Dal mondo Dal mondo Aldo Fiordelli

ProWein, tutti i mercati portano a Düsseldorf

ProWein, tutti i mercati  portano a Düsseldorf

In tutto 6.900 espositori (+4,5% sul 2018) e 64 nazioni rappresentate. Cile, Argentina, Nuova Zelanda e Australia dimostrano di essere cambiati, producendo vini più in linea con i gusti europei. L’Institute of Masters of Wine premia Angelo Gaja

L’anno delle nuove tecnologie e dei cambiamenti climatici, di maggiori aspettative e più educazione, l’anno 25° di ProWein, nata come fiera di 321 espositori e arrivata oggi a 6.900. Erano stati 6.600 solo nel 2018, con un incremento di 300 nuovi produttori. La più grande fiera del vino mondiale che ha superato Vinitaly e Vinexpo grazie soprattutto alla sua capacità di farsi interprete globale del wine business. Quasi 7 mila espositori corrispondono a 64 nazioni, 400 specialità alcoliche, 61.500 visitatori specializzati e 142 Paesi visitanti. Secondo la fiera il 96% del pubblico specializzato avrebbe ottenuto gli obiettivi prefissati con la manifestazione. Un dato che trova conferma nelle impressioni degli italiani, in crescita negli ultimi anni. «Qui si lavora bene con gli importatori da tutto il mondo», è il commento di un produttore di Montepulciano durante il volo verso Düsseldorf.

Gli espositori italiani sono stati 1.654

L’Italia supera i 1.600 espositori e batte la Francia

L’Italia resta protagonista con il maggior numero di espositori (1.654), seguita dalla Francia (1.576) e dalla Germania (978). Se siete tra coloro che pensano all’Italia come a un Paese incapace di fare sistema o dove alcuni consorzi sprecano denaro per stand faraonici, questo è un dato al quale potreste alimentarvi. Tutte le innumerevoli regioni emergenti del mondo espongono a ProWein, un vero melting pot per sommelier e commercianti che ricercano nuove origini per i loro vini. In nessun altro luogo l’interconnessione risulta più semplice e fitta.

Prowein, la realizzazione perfetta del concetto di b2b

Nessun mercato rappresenta il settore in maniera così completa. Diversamente da altre fiere, ProWein realizza un concetto esclusivo di b2b: l’accesso al solo pubblico specializzato.
Pertanto, ogni singolo contatto è professionale. Tradizionalmente, dal primo colloquio fino alla stipula del contratto, alla fiera-mercato tutto si concentra sugli affari. Non c’è da stupirsi del fatto che gli espositori siano entusiasti della qualità dei visitatori. Da dove? Il maggior numero è riservato alla Germania, seguono Benelux, Francia, Italia e Gran Bretagna.

Incontri di affari in fiera

Focus sui Paesi emergenti

Il Nuovo Mondo è stato tra i protagonisti della manifestazione. Le regioni vitivinicole emergenti di Cile, Argentina, Nuova Zelanda e Australia ogni anno e con velocità crescente riescono a presentare vini sempre più classici e interessanti anche per un palato europeo, continentale o da Vecchio Mondo. I Pinot nero della Nuova Zelanda ad esempio, con Central Otago su tutti, oltre ad avere una latitudine paragonabile a quella della Borgogna, uno stile tutto francese e cloni tradizionali, oggi possono contare anche su vigne di trent’anni di età, dalla maggiore complessità.

Il premio dei MW ad Angelo Gaja

ProWein è stata anche l’occasione per un importante premio a un italiano e all’Italia enologica come simbolo. L’Institute of Masters of Wine ha conferito il Winemakers’ Winemaker Award ad Angelo Gaja. «Non riesco a pensare a nessuno che possa meritare più di lui questo riconoscimento», ha dichiarato il Master of Wine Adrian Garforth, presidente dell’Institute of Masters of Wine, alla consegna del premio.

Foto – Messe Düsseldorf – C. Tillmann

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© Riproduzione riservata - 01/04/2019

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