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Giacomo Bersanetti: ricordo di un artista

Giacomo Bersanetti: ricordo di un artista

Giacomo Bersanetti non è stato soltanto il più originale designer di etichette che la storia del vino italiano abbia conosciuto, ma era anche quel che si dice una bella persona, colto ed estroso, sensibile e simpatico, socievole anche se schivo. Il ricordo di Cesare Pillon.

Il Coronavirus se l’è portato via nel modo più crudele, Giacomo Bersanetti: lo ha stroncato giovedì 19 marzo all’ospedale, lontano da moglie e figli, costretti a restare in isolamento a casa in una Bergamo blindata per il terrore dei contagi che rendendo impossibili anche i funerali ha impedito a tutti coloro che gli volevano bene di manifestare con la loro presenza il cordoglio per la sua scomparsa. Ed erano davvero in tanti a volergli bene, perché Giacomo Bersanetti non è stato soltanto il più originale designer di etichette che la storia del vino italiano abbia conosciuto, ma era anche quel che si dice una bella persona, colto ed estroso, sensibile e simpatico, socievole anche se schivo.

morto giacomo bersanetti
Giacomo Bersanetti

Con Gino Veronelli alla fondazione de l’Etichetta

Io l’avevo conosciuto nel 1983 quando con un gruppo di amici raccolti intorno a Gino Veronelli fondammo quella rivista a suo modo rivoluzionaria che fu l’Etichetta. Fu proprio Gino, che ne era il direttore, a proporlo come art director. Era il personaggio giusto, secondo lui, non solo perché aveva maturato la propria formazione artistica nelle Accademie di Belle Arti di Bergamo, Urbino, Carrara e Brera, ma perché conosceva il mondo del vino: era stato assistente di Silvio Coppola, autore dell’etichetta del Tignanello. Era anche il marito di Chiara Veronelli, ma se qualcuno di noi fu sfiorato dal dubbio che Gino l’avesse scelto perché era suo genero dovette subito ricredersi. Giacomo Bersanetti era un art director geniale e fu grazie a lui che l’Etichetta dimostrò fin dal primo numero di essere davvero una “guida alla vita materiale” perché della vita materiale riusciva a esaltare la bellezza con un impianto grafico tanto rigoroso quanto espressivo.

Giacomo Bersanetti da art director a designer di etichette

Quel che colpiva era la straordinaria qualità delle immagini che Giacomo otteneva dai fotografi perché, entrando addirittura in simbiosi con loro, con loro le progettava e sapeva poi valorizzarle come nessun altro: quando le pubblicava a pagina intera o a doppia pagina, per esempio, vi sovrapponeva la didascalia soltanto se non turbava l’equilibrio e la dinamica di ciò che vi era raffigurato, altrimenti la stampava nella pagina precedente o in quella successiva.

L'etichetta, rivista diretta da Veronelli
L’etichetta, rivista diretta da Veronelli, di cui Giacomo Bersanetti era art director

Questa attenzione anche ai dettagli apparentemente più insignificanti, che lo impegnava a scendere nel profondo, a cogliere l’essenza di ciò che doveva esprimere, gli è stata preziosa nella creazione delle etichette. Compito particolarmente stimolante, per lui: trattandosi di un prodotto di consumo, sia pure particolare, il vino è destinato alle persone e quindi lo ha sempre considerato un potenziale veicolo di valori culturali e simbolici, che lui voleva fossero riconducibili al territorio di appartenenza, a chi lo produceva e alla sua storia.

Per vini dalla personalità non comune

L’etichetta ha un ruolo fondamentale nella scelta di un vino perché dall’etichetta si può intuire quasi sempre se è un vino antiquato, tradizionale, classico, ambizioso, tecnologico, avveniristico, raramente se è insolito. Raramente perché anche il produttore più aperto al nuovo esita ad adottare per le sue etichette soluzioni mai sperimentate prima, temendo che sconcertino l’acquirente. Però quelle realizzate da Bersanetti sono sempre riuscite a far percepire vini dalla personalità non comune, a cominciare da quella del suo folgorante esordio con il Bricco dell’Uccellone, la prima rivoluzionaria Barbera d’Asti maturata in barrique da Giacomo Bologna.

Da destra, Giacomo Bersanetti con Chiara Veronelli e Francesco Voltolina, fondatori di SGA Wine Design
Da destra, Giacomo Bersanetti con Chiara Veronelli e Francesco Voltolina, fondatori di SGA Wine Design

La moltitudine di collaborazioni prestigiose

Lungo sarebbe l’elenco delle aziende vinicole con le quali Bersanetti ha collaborato, e non soltanto per le etichette: per i Ceretto, per esempio, ha progettato le due sorprendenti bottiglie del Monsordo e del Moscato dei Vignaioli di Santo Stefano Belbo, per gli Zenato una collana di libri di grande impegno storico e culturale. A lui si sono rivolti molti protagonisti del miglior made in Italy vinicolo, da Gaja ad Allegrini, da Pio Cesare alle Cantine Ferrari, da Prunotto alla Guido Berlucchi, da Villa Sparina alle Sincette. Ma è giusto ricordare che le etichette più innovative Bersanetti le ha progettate per due aziende di piccola dimensione ma di grande coraggio.

Quando sconvolse l’essenza stessa dell’etichetta (abolendola)

Per quella del Passum, una singolare Barbera d’Asti della Cascina Castlet, tratta da uve leggermente passite, ha letteralmente sconvolto l’essenza stessa dell’etichetta com’era stata fino allora concepita: ha fatto una cosa molto semplice, l’ha abolita. Sulla bottiglia scura campeggia un simbolo di grande fascino, una P rossa in scrittura prealfabetica che assomiglia a un sole, direttamente serigrafata e cotta sul vetro (tecnica usata per la prima volta al mondo) affinché resti indelebile come il ricordo nel tempo del vino. E le indicazioni che la legge prescrive? Semplice, sono stampate sul collarino: un’altra soluzione da lui escogitata che la produttrice, Mariuccia Borio, ha avuto l’audacia di adottare.

forteto della luja bersanetti
L’etichetta elicoidale del Moscato passito del Forteto della Luja

L’etichetta elicoidale del Forteto della Luja

Non fu meno spericolato Giancarlo Scaglione quando accettò per il Piasa Rischei, il Moscato Passito della sua azienda, il Forteto della Luja, la proposta di un’etichetta a forma di striscia da incollare con andamento elicoidale tutto intorno alla bottiglia, pur sapendo che con quella scelta si sarebbe complicato la vita per le difficoltà tecniche della realizzazione. Grazie a quella trovata di Bersanetti, però, ha conquistato un record: quell’etichetta, nella versione realizzata per la bottiglia di formato magnum, è la più lunga del mondo.

Il nostro ultimo incontro

Questo ricordo di Giacomo è particolarmente sentito perché la mia vita si è intrecciata più volte con la sua: l’ultima è stata due anni fa, quando realizzò una video-intervista per raccogliere la mia testimonianza di decano dei giornalisti enologici sul Rinascimento del vino italiano. Era da tempo che me l’aveva chiesto, per cui quando ci lasciammo ricordo che gli dissi: “Meno male che ci sei riuscito prima che arrivassi al capolinea”. Non avrei mai immaginato che al capolinea ci sarebbe arrivato prima lui, che poteva essere mio figlio, ucciso a 63 anni con tanta crudeltà da un virus sconosciuto.

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© Riproduzione riservata - 23/03/2020

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