Amarone 2007: morbidezza inattesa

Amarone 2007: morbidezza inattesa

Grande variabilità stilistica nei 66 Amaroni presentati da 62 aziende della Valpolicella nell’Anteprima 2007 svoltasi il 29 e il 30 gennaio a Veronafiere, per un’annata, la 2007, che si presta a esprimere i diversi terroir della Valpolicella in differenti interpretazioni.

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Con l’annata 2007 le Cantine sono tornate a un uso moderato del legno e a tostature più lievi che in passato. Giornalisti e operatori del settore hanno potuto apprezzarne gli esiti in una degustazione nel Salone Margherita di Veronafiere.

Se tanti sono i volti dell’Amarone, di fatto emerge una tendenza che da qualche tempo (qualcuno parla del 2004 come anno-soglia) ha indotto i produttori a puntare su una ricercata eleganza al posto della muscolarità in voga dalla fine degli anni Novanta. Ne risultano rossi frutto dell’appassimento di Corvina veronese e Rondinella più moderni, bevibili, fruttati, pur con l’ambizione di durare nel tempo.

 

Tenendo presente che, al momento dell’assaggio, solo la metà degli Amaroni era in bottiglia e l’altra era ancora in affinamento, la vera sorpresa ce l’ha regalata il tannino. In molti casi il palato è stato colpito da una morbidezza inaspettata, che ha reso questo vino importante già pronto, già bevibile e abbinabile a tavola. «In particolare nel 2007 troviamo una grande intensità, con note di prugna, grafite e tabacco», spiega Daniele Accordini, enologo e vicepresidente del Consorzio tutela Vini Valpolicella. «Il clima ha generato una notevole eterogeneità, ha evidenziato la Rondinella e forme di allevamento come la pergola. Chi ha irrigato a dovere, a fronte della siccità, ha ottenuto ottimi prodotti».

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La conferenza stampa di presentazione dell’Anteprima

Certo, l’annata ha fatto la sua parte, ma sicuramente anche la visione delle Case vinicole, in prevalenza tornate a un uso moderato del legno e a tostature più lievi rispetto al passato. Per evitare l’effetto “marmellata” grande attenzione è stata riposta inoltre nella delicata fase di appassimento delle uve. Oggi l’obiettivo è mettere in luce le caratteristiche peculiari dei vitigni autoctoni che sono alla base di questo vino Docg, dalla vendemmia 2010.

 

Il clima del 2007 non ha aiutato chi sperava in un’annata facilmente prevedibile. Eccezionale l’anticipo della maturazione delle uve dopo un inverno con una temperatura media di 6,6 °C rispetto ai 3,4 degli anni dal 1930 al 2006. Il germogliamento, verificatosi il 3 aprile, è stato giudicato uno tra i più precoci degli ultimi 75 anni. Qualcuno ha paragonato il caldo del 2007 a quello leggendario del 2003: la differenza risiede nel fatto che se nel 2003 la calura ha interessato tutta la stagione, nel 2007 invece le temperature sono salite già in marzo e in un aprile senza piogge. E se ad agosto 2003 in vigna si sfioravano i 40 °C, nello stesso periodo quattro anni dopo il caldo era ben più bilanciato.

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Oggi l’obiettivo dei vitivinicoltori è sdoganare questo grande rosso dalla categoria di “vino da meditazione”, con prodotti che abbiano una buona acidità, zuccheri equilibrati e un’ottima componente polifenolica

In questo contesto decidere i tempi di raccolta – che è stata necessariamente anticipata – per molti ha significato giocare un terno al lotto: con sorprese drammatiche per le zone (fortunatamente circoscritte) che sono state flagellate dalla violenta grandinata del 29 agosto, alcuni hanno dovuto rinunciare a produrre Amarone. La quantità di uve raccolte è stata quindi inferiore del 10% rispetto al 2006. E l’anticipo ai primi di settembre, reputato il più significativo degli ultimi 70 anni, ha riguardato anche la pigiatura, passata dal 15 al 1° dicembre.

