Bardolino vs Beaujolais. 3 cru a confronto

Bardolino vs Beaujolais. 3 cru a confronto

Il Bardolino strizza l’occhio alla Francia con la creazione di tre nuove sottozone per il rosso Doc. presentate domenica scorsa al Palazzo della Gran Guardia a Verona, nell’ambito dell’evento Bardolino Cru con 14 cantine espositrici e alcune masterclass di degustazione.

«Il progetto Bardolino Cru-Village nasce dalla zonazione effettuata nel territorio della Doc dal professor Attilio Scienza tra il 2002 e il 2005. E si ispira alla suddivisione in Village nella zona del Beaujolais», spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio Tutela Bardolino. «Abbiamo identificato tre macrozone con peculiari caratteristiche pedoclimatiche: la zona settentrionale più fredda ai margini del Monte Baldo (Montebaldo), l’anfiteatro morenico a ridosso del Lago di Garda (La Rocca) e un’area più a sud a ridosso del lago caratterizzata da colline moreniche (Sommacampagna)».

 

Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio Tutela Bardolino

 

100.000 bottiglie di Montebaldo, Sommacampagna e La Rocca Bardolino

Quattordici aziende hanno superato il vaglio del Consorzio di tutela: un gruppo di produttori che dal 2015 si è impegnato a rispettare criteri più restrittivi della Doc, come la raccolta di uve da vigneti di almeno 7 anni, la resa massima di 100 q/ha rispetto ai 120 previsti, fino al 95% di utilizzo di Corvina rispetto all’attuale 80%, divieto di appassimento e di forzature e immissione nel mercato non prima di un anno dalla vendemmia. In attesa del via libera definitivo del Ministero delle Politiche Agricole, il bollino consortile per i vini selezionati sarà apposto su 100.000 bottiglie. Ma si guarda oltre, a una quota di 2-3 milioni di bottiglie di Bardolino delle tre sottozone, apprezzabili nel bicchiere con un invecchiamento dai 4-5 ai 12 anni. Attualmente le cantine sono una quindicina sulle 110 della Doc, 49 i vini di diverse annate disponibili, ma il numero potrebbe crescere. Distribuiti nelle enoteche, i Bardolino delle sottozone si posizionano con un prezzo di 8-15 euro in Horeca. In questo contesto resta scarsa l’attenzione per la Docg Bardolino Superiore, che oggi costituisce meno dell’1% della produzione della Doc, con decrementi del 15% ogni anno.

 

La mappa del Bardolino

 

L’origine del confronto fra Bardolino e Beaujolais

Il link con i vini d’Oltralpe ha origine nella prima metà dell’Ottocento, quando le migliori partite di Bardolino venivano invecchiate in legno nelle grotte sotto la rocca del Garda ed esportate in Svizzera per essere servite nei Grand Hotel, al pari dei vini francesi. Le attuali tre sottozone del Bardolino furono individuate dai commercianti sin dal 1825, trent’anni prima della classificazione di Bordeaux. Sulla scorta di questo passato comune, la degustazione comparata di Bardolino Cru e Beaujolais è nata per evidenziare i tratti comuni fra la denominazione francese, rappresentata da tre village – Fleurie, Moulin à Vent e Morgon – e i Bardolino delle tre sottozone individuate. I rossi d’Oltralpe a base Gamay nascono da suoli originati da antichi ghiacciai e da morene, che presentano aspetti morfologici simili ad alcuni suoli del Bardolino.

 

Tre vecchie annate di Bardolino Bertani

Tre vecchie annate di Bardolino Bertani

 

Che Bardolino ci riserva il futuro

Gli antesignani dei nuovi Bardolino, proposti in mattinata nelle annate dal 2012 al 2010, presentano note prevalenti di ciliegia e mirtilli, in tre sfumature legate alle diverse aree di produzione. Andando indietro nel tempo, invece, le annate dal 1968 al 1956 di Bolla, Bertani e Masi sono caratterizzate dalle note terziarie di nocciola, dattero e rabarbaro nei casi più felici. Per quanto proposti in annate più recenti, anche i Beaujolais hanno rivelato i toni speziati che si sono ravvisati in qualche Bardolino progettato ante-litteram, prima della divisione in sottozone. Il futuro? C’è chi dice che le tre sottozone potrebbero portare a denominazioni comunali, chi a Docg. Di fatto la sperimentazione continua.

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