Dall'Italia Dall'Italia Roger Sesto

Densità d’impianto fitta o non fitta?

Densità d’impianto fitta o non fitta?

Come si sceglie la densità d’impianto di un vigneto? Per trovare la soluzione migliore in termini di numero di ceppi/ettaro, spazio dell’interfila e altezza della chioma bisogna fare i conti con vitigni, terroir e global warming. Proviamo a fare chiarezza, dal modello francese a quelli più moderati di oggi.

In Italia negli anni Sessanta c’erano aree a viticoltura relativamente specializzata e comprensori a viticoltura promiscua, come ricorda Angelo Divittini di Sata Studio Agronomico. Le prime corrispondono a quelle zone dove, per ragioni logistiche o di fertilità, non si può coltivare altro. Contesti rari, quasi mai monocolturali al 100%; la fittezza non dipende da valutazioni agronomiche, ma dall’ottimizzazione dello spazio disponibile. I secondi, assai più diffusi, insistono in presenza di spazi adeguati a consentire distanze d’impianto più larghe.

Dalle viti “maritate” in poi

Si consideri che l’azienda agricola italiana sino a questo periodo è quasi sempre promiscua, a garanzia della propria autonomia. Gli spazi coltivati vedono la presenza di alberate, ossia viti “maritate” a un tutore vivo: alberi da frutto o gelsi per l’allevamento dei bachi da seta. Peraltro, sempre negli anni Sessanta, con l’affermazione dei vigneti dotati di portainnesto americano e con l’avvento di una viticoltura che può cominciare a dirsi “moderna”, l’atteggiamento nei confronti delle densità di impianto muta.

Esempio di impianto storico ad ampia fittezza

Si afferma il monovitigno e si guarda alla Francia

Con gli anni Settanta-Ottanta la nostra viticoltura diventa una fonte privilegiata di reddito. Serve quindi produrre, per la maggior parte della superficie nazionale, o sostenere il prestigio a livello internazionale delle aree storicamente più riconosciute. Nell’evoluzione dei mezzi agricoli domina la potenza, e così si realizzano gli impianti specializzati con distanze sempre più larghe per adeguarli alle nuove macchine. L’attenzione nei confronti della qualità delle aree viticole di maggior pregio porta però a un distinguo: lì vengono rispettate le antiche impostazioni a fittezza più elevata. Non solo.

L’articolo prosegue su Civiltà del bere 4/2019 . Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

Tag: , ,

© Riproduzione riservata - 19/09/2019

Leggi anche ...

Catena è il wine brand più amato al mondo, Antinori campione d’Italia. La classifica di DrinksInt
Dal mondo
Catena è il wine brand più amato al mondo, Antinori campione d’Italia. La classifica di DrinksInt

La top 50 di Drinks International vede a Leggi tutto

Nuovi servizi ICE per l’export e la promozione all’estero
Dall'Italia
Nuovi servizi ICE per l’export e la promozione all’estero

Dal 1° aprile è online il nuovo catalogo Leggi tutto

2010-2019. I vini italiani che hanno segnato l’ultimo decennio
Dall'Italia
2010-2019. I vini italiani che hanno segnato l’ultimo decennio

Dal re del Piemonte ai più noti Supertuscan, Leggi tutto