Vino low cost? Invertiamo la rotta

Vino low cost? Invertiamo la rotta

L’assemblea annuale di Federvini fotografa il consumo di vino in Italia e l’evoluzione del settore, che nonostante qualche complicazione burocratica sembra godere di ottima salute.

Un anno in positivo

L’Italia è stato l’unico Paese a registrare nel 2016 un andamento positivo in volume e valore dei propri vini, spiriti e aceti (+4,3% per i vini; +4,6% vini aromatizzati e 5,9% per le acquaviti): l’export di questi prodotti pesa circa il 15% dell’intero settore agroalimentare. «C’è ottimismo tra gli operatori del settore, ma è necessario uno scatto in avanti dell’intero comparto per cercare di colmare il gap con Francia», spiega il presidente Sandro Boscaini, confermato alla guida di Federvini. Analizzando i valori assoluti della produzione enologica, infatti, il Bel Paese si posiziona alle spalle di Spagna (volume) e Francia (valore) che viaggia oltre gli 8 miliardi di euro contro i nostri 5 miliardi.

Il vino ha valore (e genera valore)

Il rapporto Censis sul consumo enoico indica una via possibile. Il vino, si evidenzia, riveste sempre più il ruolo di un prodotto simbolo: incarna valori, saperi, sapori e cultura di un territorio. Ed è un importante elemento aggregatore, che genera occupazione, sviluppo e valore integrando altre filiere (come il turismo). Un dato su tutti: nel 2016, 24 milioni di italiani hanno partecipato a eventi enoturistici (come sagre, feste locali o vacanze in località celebri per l’enogastronomia). «I dati sono inequivocabili: sarebbe oltremodo sbagliato adeguarsi alla logica del low cost. Dobbiamo stare ben lontani dal ricorrere alla leva del prezzo e puntare ai valori immateriali del vino, come la cultura e la valorizzazione del territorio» puntualizza Boscaini.

Il consumatore cerca la qualità

Il rapporto sul consumo interno di vino, in particolare, evidenzia un calo delle quantità a favore della selezione. Il numero dei consumatori dal 1983 a oggi resta sempre al di sopra del 50% (il 51,7% nel 2016), mentre si è ridotta la quota dei grandi bevitori (oltre mezzo litro al giorno) dal 7,4% del 1983 al 2,3% del 2016. Chi beve vino cerca qualità, ed è disposto a pagarla: tra il 2013 e il 2015 la spesa media per i prodotti enologici è cresciuta del +9% contro lo 0,5% del settore alimentare (18 volte in più). Tra gli altri fenomeni in evidenza c’è la conquista di nuovi pubblici (i millennials tra i 20 e i 35 anni sono il 48,6% dei consumatori, pur non seriali) e la diffusione di modelli di consumo “virtuoso”, consapevole e più moderato.

Progetti validi: ora vanno attuati

Questa la situazione sul fronte consumatori. Ma sul piano burocratico e normativo, come sta il vino italiano? Nel contesto nazionale, la carica positiva del Testo Unico sul Vino (che pur manca della maggior parte dei decreti attuativi) è rallentata da alcuni provvedimenti che, pur se utili al comparto, sono ancora in lenta concretizzazione. Federvini ricorda il progetto RE.TE (registrazione telematica, per togliere la doppia contabilità elettronica e cartacea), i cui regolamenti attuativi sono da un anno in attesa dell’approvazione da parte dell’Agenzia delle Dogane. E il ribasso delle accise (cresciute dal 30% tra 2013 e 2015), promesso dal Governo ma non ancora realizzato.

Qualche difficoltà sul piano internazionale

«Capitolo a parte meritano i fondi Ocm e i contributi dell’Unione Europea per la promozione in paesi terzi» ha continuato Boscaini. «Il sostanziale blocco dei fondi ha di fatto impedito alle aziende italiane di attingere a risorse fondamentali, limitando in maniera decisiva la possibilità di investire nei paesi extra Ue». Insieme ad altri ostacoli registrati negli scambi, dalle nuove registrazioni in Usa, alle certificazioni sanitarie in Cina. Discriminazioni fiscali in India, complessità normative (in Giappone) e doganali (Russia). Gestire queste problematiche con la frammentazione normativa attuale è spesso difficile per le aziende di piccole-medie dimensioni.

I servizi per le aziende di Federvini

«Guardiamo con rinnovato impegno alla struttura dei servizi della Federazione» commenta, a proposito, Piero Mastroberadino (confermato presidente del gruppo Vini in Federvini). «Il nuovo scenario impone un ulteriore rafforzamento della nostra organizzazione. Saranno potenziati i servizi di ricerca, gli studi e l’elaborazione dei dati economici e sociali, anche a vantaggio del decisore politico. Sul fronte tecnico, un accordo strategico con Assoenologi svilupperà traiettorie innovative in tema di prodotti e di processi, mentre per la sostenibilità si lavora con il Ministero dell’Ambiente»

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