Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

L’annata 2017 di Cantine San Marzano al Ceresio 7

L’annata 2017 di Cantine San Marzano al Ceresio 7

«Siamo davanti ad un’ottima annata, le uve che stiamo portando in cantina presentano un’eccellente qualità con gradazioni zuccherine medie soddisfacenti e buone componenti aromatiche cromatiche». A parlare è Francesco Cavallo, presidente delle Cantine San Marzano, che ieri sera ha incontrato la stampa milanese sulla terrazza del Ceresio 7 – Pools & Restaurant per fare il punto sulla “famigerata” vendemmia 2017.

Volumi inferiori del 30% rispetto alla media

«L’unico grande neo di questa vendemmia riguarda i numeri, con una flessione della produzione media di circa il 30%», ha proseguito il presidente delle Cantine San Marzano senza nascondere i volumi decisamente inferiori. Ad accogliere i giornalisti c’erano anche il direttore generale Mauro di Maggio e l’agronomo Tommaso Galiotta.

Dal 1962 bandiera del Primitivo di Manduria

Mauro di Maggio ha reso onore al merito di tutti i conferitori: «La storia del marchio nasce nel 1962 e oggi siamo arrivati con successo alla vendemmia numero 55. Il segreto è il grande impegno dei soci, che ogni giorno lavorano le vigne con passione e senso di appartenenza». Le Cantine San Marzano sono un vero e proprio colosso della produzione vinicola pugliese con 1.200 viticoltori e 1.500 ettari di vigne. Protagonista del cosiddetto “Rinascimento pugliese”, il marchio ha saputo rivoluzionare l’immagine Primitivo di Manduria, posizionandola ai vertici dell’enologia italiana e internazionale.

Focus sull’andamento climatico

L’agronomo Tommaso Galiotta ha illustrato l’andamento climatico del 2017 ribadendo che è stata una bella annata, non priva però di qualche difficoltà. «L’inverno, dopo un inizio piuttosto mite, ha subito in seguito una drastica riduzione delle temperature con alcuni eventi nevosi decisamente inconsueti per la nostra zona. La primavera è partita con un leggero ritardo, poi ampiamente recuperato a causa dell’incremento di circa cinque gradi al mese a partire da aprile, fino arrivare a punte di 38-40 gradi ad agosto». Tra maggio e giugno si sono verificate solo tre precipitazioni di rilievo, che però non hanno recato danni e il tasso di umidità si è mantenuto decisamente basso, scongiurando il rischio di marciume e portando a una riduzione dell’85% dei trattamenti fitosanitari.

Criticità superate grazie alla tecnica agronomica

Due in particolare le criticità legate agli ultimi mesi prima della vendemmia. «In primo luogo l’aumento esponenziale delle temperature, che hanno determinato un’annata straordinariamente calda e siccitosa. Tutto ciò ha comportato uno stress idrico per le piante che le operazioni di controllo e selezione effettuate dal nostro staff hanno saputo fronteggiare con tempestività senza compromettere la salubrità delle uve».

 

Francesco Cavallo, presidente di Cantine San Marzano

 

Il progetto di recupero di antiche varietà pugliesi

«San Marzano ha fatto del recupero e della valorizzazione degli autoctoni, a cominciare dal Primitivo, uno dei suoi cavalli di battaglia, pur senza rinnegare alcune uve internazionali», precisa il presidente Cavallo. «In particolare stiamo portando avanti un progetto in cui crediamo molto, Masseria Samia, che è destinato a diventare il nostro centro di accoglienza ma anche e soprattutto di ricerca. Il fiore all’occhiello è il vigneto sperimentale di circa 60 ettari con moltissimi cloni di varietà pugliesi rare che stiamo studiando nell’ottica di una loro vinificazione».

Edda, l’archetipo sul fronte dei bianchi

La serata al Ceresio 7 di Milano è stata l’occasione per assaggiare le ultime annate delle etichette simbolo aziendali. Si comincia con Edda, Salento Igt 2016, una base di Chardonnay con un saldo di uve autoctone come il Moscatello selvatico e il Fiano minutolo. Il bouquet è sorprendentemente elegante con sentori di pesca e intriganti note floreali cui segue una speziatura dolce. In bocca il vino rivela pienezza di corpo, grande complessità, con una bella mineralità e freschezza. «Con il progetto Edda, che in dialetto significa “lei”, abbiamo voluto creare un nuovo archetipo del vino bianco pugliese capace di fare da sponda al Primitivo», spiega il direttore di Maggio. «L’obiettivo è diminuire progressivamente l’apporto di Chardonnay in favore degli autoctoni minori».

Tramari, rosato sì, ma da Primitivo

L’anima sperimentale e innovativa di Cantine San Marzano si palesa anche sul versante dei rosati con Tramari, Primitivo Salento Igp 2016. «Siamo usciti dai canoni tradizionali per dar vita a un rosato da Primitivo in purezza e non da Negroamaro, come la maggior parte dei rosé di Puglia», rivela il direttore di Maggio. È un vino dal carattere moderno, che si distingue per il naso di ciliegia, lampone e macchia mediterranea, Al palato finezza ed equilibrio sono i suoi caratteri distintivi.

Sessantanni, l’omaggio alla tradizione dell’alberello

Gran finale con Sessantanni, Primitivo di Manduria Doc 2016 che nasce dai 20 ettari della “Valle dei Sessant’anni” tra San Marzano e Sava, dove crescono 5 mila vecchi alberelli per ettaro. La macerazione di 18 giorni coinvolge l’80% della massa, mentre per il restante 20% si prolunga fino a 25 giorni con lieviti indigeni. L’affinamento di 12 mesi avviene in barrique di rovere francese e californiana. «Questo grande rosso è la nostra chiave di volta. Prodotto a partire dall’annata 2000, solo in un secondo tempo e dopo un’accurata zonazione e selezione delle uve è diventato un cru. La sfida è stata quella di dar vita a un Primitivo fuori dagli schemi, assai fruttato, con una speciale freschezza, tannino morbido e lunghissimo finale».

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© Riproduzione riservata - 28/09/2017

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