Dal mondo Dal mondo Jessica Bordoni

La Cina è più vicina all’Hong Kong Wine & Spirits Fair 2018

La Cina è più vicina all’Hong Kong Wine & Spirits Fair 2018

La manifestazione si conferma un appuntamento fondamentale per operare nel mercato asiatico. In tutto vi hanno partecipato 1.075 espositori da 33 nazioni e quasi 19.000 professionisti. Per l’Italia le esportazioni nell’ex colonia britannica valgono 39 milioni di euro.

«Grazie ai suoi 1.075 espositori da 33 nazioni, l’Hong Kong Wine & Spirits Fair offre una straordinaria varietà di vini e distillati da tutto il mondo. Quest’anno, in particolare, siamo felici di aver accolto nuovi espositori dalla Norvegia, dal Perù, dalla Nuova Zelanda, dalla Svezia e dalla Svizzera». Con queste parole Margaret Fong, executive director dell’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC), ha aperto la cerimonia di inaugurazione dell’undicesima edizione, in scena dall’8 al 10 novembre all’Hong Kong Convention and Exhibition Centre (HKCEC).

Nuovi padiglioni e boom import

Nel suo discorso introduttivo, la direttrice ha citato anche i padiglioni collettivi cinesi e giapponesi che per la prima volta hanno preso parte alla manifestazione: il Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale del Sichuan, il Dipartimento del commercio della provincia di Zhejiang, la prefettura di Gifu e l’Associazione dei produttori di Sake di Niigata dal Giappone. I riflettori restano infatti puntati soprattutto sul continente asiatico, riconfermando l’Hong Kong Wine & Spirits Fair come uno degli appuntamenti enologici imprescindibili per chi opera professionalmente nella Cina continentale e nelle regioni del Sudest, a cominciare da Macao, Singapore e Taiwan, ma anche Filippine e Vietnam.

 

L’ultimo giorno più di 24.000 appassionati hanno visitato la fiera

 

Importazioni sempre in crescita da 10 anni

I numeri parlano chiaro. Dal 2007 al 2017 le importazioni vinicole dell’ex colonia britannica hanno evidenziato una crescita vertiginosa, passando da 179 milioni di euro a 1,34 miliardi. A fare da spartiacque è stato il 2008, anno in cui il governo della regione ha deciso di eliminare tutti i dazi doganali e i controlli amministrativi sul vino, permettendole di imporsi rapidamente come centro nevralgico per il mercato enologico internazionale, nonché passaggio strategico per raggiungere il continente asiatico.

Il boom delle aste

Accanto al wine trading tradizionale, si sono sviluppate diverse attività collegate: aste, vendite al dettaglio, catering, luoghi di stoccaggio e logistica. Per citare solo un dato: nel 2017 le vendite all’incanto hanno raggiunto i 98 milioni di dollari.
Come ha spiegato Benjamin Chau, acting executive director dell’HKTDC: «Nei primi otto mesi del 2018, l’import vinicolo di Hong Kong ha superato i 935 milioni di euro in valore, con un incremento del +10,5% sul 2017. Particolarmente rilevanti sono state le performance di Regno Unito (+30,2%) e Francia (+17,9%). Quanto all’export da Hong Kong, negli stessi mesi sono stati raggiunti i 298 milioni di euro».

 

Alla fiera erano presenti anche produttori di whisky, sake e liquori

 

Non solo vino

In fiera sono intervenuti quasi 19.000 buyer da 73 nazioni, con un significativo aumento di presenze da Giappone, Singapore, Nuova Zelanda e Russia. Durante l’ultimo giorno, aperto anche al grande pubblico, i visitatori sono stati più di 24.000. In calendario oltre 70 eventi tra seminari e sessioni di degustazione. Accanto ai vini, anche whisky, sake, cocktail, liquori e appuntamenti dedicati agli abbinamenti enogastronomici. Tra questi il ciclo di incontri dell’Asia Wine Academy – co-organizzata dall’HKTDC e dall’Hong Kong Polytechnic University School of Hotel and Tourism Management – che ha proposto delle seguitissime masterclass sulla decodifica della qualità del vino. Grande seguito anche per la conferenza sull’industria del vino “Guidare la crescita: il fiorente mercato del vino asiatico”, coordinata dalla Master of Wine Debra Meiburg, che ha fornito nuovi punti di vista per la comprensione del mercato asiatico, analizzando i temi dell’e-commerce, della premiumisation e delle contraffazioni.

Spazio al biologico e all’extravergine italiano

Tra le novità più apprezzate dell’edizione 2018 figurano anche l’Organic Wine and Spirits Corner, dedicato alle produzioni enologiche biologiche internazionali, e soprattutto il World of Olive Oil, l’area per la promozione degli extravergine dall’Italia e dal mondo a cura di Veronafiere. Come ha spiegato il direttore generale Giovanni Mantovani: «A Hong Kong abbiamo intercettato una straordinaria domanda di olio d’oliva. L’iniziativa ha riscosso molto successo, grazie anche al programma di degustazioni giornaliere, affiancato da sessioni b2b. In fiera abbiamo portato prodotti di fascia alta: gli oli pluripremiati dal concorso internazionale Sol d’Oro provenienti da Italia, Spagna e Sudafrica. L’anno prossimo puntiamo a ripetere il format creando un evento meno promozionale e più commerciale».

