Dall'Italia Dall'Italia Anita Franzon

Un weekend in Valle d’Aosta tra cantine e castelli

Un weekend in Valle d’Aosta tra cantine e castelli

I campanacci lontani dei pascoli, il fruscio costante della Dora Baltea che solca il fondovalle e che accompagna le note di musica popolare insieme a qualche misurata parola in patois, la lingua locale, i castelli silenziosi che dominano la valle e le notti buie che permettono di osservare il cielo vicino: la Valle d’Aosta è una regione incantata. Arrivando dal Piemonte, il forte di Bard che si arrampica sul monte nell’Ottocento fungeva da fortezza di sbarramento, ora è un centro culturale europeo con spazi museali. Torri e mura merlate emergono dalla roccia a Châtillon. Risalendo il fiume, una visita all’antica Augusta Praetoria, oggi Aosta, è d’obbligo.

Se d’inverno neve e piste sciistiche sono le attrazioni principali, una volta tolti gli scarponi da sci e indossati quelli da trekking, tra una passeggiata in montagna e la visita a un castello, le cantine sono i posti migliori in cui rifugiarsi. Anche gli appassionati di vino rimarranno ammaliati dalla magia della Vallée che, con soli 400 ettari di vigneto, ha una piccola ma forte identità vitivinicola.

foto_territorioAutoctoni e internazionali, la viticoltura attraversa tutta la valle

La vite viene coltivata lungo la valle della Dora Baltea e sulle pendici delle montagne sotto pergole sostenute da pilastri che ridisegnano il fianco dei rilievi. Buona parte dei vini valdostani viene consumata in regione in abbinamento ai piatti tradizionali, un ottimo motivo per spingersi fino all’estremità nord-occidentale d’Italia alla ricerca di qualche vino raro come lo Chambave rouge prodotto solamente da due cantine, o dei vigneti tra i più alti al mondo a Morgex. Grandi cantine cooperative e piccoli produttori resistenti vinificano varietà tutte valdostane come Petit Rouge, Fumin, Cornalin, Prëmetta, Vien de Nus e il riscoperto Vuillermin tra i vitigni a bacca rossa e, tra i bianchi, Petite Arvine portata dalla vicina Svizzera, mentre più in alto cresce il Prié Blanc. Picoutener è il nome locale per il Nebbiolo che ha trovato nella zona di Donnas e Arnad-Montjovet, a ridosso del confine piemontese, un ambiente ideale. Anche vitigni internazionali come Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot Nero e Syrah danno ottimi risultati.

Le Cantine Cooperative e il legame con il territorio

Sono sei in tutto le cantine sociali della regione che, insieme, producono oltre la metà del vino valdostano. Tra queste la Cave Mont Blanc de Morgex et la Salle raccoglie le uve dei comuni di Morgex e La Salle per produrre uno dei vini bianchi più alti d’Europa: il Prié Blanc fermo, vendemmia tardiva e spumante. Il metodo classico Cuvée des Guides viene prodotto ad alta quota: a 2.173 metri, non è un caso che questa viticoltura sia conosciuta come eroica. La cantina non è lontano dalle piste di Courmayeur e dalle terme di Pré-Saint-Didier e si può visitare tutto l’anno su prenotazione.

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Coenfer dall’alto

Coenfer è una cooperativa situata in una zona così vocata alla viticoltura da conservare testimonianze che attestano la produzione di vino a partire dal 1312. L’area di Enfer si trova nel comune di Arvier in una conca esposta a sud, condizione che determina un microclima caldo, da cui il nome che significa inferno. I vini che ne risultano sono dotati di struttura e carattere. La Cooperativa ha intrapreso da qualche anno la strada della sostenibilità ambientale decidendo di convertire tutta la produzione al metodo biologico. Si può visitare su prenotazione.

Dopo secoli di notorietà, il vino Chambave Rouge è oggi praticamente scomparso. Sono rimaste solamente due cantine a produrlo, una di queste è La Crotta di Vegneron, altra cooperativa composta da 120 soci. L’azienda e il punto vendita si trovano nel centro del paese di Chambave accanto al bar dove gli anziani giocano a carte e i bambini, subito fuori, a pallone. La produzione è ampia sia tra i vini da vitigni autoctoni e tradizionali come Muscat de Chambave e Nus Malvoisie, sia quelli ottenuti da uve internazionali come Pinot Noir e Müller Thurgau. Per gruppi di più di cinque persone è possibile effettuare su prenotazione la visita della cantina.

