Dall'Italia Dall'Italia Marco Cremonesi

Trend, manie e basi del mondo dei drink

Trend, manie e basi del mondo dei drink

Le ultime tendenze dell’arte della miscelazione: dall’ossessione per la tessitura, al food pairing, fino agli apparecchi sottratti alle cucine stellate.

Il Milk punch è trasparente, ma è a base di latte. È modernissimo, modaiolo, indispensabile in ogni drink list contemporanea. Ma è vecchio di tre secoli. Ed è ricco di narrazioni: lega l’inconsapevole miscelazione delle origini con i super bar che si moltiplicano nelle nostre città. Per questo è diventato uno dei drink simbolo di questi anni, il filo che unisce molti aspetti della miscelazione cresciuta impetuosamente nell’ultimo decennio anche in Italia.

La ricerca delle consistenze

Il Milk punch in bocca ha consistenza unica. E questo è il primo punto: la tessitura è una delle ossessioni degli ultimi anni, così come lo è stata per gli chef la variazione delle consistenze.
Un maestro in questa arte è Guglielmo Miriello, capo bartender del Ceresio 7 a Milano.
La sua ultima drink list traduce in cocktail le consistenze della seta, dell’organza (con un Milk punch) e persino del jeans. Ma forse il primo a reintrodurre in carta il punch chiarificato è stato un locale seminale come il Jerry Thomas di Roma, che compie giusto 10 anni.
Il punch al latte è diventato mania per parecchi buoni motivi: può essere preparato con qualsiasi alcolico come base, gli si può aggiungere qualsiasi frutto o spezia e può essere imbottigliato per utilizzarlo in seguito. E questo è decisivo: è un grande cocktail che può essere servito nel tempo che serve a versarlo dalla bottiglia.

Il Milk punch del Ceresio 7 a Milano

L’abbinamento diventa sofisticato

Inoltre, è versatile. Il suo poter essere fatto praticamente con tutto, lo rende il re del pairing all’europea, l’abbinamento con il cibo esploso negli ultimi anni. I ristoranti Usa, a differenza di quelli del Vecchio continente, hanno sempre servito cocktail. Memorabili le invettive del presidente Jimmy Carter contro i “three Martini dinners”. Ma, appunto, i drink erano evergreen come il Martini o il Manhattan, fino a non molto tempo fa serviti con qualsiasi cibo. Cosa ben diversa dai sofisticati apparentamenti di oggi, in cui il cocktail nasce dalla collaborazione stretta tra chef e bartender, con bevande originali ad accompagnare ogni portata e il drink che ruba ingredienti al piatto o viceversa.

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© Riproduzione riservata - 27/09/2019

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