 

Lo stand dedicato all’olio extravergine

 

L’Italia in fiera

Olio a parte, com’era rappresentata in fiera la produzione vinicola made in Italy? Il padiglione Italia – 800 metri quadrati gestiti dai due brand di Veronafiere (Vinitaly e Sol&Agrifood) in collaborazione con ITA-Ice contava oltre 100 aziende espositrici (circa lo stesso numero del 2017). Tra gli stand collettivi c’erano vari enti consortili e associazioni di produttori e distributori, come il Consorzio di tutela vini d’Abruzzo, Piemonte Land of Perfection, il Consortium Alto Adige Wines, l’Enoteca regionale Emilia Romagna, Vigne Felici, Schenk, The Wine Net, Patrizia Leonardi Wine Selection e il web magazine Wine Meridian.

Costanza e buone relazioni per crescere su questo mercato

Il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani ha sottolineato come le nostre performance a Hong Kong siano ancora sotto le aspettative. «L’ex colonia britannica è oggi il settimo buyer di vino al mondo con quasi 1,4 miliardi di euro importati nel 2017. Per la Francia si tratta di un mercato di riferimento fondamentale, con un valore dell’export pari a 809 milioni. Per noi invece rappresenta solo la venticinquesima destinazione, ferma a 39 milioni di euro. È evidente come ci sia un gap da colmare e per farlo servono costanza, buone relazioni, presenza continuativa».

 

Il padiglione Italia

 

Hong Kong Wine & Spirits Fair 2018: un’opportunità che l’Italia deve saper sfruttare

«L’Hong Kong Wine & Spirits Fair è un’ottima opportunità per le nostre Cantine, grazie anche ai numerosi momenti di approfondimento per il trade», continua Mantovani. «Penso in particolare alle masterclass sulle Doc e le Docg italiane, agli incontri b2b organizzati con il supporto dell’HKTDC, ma anche al corso di studio Vinitaly International Academy che si è tenuto proprio a Hong Kong dal 4 all’8 novembre, che ha diplomato due nuovi expert e sette ambassador del vino italiano».

Evitare la frammentazione e sapersi raccontare

Anche per Gianluca Mirante, direttore Italia dell’HKTDC, la formazione è fondamentale. «L’interesse per la nostra produzione da parte della Cina e, più in generale dal continente asiatico, è in continua crescita, così come l’organizzazione di eventi di settore. Il rischio, tuttavia, è quello di un’eccessiva frammentazione della proposta che disorienta gli operatori. In quest’ottica Hong Kong si delinea sempre più come la porta dell’Est, il fulcro logistico, ma anche finanziario, operativo e culturale. Negli anni la fiera si è impegnata a potenziare gli aspetti educational, e questa deve essere una priorità anche per le aziende italiane. Il nostro sistema vinicolo, con le sue Doc, Docg e Igt, in prima battuta tende a spaventare il consumatore asiatico medio. Ma quando si riesce a “catturarlo”, stimolando la sua curiosità grazie all’impareggiabile varietà enologica tricolore, si crea un legame inossidabile destinato a portarci lontano».

Italia protagonista nei tasting con Piemonte, Veneto…

Protagonista assoluto del padiglione Italia, il vino tricolore è stato molto apprezzato anche durante i tasting per il trade organizzati nelle aree istituzionali dell’HKTDC. L’8 novembre, in occasione dell’appuntamento “Alla ricerca dell’eccellenza: decodificare la qualità del vino” promosso dall’Asia Wine Academy, la Master of Wine Sarah Heller ha scelto una coppia di etichette piemontesi e venete per mostrare alcune produzioni paradigmatiche del Belpaese.
La prima batteria ha visto un confronto tra Nebbiolo: il Da Batiè, Langhe Rosso 2017 di Gianni Gagliardo e il Barolo Cannubi 2011 di Cantine Damilano. Zenato invece, con il suo Valpolicella Superiore 2016 e l’Amarone Classico 2016, ha dimostrato le peculiarità espressive delle cultivar del Veronese.

 

Il seminario “Alla ricerca dell’eccellenza: decodificare la qualità del vino” tenuto da Sarah Heller MW

 

… Marche, Umbria, Campania e Sicilia

Il 9 novembre è stata la volta della grand tasting session “Un viaggio alla ricerca della biodiversità italiana con Vinitaly International Academy”, condotta dalla MW Sarah Heller e dal wine educator Henry Davar. La Staffa 2017 è stato scelto come modello per il Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore, mentre in rappresentanza della Docg Fiano di Avellino c’era il Ciro Picariello 2016. La profondità del Timorasso Derthona è stata affidata al Vigneti Massa 2016, mentre ’a Rina 2016 di Girolamo Russo ha dato voce all’Etna Rosso. Infine, per raccontare il Dolcetto d’Alba è stato selezionato il Cigliuti 2016, mentre per il Montefalco Sagrantino l’Arnaldo Caprai Collepiano 2010.

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