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Il futuro del vino italiano in Brasile

Il futuro del vino italiano in Brasile

Si beve vino italiano in Brasile? La concorrenza dei vicini di casa, Argentina e soprattutto Cile, si fa sentire. Della nostra produzione enoica piace la varietà e l’alta qualità dell’offerta, ma la frammentarietà del panorama in tanti piccoli produttori può rappresentare anche un limite. Erica Di Giovancarlo, responsabile di Ice Agenzia a San Paolo, ci racconta gli ultimi sviluppi del mercato vinicolo brasiliano.

Nel 2017 sono stati venduti in Brasile 3,1 milioni di ettolitri di vino. Per la grande maggioranza si tratta di vini fermi (82,5%), mentre il 7,5% è rappresentato dagli spumanti, l’8,7% dai vini liquorosi e l’1,3% da altre tipologie (dati Euromonitor). Nello stesso periodo, il Brasile ha importato 1,19 milioni di ettolitri di vino, che rappresentano il 38,4% del mercato enoico brasiliano (banca dati Global Trade Atlas, su dati forniti dal Ministero brasiliano dello Sviluppo, industria e commercio).

Erica Di Giovancarlo, responsabile Ice a San Paolo (Brasile)

Quanto vale il vino italiano in Brasile

In termini di valore, nel 2017 il mercato del vino ha raggiunto circa 2 miliardi di euro (8,6 miliardi di real brasiliani, dati Euromonitor). Le importazioni complessive ammontano a 277,6 milioni di euro (1,18 miliardi di real brasiliani, dati Global Trade Atlas), pari al 13,8% del mercato totale. L’Italia si conferma il quinto partner commerciale del Brasile per valore, con 29,7 milioni di euro di vino importato (il 10,7% del totale import e l’1,4% del mercato enoico complessivo). Sul fronte dei volumi, i 136 mila ettolitri di vino made in Italy sul mercato brasiliano fanno dell’Italia il quarto importatore. La nostra produzione pesa il 11,4% delle importazioni e il 4,4% del mercato complessivo in quantità.

I nostri principali competitor

Il Cile domina incontrastato la classifica dei Paesi importatori, con 109,9 milioni di euro per 516 mila ettolitri di vino. Gli altri competitor del Bel Paese sul mercato brasiliano sono l’Argentina (40,4 milioni di euro per 161 mila ettolitri), il Portogallo (34,1 milioni di euro per 166 mila ettolitri) e la Francia, soprattutto per valore (30,2 milioni di euro). «Nonostante i vini del Bel Paese siano apprezzati per la varietà e qualità, la loro presenza sul mercato brasiliano negli ultimi dieci anni è decisamente altalenante (vedi grafico 1). Nel 2011 e nel 2017 le importazioni italiane hanno raggiunto il picco massimo di 130 mila ettolitri circa, mentre negli anni dal 2013 al 2016 hanno registrato il valore più basso, circa 90 mila ettolitri», spiega Erica di Giovancarlo, responsabile dell’Italian Trade Agency di San Paolo (Brasile).

Grafico 1: volume delle importazioni (litri) dei principali Paesi produttori

L’effetto delle crisi economiche

«Sembra che le importazioni provenienti dal’Italia siano molto più sensibili alle crisi economiche, e quindi alle variazioni di cambio, rispetto a quelle dei principali Paesi concorrenti. Il Cile ad esempio, esente dal dazio come l’Argentina, dal 2013 registra una importante crescita delle importazioni, allontanandosi molto dai principali concorrenti», specifica la responsabile Ice di San Paolo. In termini di valore (nel grafico 2 in R$, real brasiliani), le importazioni dall’Italia hanno un comportamento simile a quello dei suoi competitor. L’unica eccezione, ancora una volta, è rappresentata dal Cile, che anche in termini di valore conferma il trend in crescita.

Grafico 2: valore delle importazioni (R$) dei principali Paesi produttori

Prossime sfide: entro il 2022

«Euromonitor stima che entro il 2022 il mercato enoico brasiliano crescerà del +13%, per raggiungere 3,5 milioni di ettolitri venduti». Cosa accadrà ai vini del Bel Paese in questo lasso di tempo? «Per quanto riguarda le importazioni made in Italy, ci si aspetta una discreta crescita tra il 2018 e il 2022, trainata dall’aumento dall’incremento delle vendite online e nei super/ipermercati. Il punto di forza degli italiani risiede nell’ampia varietà e nell’alta qualità dell’offerta, proveniente da tanti piccoli produttori dislocati su tutto il territorio nazionale», spiega Di Giovancarlo. Un elemento caratterizzante e identitario che purtroppo, però, rischia di essere anche un limite: «La ridotta dimensione delle aziende italiane rende più difficile la realizzazione dei necessari investimenti in marketing, promozione e e formazione dei canali di distribuzione». A questo si aggiunge l’ostacolo delle barriere doganali, che però colpisce tutti i prodotti provenienti da Paesi non appartenenti al Mercosud (quindi non Cile e Argentina).

Ice San Paolo per le aziende italiane

L’ufficio Ice di San Paolo mette a disposizione delle aziende italiane un’ampia gamma di servizi di carattere informativo (con statistiche e dati normativi e fiscali) e di supporto alla ricerca di potenziali importatori e distributori, con ricerche di mercato mirate e dettagli riservati sui potenziali partner (indicazioni sul fatturato, sulla struttura societaria, sulla possibile esistenza di debiti). Non da ultimo, la Trade Agency si adopera per realizzare degustazioni ed eventi promozionali dedicati al trade brasiliano. Fra le ultime iniziative, gli eventi collaterali organizzati da Ice per la settima edizione della Settimana della Cucina Regionale Italiana e la terza edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo. Due kermesse che hanno visto la partecipazione di importanti ristoratori, importatori, distributori, giornalisti, sommelier e critici gastronomici, coinvolti per creare opportunità di business e stimolare le vendite.

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© Riproduzione riservata - 11/01/2019

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