Dall'Italia Dall'Italia Aldo Fiordelli

Rivoluzione Rufina: una zonazione indipendente

Rivoluzione Rufina: una zonazione indipendente

La rivoluzione della Rufina è pronta. Ci sono i comandanti, gli obiettivi e le strategie, compreso l’effetto sorpresa caro all’Arte della guerra di Sun Tzu.

Agli appassionati di vino meno superficiali e più colti non è mai sfuggito il potenziale d’invecchiamento del Sangiovese di questo Chianti di confine.

Un grande potenziale incompreso

Chi abbia avuto la fortuna di assaggiare il Nipozzano 1964 ancora degli Albizi o il 1975 già Frescobaldi o ancora qualche millesimo pre Contestazione di Selvapiana non faticherà a capire la distanza tra questi vini e la media della denominazione restante. Tuttavia tra il grande pubblico fino a oggi il Chianti Rufina è stato un’appendice del Chianti o peggio un fraintendimento con Ruffino. La cantina un tempo Folonari e oggi Constellation Brands ha rappresentato la storia del vino di tutta la zona intorno a Pontassieve ma ancora oggi  e soprattutto all’estero occorre una rivoluzione.

Parte la zonazione del Rufina

A luglio, in piena estate, tra un trattamento e l’altro in vigna col pensiero a brevi vacanze prima delle vendemmia, il Consorzio si è riunito per varare una propria zonazione. Questa volta, a differenza del Chianti classico, esclusivamente dedicata alla vigna. Hanno aderito 19 produttori su 21, un gruppo coeso e intenzionato a prendersi la dignità che questo territorio merita. La strategia è questa. Dall’annata 2017 ognuno di questi produttori vinificherà la propria migliore vigna a parte. Vigna che sarà menzionata obbligatoriamente in etichetta.

Nuove regole

«Dopo una lunga discussione» come ha spiegato il marchese Lamberto Frescobaldi «è stato approvato che queste selezioni dovranno essere 100% da uve Sangiovese». Altro obbligo sarà l’affinamento per almeno tre anni, dei quali almeno 24 mesi in legno grande. Auspicabile, ma non obbligatorio il regime biologico. Ma, ed ecco la vera rivoluzione, «i vini dovranno avere un estratto secco maggiore nei dati analitici, sotto il quale non si potrà imbottigliare la tipologia. Non ci siamo limitati cioè a stabilire le modalità di selezione limitando le rese, ma ci siamo spinti fino a verificare il risultato nel bicchiere» ha aggiunto Lamberto Frescobaldi.

Quando assaggeremo la “gran selezione” del Rufina

È Frescobaldi, insieme con Federico Giuntini di Selvapiana, uno dei leader di questo scatto d’orgoglio della Rufina. «Il Sangiovese» ha spiegato «è un vitigno dalla doppia anima: dal Brunello Riserva al Sangiovese di Romagna. Qui abbiamo deciso di fare un massimo sforzo in vigna per proporne la nostra massima espressione. Vogliamo chiarezza per i consumatori» ha concluso il marchese «e l’orgoglio dei produttori». Una “gran selezione” coraggiosa, non lasciata alla casualità delle persone o delle vendemmie ma all’espressività del luogo. Dal 2020, considerando l’inizio nella vendemmia 2017 e l’affinamento minimo di tre anni, assaggeremo il futuro della Rufina.

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