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Castellare di Castellina: col Sangioveto unione esplosiva

Castellare di Castellina: col Sangioveto unione esplosiva

Annate storiche di vini mitici (15): Toscana II parte

La tenuta – dal 1979 di proprietà dell’editore Paolo Panerai – si trova nel cuore del Chianti Classico, a Castellina in Chianti. Un censimento delle viti intrapreso dopo il passaggio di proprietà consentì una selezione massale del miglior Sangiovese locale (Sangioveto) oltre all’individuazione della più interessante Malvasia nera, capace di infondere unicità ai vini. Sta in questa ricerca il successo della Cantina.I

I Sodi di San Niccolò

SODI DI SAN NICCOLÒ – «Alla base della nostra filosofia», spiega l’enologo Alessandro Cellai, «c’è soprattutto la scelta di puntare sul Sangioveto. Ciò perché si tratta di un vitigno capace di dar vita a vini atti a invecchiare e migliorare nel tempo. La linea che seguiamo è dunque quella di coniugare il rispetto nei confronti di un vitigno assolutamente autoctono, con il metterne a frutto le qualità per la produzione di un vino da lungo invecchiamento». Domandiamo se non sarebbe più semplice puntare su prodotti di pronto consumo. Ci risponde: «Castellare di Castellina fa alta qualità, non grandi numeri. Ogni nostro vino ha il compito di esprimere un’eccellenza assoluta, espressione di tradizione e di varietà autoctone. Obiettivo che abbiamo raggiunto in toto con I Sodi di San Niccolò, un’etichetta che ci ha fatto conoscere più di ogni altra».

LE ANNATE MIGLIORI – Chiediamo quale sia l’elisir di lunga vita dei vini. «Parlando in particolare de I Sodi, il vitigno sta all’origine del suo lunghissimo ciclo di vita: una base di Sangioveto, con un saldo di Malvasia nera attorno al 15%. Altrettanto importante è di certo il terroir. Esso riveste un ruolo fondamentale nel conferire a tutti i nostri vini quelle caratteristiche fondamentali di freschezza ed equilibrio che li hanno resi vincenti». Ma perché accantonare le vecchie annate, invece di vendere tutto e far cassa? Risponde: «La principale ragione di mantenere un archivio storico dei nostri vini, e segnatamente de I Sodi di San Niccolò, sta nella necessità di avere sempre presente la storia di questo grande vino». Domandiamo quando I Sodi abbia davvero sorpreso. Ci dice: «Fra le grandi annate ci sono senza dubbio quelle del 1985 e del 1986. Di grande pregio anche le 1988 e 1990. Andando avanti nel tempo meritano di essere segnalate anche la 1997, 1999 e 2001. Ma se dovessi scegliere due annate davvero del cuore direi la 1985, che ha fatto conoscere l’azienda in tutto il mondo, e la 1997, mia prima vendemmia di questo vino».

 

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© Riproduzione riservata - 30/05/2012

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