Viticulteurs Encaveurs, piccoli produttori riuniti

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La famiglia Les Crêtes

Nonostante la diffusione del fenomeno cooperativistico, molti produttori hanno deciso di continuare la propria attività singolarmente unendo, però, le forze per far conoscere i prodotti e per acquistare le attrezzature destinate a un utilizzo comune. L’associazione Viticulteurs Encaveurs riunisce 30 piccole cantine. Tra queste Les Crêtes nasce nel 1800 per opera della famiglia Charrère. I vigneti si trovano tra i 600 e gli 800 metri d’altitudine, sono caratterizzati da forti pendenze, elevate densità di impianto e frazionati in micro-parcelle. Se i vitigni autoctoni saranno sempre un riferimento, questa cantina riserva un posto speciale per l’internazionale Chardonnay, interpretato magistralmente nella Cuvée Bois, minerale e vigoroso figlio della montagna. Da poco è stata inaugurata la nuova sala degustazione “Il rifugio del vino”, dove poter assaggiare i vini dell’azienda dopo la visita in cantina.

La dimensione familiare è comune anche a un’azienda più recente ma che, in pochi anni, è riuscita a conquistare un posto d’importanza tra le cantine valdostane. Lo Triolet si trova a Introd dove la famiglia Martin, oltre alla cantina, gestisce anche un piccolo agriturismo ricavato in un vecchio edificio del 1656. Nel 1993 Marco Martin decise di reimpiantare un vecchio vigneto situato a 900 metri di altitudine sostituendo il Petit Rouge con un vitigno precoce come il Pinot Gris. La scelta fu determinante e oggi il Valle d’Aoste Pinot Gris continua a riscuotere successo.

Ermes Pavese si è spinto ai limiti della resistenza della vite per coltivare il Prié Blanc nel Comune di Morgex in frazione La Ruine, dove sono presenti alcuni dei vigneti da cui viene ricavato Ninive, bianco passito dolce e fresco come i venti di montagna. Le viti sono allevate a pergola bassa e si trovano a un’altitudine compresa tra 800 e 1200 metri: qui le piante di Prié Blanc sono a piede franco perché la fillossera non è mai arrivata.

foto_persone_Vendemmia-2013COENFERStorie di filari condivisi e vecchi vignaioli

Dal 1969 la famiglia Grosjean produce grandi vini di montagna e profondamente legati al rispetto per l’ambiente. L’azienda Grosjean Frères si trova a Quart e i vitigni coltivati sono i tradizionali Petit rouge, Fumin, Cornalin, Prëmetta e Vuillermin, insieme a Gamay, Pinot noir e Petite Arvine. Durante la visita fatevi raccontare la storia di Tinì, un anziano vignaiolo che possedeva un piccolo appezzamento di Syrah in mezzo ai vigneti dei fratelli Grosjean. L’uomo andò in vigna tutti i giorni fino all’età di 92 anni, poi decise di affittare a loro il vigneto affinché continuassero a vinificare le uve alla sua maniera anche dopo la sua dipartita: senza solfiti aggiunti, il vino ottenuto dalle uve di questo terreno è giustamente dedicato a Tinì.

Dove mangiare

Ristorante Bellevue, a Cogne: ambiente caldo e romantico con grandi finestre che si affacciano sui prati verdi di montagna e sul massiccio del Gran Paradiso. Cucina tipica e ampia carta dei vini.

Ristorante Café Quinson, a Morgex: per chi non ha fretta e vuole godere di tutte le tipicità del territorio. Ricavato in un’antica casa del 1600, il locale è gestito dei primi del Novecento dalla famiglia Quinson.

Baita Ermitage, a Courmayeur: atmosfera montana, vista panoramica e cucina tradizionale ben eseguita unita a cordialità e composta semplicità.

Maison Rosset, a Nus: materie prime a km0, è agriturismo e fattoria didattica. Ambiente rustico, intimo ed elegante, ma adatto anche a grandi gruppi con la possibilità di avere una sala riservata.

Dove dormire durante il tuo weekend in Valle d’Aosta

Bellevue, hotel e Spa a Cogne

Lo Triolet, agriturismo a 5 chilometri dal confine del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Locanda Lo Fòo, situata sulla collina di La Salle a 1550 metri

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© Riproduzione riservata - 12/06/2016

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