Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

Ciak Irpinia 2018: sugli scudi i bianchi 2017 e il Taurasi 2014

Ciak Irpinia 2018: sugli scudi i bianchi 2017 e il Taurasi 2014

Buona la prima, ma anche la seconda. Lo scorso 19 maggio le sale del Castello della Leonessa di Montemiletto, in provincia di Avellino, hanno ospitato con successo l’edizione n. 2 di “Ciak Irpinia – La vendemmia va in scena”.

Le annate in anteprima

La manifestazione, nata l’anno scorso da un’idea del produttore Piero Mastroberardino e curata dal Consorzio di tutela dei vini di Irpinia presieduto da Stefano Di Marzo, ha riunito molti professionisti della stampa italiana e internazionale, chiamati a degustare in anteprima i vini Fiano d’Avellino Docg, Greco di Tufo Docg e Falanghina Irpinia Doc 2017 e le espressioni di Taurasi Docg targati 2014.

Promuovere le denominazioni in chiave territoriale

La tradizione enologica di quest’angolo di Campania si perde nella notte dei tempi, ma per i produttori riuniti nel Consorzio il focus è il presente, che li vede impegnati in un progetto di valorizzazione e promozione di cui questa manifestazione rappresenta uno dei punti di forza. «Ciak Irpinia si pone come obiettivo quello di fare di anno in anno il punto della situazione della viticoltura irpina, attraverso la degustazione alla cieca e l’approfondimento tecnico dei vini delle annate correnti», precisa il presidente Di Marzo, che è anche titolare della Cantina Torricino. «Vogliamo promuovere le nostre denominazioni in chiave territoriale, non certo per stilare classifiche dei brand aziendali, ma per testimoniare l’unità del comparto: uno sforzo corale per la crescita della filiera vitivinicola nel suo complesso».

Le buone performance all’estero

Oggi l’Irpinia rappresenta la punta di diamante dell’enologia campana e non solo. «Con orgoglio possiamo affermare che il prestigio vede una progressiva crescita anche sui mercati internazionali: nel 2017 l’export di vini irpini ha sfiorato i 20 milioni di euro con un incremento di +5,7 milioni, pari a +40% sull’anno precedente. Sale, in particolare, la presenza delle bottiglie in Europa, pari al +44%, mentre in America l’incremento è del +40%».

L’unicità del territorio

A rendere l’Irpinia una terra di elezione per la produzione di vini è in primo luogo la conformazione del territorio. Le altitudini sono comprese tra i 300 e i 700 metri con terreni ben drenati e importanti escursioni termiche giorno/notte. I suoli sono di tipo argilloso-calcareo e l’area si trova al centro di tre zone vulcaniche (il Vulture, il Vesuvio/Campi Flegrei e i monti del Casertano) che hanno beneficiato dell’attività effusiva nel corso dei millenni, accumulando strati di cenere e lapilli che hanno dato luogo a depositi tufacei, arricchimenti in minerali e presenza di strati di suolo più sciolti.

Una provincia per tre Docg

L’Avellinese può essere suddiviso in due macrozone. A nord-est si situa l’areale della Docg Taurasi, il regno dell’Aglianico, con terreni di medio impasto, media dotazione di sostanze organiche, ricchi di scheletro e sali minerali. Più ad ovest insistono le Denominazioni dei grandi bianchi Docg: il Fiano di Avellino lungo il lato destro, con terreni talvolta sciolti e ricchi di minerali, e il Greco di Tufo lungo il lato sinistro, con terreni spesso ricchi di zolfo, carbonato di magnesio e tracce di ceneri vulcaniche.

L’andamento vendemmiale del 2017 e 2014

Il professor Luigi Moio, a capo dei lavori della Commissione Tecnica Territoriale che ha selezionato i vini per il tasting alla cieca, ha evidenziato i tratti salienti dell’andamento climatico dell’annata 2017 e 2014. Ecco la sintesi del suo intervento:

  • Vendemmia 2017: inizio d’anno con temperature molto basse (minime fino a -10°C) e neve. Febbraio e marzo, invece, sono stati segnati da un clima mite e la primavera si è dimostrata poco piovosa. Si sono verificate delle gelate notturne ad aprile, mentre l’estate asciutta e siccitosa e, finalmente, a settembre sono arrivate le piogge. Nel calice ci attendono vini di maggiore morbidezza, concentrazione, corpo e struttura rispetto alla media.
  • Vendemmia 2014: andamento climatico atipico, con frequenti eventi piovosi nella fase di crescita vegetativa e temperature stagionali mediamente più basse. Da aprile si è registrata una discreta piovosità. Agosto ha registrato pochi picchi di caldo e temperature più fresche. Ci aspettiamo rossi di maggiore freschezza e fragranza aromatica, dal corpo più snello.

I migliori assaggi a Ciak Irpinia 2018

Ecco allora i nostri migliori assaggi, frutto del tasting alla cieca di una selezione di campioni proposti in anteprima.

Quintodecimo – Via del Campo, Falanghina Irpinia Doc 2017

Vino cru da una vigna vocata di Falanghina a Mirabella Eclano. Di colore giallo oro, ha un piacevole bouquet fruttato di mela, ananas; seguono fiori di campo, salvia, erbe aromatiche e toni minerali. In bocca è strutturato, avvolgente, con richiami mentolati e una delicata tostatura. Di grande persistenza gustativa. 89/100

Torricino – Fiano di Avellino Docg 2017

Da vigne che superano in media i 10 anni di età su terreni esposti a sud a 350 metri di altezza. La fermentazione avviene in acciaio e si protrae per circa 40 giorni, senza svolgimento della malolattica. Poi 4 mesi sulle fecce fini. Giallo paglierino, ha un naso di frutta tropicale e nocciola tostata. Corpo pieno, bella freschezza ed equilibrio. 89/100

Donnachiara – Greco di Tufo Docg 2017

Da vigne allevate a Guyot su terreni tufacei, con una produzione media per ettaro di 70 quintali. Di colore giallo paglierino carico, ha un profilo olfattivo fine e complesso dove spiccano note di frutta matura, pesca, albicocca, cedro e salvia. Il sorso è pieno, morbido, con una sapidità ben delineata. 90/100

Mastroberardino – Radici Taurasi Docg 2014

Dai migliori vigneti di proprietà a un’altitudine media di 450 metri e una resa di 50 quintali per ettaro. Le piante hanno un’età di circa 20 anni. L’Aglianico compie una lunga macerazione a temperatura controllata e affina in barrique e fusti di rovere per 24 mesi, poi altri 2 anni in bottiglia. Giovanissimo, dimostra già una grande espressività con piacevoli note di inchiostro, caffè, pepe e sentori balsamici. Un’annata da ricordare. 91/100

Feudi di San Gregorio – Taurasi Docg 2014

La maturazione si protrae per circa 18 mesi in barrique di rovere francese di media tostatura, a cui seguono 9 mesi in bottiglia. Di colore rosso rubino brillante con riflessi granati, ha un naso fruttato di visciola e marasca, poi cannella e noce moscata. Nel calice, malgrado la giovinezza, si legge la stoffa di un Aglianico da lungo invecchiamento. Bell’armonia. 91/100

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