Dal mondo Dal mondo Alessandro Torcoli

Hong Kong Wine Fair 2019: il vino in Asia visto dalla porta principale

Hong Kong Wine Fair 2019: il vino in Asia visto dalla porta principale

In un’edizione complicata dalle circostanze, l’Hong Kong International Wine & Spirits Fair 2019 si conferma utile per i contatti asiatici e da tutta l’area del Pacifico. Un appuntamento da sfruttare anche per rafforzare l’immagine e informare buyer e consumatori sulle realtà emergenti.

La dodicesima edizione della Hong Kong Int’l Wine & Spirit Fair – organizzata dall’Hong Kong Trade Development Council (HKTDC) – quest’anno ha affrontato, e vinto, sfide complicate: la città in subbuglio, una battuta d’arresto nei consumi, l’ampliamento dell’offerta fieristica soprattutto in Asia. Ma per tre giorni (dal 7 al 9 novembre) 1.075 espositori da 30 Paesi hanno incontrato 15 mila professionisti (con il sabato aperto agli appassionati) da 70 Paesi. C’erano anche alcuni pezzi grossi come la catena francese Auchan, la russa Wine Shopper, la coreana Shinsegae Liquor & Beverage, l’Underground Wines di Singapore e diversi protagonisti del mainland cinese.

Nuovi Paesi da tutto il mondo

Quest’anno, oltre ai nuovi Paesi espositori, come Latvia, Lituania, Ucraina e Vietnam (con i loro spirits) si è notata l’avanzata del Giappone e del suo sake, che si sta creando una nicchia di fan nel mondo (Italia compresa, come abbiamo potuto testimoniare partecipando al primo “Milano Sake Challenge”). Benjamin Chau, direttore dell’HKTDC, si è dichiarato soddisfatto, perché «c’era un fantastico assortimento di regioni del mondo. Inoltre è cresciuto il segmento delle birre artigianali».

La compagine italiana

La squadra italiana era rappresentata da un centinaio di produttori vinicoli, come dichiarato da Stevie Kim, responsabile di Vinitaly International, che ha coordinato la partecipazione nazionale con Ice. Mancavano purtroppo all’appello – come spesso accade in questi contesti – i brand che costituiscono il patrimonio d’immagine della nostra enologia. Sia come espositori, la qual cosa è comprensibile, presi come sono oramai in un vortice di fiere ed eventi internazionali, sia come protagonisti attraverso i loro vini, eventualmente in seminari dedicati ai fine wines. Vi era tuttavia una sala degustazioni nell’area Vinitaly, dove sono stati presentati alcuni vincitori del concorso enologico organizzato a Verona (“5 Stars Wines”) e vini proposti da alcuni espositori, ad esempio “Italian Wines in the World” della rivista on-line Wine Meridian e “Montepulciano d’Abruzzo, a great Italian red”, voluto dal Consorzio di tutela.

L’inaugurazione della collettiva italiana alla presenza del console generale d’Italia a Hong Kong Clemente Contestabile (quarto da sinistra)

Prosecco superiore ed Emilia Romagna protagonisti

Tra i nostri “best seller” nazionali, erano ben visibili il Prosecco Superiore, con cui si è anche brindato al taglio del nastro della collettiva italiana, e i vini dell’Emilia Romagna. Gli altri produttori – di regioni varie – erano invece distribuiti tra le aree allestite da Ice e quella di Vinitaly, che quest’anno ha realizzato anche un angolo destinato all’olio extravergine d’oliva.

Le difficoltà di affermarsi per l’Italia

Abbiamo incontrato il console generale d’Italia a Hong Kong e Macao, Clemente Contestabile, che ci ha restituito un’istantanea del vino italiano in quest’angolo di mondo. «Vino e cibo hanno prospettive straordinarie. Hong Kong ama l’Italia e il suo stile di vita. È un mercato sofisticato; la nostra cucina spopola, con oltre 100 ristoranti, tra i quali l’unico 3 stelle Michelin italiano fuori dallo Stivale, quello di Umberto Bombana». Hong Kong come laboratorio d’avanguardia, dunque. «Ma il discorso vino è delicato», continua Contestabile, «perché gli hongkonghesi hanno associato il lusso alla Francia. E c’è un interesse specifico per la fascia alta». Rispetto all’immensità cinese, qui si contano “solo” 7,6 milioni di abitanti, che però hanno la capacità di influenzare le mode, e vi giungono ogni anno 62 milioni di turisti, la maggior parte dalla Cina.

Il seminario su marketing e Millennials moderato da Debra Meiburg MW (al centro)

I seminari

Sono stati organizzati interessanti seminari all’interno della fiera ad esempio quello sul marketing ai tempi dei Millennials (coordinato da Debra Meiburg MW) e gli incontri “Think Like an Insider”, sul futuro dell’investimento in vino nei mercati asiatici e sulle opportunità sulla piazza cinese. Tra i vari spunti di riflessione, non è mancato un appello a promuovere nuove regioni e varietà presso un pubblico ormai aperto a recepirle.

La strategia francese

Per capire come si muove la Francia in questo contesto, abbiamo intervistato Sandrine Krummenacher, dirigente di Business France, ente a partecipazione statale dei ministeri degli Esteri e dell’Agricoltura. «Noi selezioniamo solo fiere specializzate in vino e presentiamo alle aziende francesi studi di mercato che possono aiutarle a pensare le proprie strategie. A questo scopo organizziamo anche seminari via web. Abbiamo notato cambiamenti importanti in Cina, dove ora ci si confronta con una nuova generazione molto preparata. All’Università di Bordeaux devono contingentare le richieste di iscrizione dall’Asia. In termini di preferenze, Bordeaux e Borgogna sono sempre avanti, altre regioni stanno crescendo, come Rodano e Provenza. In linea di massima, ora sta crescendo una fascia media che cerca qualità a prezzo più accessibile. Inoltre, a Hong Kong, si stanno creando nicchie interessanti per i vini francesi, anche biodinamici e naturali».

Una finestra sull’Asia

In definitiva, seppure per le contingenze sia stata un’edizione “sussurrata”, questa fiera – di matrice cinese e non europea – continua ad essere importante soprattutto quale momento di informazione e di contatto con l’importante piazza di Hong Kong, che resta la finestra principale sull’intero bacino Asia Pacific. Motivo valido per difenderla e presenziare cercando di lavorare su informazione, creazione d’immagine e divulgazione di nuove realtà.

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© Riproduzione riservata - 21/11/2019

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