 

Conclusione? Gli Amaroni hanno un tenore di alcol che spazia da 14,2 a 17,4% vol. e presentano quella che Accordini ha definito “una buona croccantezza di frutto, una buona acidità e zuccheri equilibrati, con un’ottima componente polifenolica”.

Amaroni diversi, insomma, dalla tradizione dei nonni e diversi da quelli di fine anni Novanta. In che senso e perché? Lo abbiamo chiesto ai produttori. Ci hanno risposto che il loro obiettivo è rendere questi rossi ancora più protagonisti a tavola, sdoganandoli dalla categoria spesso troppo stringente che è stata loro appiccicata dagli esperti stranieri di “vini da meditazione”.
Amarone da bere un po’ più spesso, quindi. Per il piacere di farlo, ma senza perdere troppo tempo a “meditare” su come abbinarlo.

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L'intervista a Luca Sartori, presidente del Consorzio di tutela, che ha chiesto uno stop alla campagna dei nuovi impianti in Valpolicella, che potrebbe in futuro incidere sulla qualità delle produzioni

La visione del presidente: Luca Sartori

Incremento del +40% nelle vendite nel 2010 rispetto al 2009, 150 ettari in più di superficie vitata iscritta e corsa alle fascette di stato, giunte a quota 13.328. Luca Sartori, presidente del Consorzio tutela Vini Valpolicella, in chiusura di mandato, quando cita i dati dell’anno scorso è diviso tra la soddisfazione e l’imbarazzo, dal momento che la produzione di uve per Amarone e Recioto tra il 2009 e il 2010 è passata da 219.000 a 281.000 quintali. «Mi spiace che, per mantenere il mercato tonico occorra ridurre un po’ le rese», ha ammesso.
In un contesto in cui il prezzo delle uve è in costante rialzo, le vendite di Amarone e Recioto sono salite da una media di 8,2-9 milioni a 13,133 milioni nel 2010. E il Consorzio è passato all’azione. «Contro la corsa ai nuovi impianti in Valpolicella, che aumenta la superficie vitata al ritmo di 200-300 ettari l’anno, abbiamo richiesto il blocco per i prossimi tre anni». Quali le sfide future? Ci dice: «Puntare sul territorio dove nasce l’Amarone e dargli notorietà a livello internazionale, sottolineando le sinergie tra Valpolicella, arte, economia, lago di Garda. La fascetta di stato ha creato le condizioni per una maggiore richiesta di Amarone e ci ha aiutato nella lotta alla contraffazione – in un anno sono stati prodotti 1,5 milioni di bottiglie false. Il risultato è che oggi si paga di più l’Amarone, ma quello che si assaggia è quello vero».

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L’andamento climatico del 2007 ha generato una notevole eterogeneità di risultati con Amaroni che esprimono i diversi terroir della Valpolicella

Tra gli appuntamenti in programma una serie di itinerari della Valpolicella, a cura del giornalista Eugenio Cipriani, uno scambio bilaterale Italia-Cina con un’artista cinese che interpreterà i paesaggi della Valpolicella e la continuazione fino al 2013 del progetto di collaborazione con il Consorzio tutela Prosecco Doc per rappresentare la produzione enologica veneta in Paesi strategici come Russia, Norvegia, Stati Uniti e Brasile.

Ritorno al territorio di appartenenza, quindi, nelle iniziative promozionali, per proporre l’Amarone all’estero ancorandolo saldamente alla Valpolicella (è in dirittura di arrivo anche una zonazione che remerà in questo senso). A partire dallo stile che si percepisce all’assaggio, sempre più rappresentativo di diversi terroir delle vallate veronesi, bicchiere dopo bicchiere.

I numeri dell’Amarone

Produzione
– 2007: 8,3 milioni di bottiglie
– 2006: 8,2 milioni di bottiglie

Export
Nord Europa (Paesi Scandinavi e Inghilterra), Canada, Stati Uniti, Russia. In crescita, recentemente, Francia e Olanda

Prezzo medio franco cantina a bottiglia: 15 euro

 

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© Riproduzione riservata - 12/04/2011

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