima del Covid, ma che la pandemia ha accelerato. «I consumatori scelgono etichette di vino già note e delle quali si fidano. È marcato il passaggio dagli aspetti funzionali e materialistici a quelli esperienziali». Il futuro è quindi in un customer journey allargato, che comincia prima della prenotazione e si conclude dopo essere usciti dal luogo di consumo. In mezzo c’è un servizio che va ben oltre la lista di vini e si compone di ritmi, attenzioni e storytelling.

Yang Lu è l’unico Master Sommelier cinese

Serve più professionalità

Questa tendenza è destinata a influenzare fortemente anche la selezione del personale, a ridurre, per esempio, lo spazio per sommelier poco professionali, ma anche ad alzare l’asticella su qualità di tutta la filiera e sulla trasparenza dei prezzi.  E in ultimo, rimarca Yang Lu, primo e attualmente unico Master Sommelier cinese, «vanno riscritte le strategie con cui gli esercenti compongono le loro carte. Una possibile nuova tendenza è che i ristoranti comincino a commercializzare vino con private label per capitalizzare questo ristrutturato rapporto di fiducia con i consumatori».

Adattamenti per il Luxury

di Riccardo Oldani
Margareth Henríquez, presidente e Ceo di Krug, ritiene che il pubblico sia ormai orientato su consumi di alta qualità

Adattarsi al “new normal”

Al workshop “Adattamenti per il Luxury” si è parlato di come nomi prestigiosi del vino abbiano dovuto modificare il rapporto con il consumatore o con il cliente. Margareth Henríquez, presidente e Ceo di Krug, ha sottolineato come «il pubblico da casa si sia orientato su consumi di alta qualità. Questo ha comportato per i nostri Champagne ottime performance sul canale domestico, con crescite sensibili in Italia, Cina e Sud Corea. Siamo stati capaci di reagire subito, alle prime avvisaglie di lockdown, chiamando a raccolta tutti i venditori con meeting online. Grazie al loro aiuto abbiamo ideato, Paese per Paese, nuove tipologie di incontri con sommelier, esperti, consumatori per creare comunicazione sul nostro prodotto. È stato complesso, ma alla fine, in pochi mesi, abbiamo creato 20.000 nuovi contatti su Instagram, arrivando a raggiungere i nostri consumatori direttamente nelle loro case molto più di quanto avessimo mai fatto in precedenza».

Eduardo Chadwick di Viña Errazuriz sostiene che molte abitudini del passato possono essere in parte sostituite da nuovi approcci

Eventi online e influencer

Situazione simile quella vissuta da Viña Errazuriz, prestigioso produttore cileno. «Abbiamo individauto», ha spiegato il presidente Eduardo Chadwick, «influencer e consumatori-chiave per fare conoscere di più i nostri marchi, potenziando al tempo stesso l’e-commerce. In totale, in pochi mesi abbiamo realizzato oltre 200 eventi, dalle masterclass con l’invio di campioni per le degustazioni ai colloqui one-to-one con esperti. La crisi ci ha costretto a pensare fuori dagli schemi e a scoprire che molte abitudini del passato, come viaggiare di continuo e incontrarsi fisicamente, possono essere in parte sostituite da nuove approcci».

Boom delle aste tra i giovani

Infine Adam Bilbey, direttore della divisione Wine & Spirits per l’Asia e l’Europa della casa d’aste Sotheby’s, ha segnalato alcuni aspetti positivi nella nuova situazione. «Se nel 2019 avevamo organizzato 27 aste di vino, di cui 21 in presenza, nel 2020 ne abbiamo allestite ben 39, di cui 27 online», ha spiegato. «Un rovesciamento di prospettiva che ha portato anche nuovi contatti. Nel 2019 avevamo avuto una percentuale di nuovi acquirenti del 25% sul totale degli acquisti. Nel 2020 la quota è salita al 75%. Ci siamo resi conto che le aste online sono una modalità più informale, pratica, che interessa un pubblico mediamente più giovane e a cui ricorreremo sempre di più in futuro».

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© Riproduzione riservata - 03/03/2021

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