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Alle aste frana Bordeaux e si afferma il made in Italy

Alle aste frana Bordeaux e si afferma il made in Italy

È da metà dello scorso dicembre che il Liv-ex (London International Vintners), la graduatoria britannica che monitora su scala internazionale il mercato secondario dei vini di pregio, segnala che il 2019 è stato un anno nero per Bordeaux e i suoi Châteaux, da sempre primi in classifica, mentre invece i prezzi dei grandi rossi piemontesi e toscani hanno continuato a crescere con costante regolarità.

Stranamente, la notizia non ha avuto risonanza sulla stampa, sempre pronta a sostenere che l’Italia ha battuto la Francia quando si tratta di Prosecco e Champagne. Eppure si tratta di una svolta clamorosa: dal momento che il Liv-ex è per il vino di alta gamma ciò che l’indice di Borsa è per le azioni e le obbligazioni, vuol dire che l’anno scorso coloro che investono in bottiglie anziché in titoli finanziari hanno preferito puntare sui fine wines italiani piuttosto che sui mostri sacri di Bordeaux.

Non era mai accaduto che l’Italia battesse la Francia alle aste

È la prima volta che succede, e lo conferma il bilancio delle aste internazionali ch’è stato possibile stilare a fine anno: i 50 millesimi dei premier cru bordolesi che hanno spuntato i prezzi più alti alle vendite all’incanto del 2019 hanno perso il -3,96% rispetto alle quotazioni dell’anno precedente, mentre i 50 millesimi dei vini italiani in testa alla graduatoria sono stati pagati il +5,21% in più del 2018.

Ottimi risultati in Italia

È giusto tener presente che a generare questi risultati hanno contribuito anche collezionisti, investitori, enotecari, ristoratori e appassionati italiani, che partecipano più numerosi alle vendite all’incanto da quando le due Case d’asta nazionali, Bolaffi a Torino e Pandolfini a Firenze, si sono conquistate in questo campo credibilità e statura internazionali organizzando ciascuna due importanti vendite di vino ogni anno.

Confermati anche sulle piazze mondiali

Ma le quotazioni spuntate in Italia sono in perfetta sintonia con quelle registrate a Londra, Ginevra, New York, San Francisco, Hong Kong. Il favore di cui godono le bottiglie made in Italy sta crescendo insomma su scala mondiale; tant’è vero che la Riserva 1989 di Barolo Collina Rionda di Bruno Giacosa, che vanta la quotazione più alta, 4.072 euro, non l’ha ottenuta a Torino o a Firenze ma a New York, all’asta battuta il 7 giugno da Christie’s.

Riserva 1989 di Barolo Collina Rionda di Bruno Giacosa


L’altra notizia: Piemonte batte Toscana

Anche questa supremazia piemontese è una novità: fino a pochi anni fa la quotazione più elevata, alle aste, era appannaggio fisso del Sassicaia 1985 (che questa volta, comunque, è al terzo posto) e a dominare erano i SuperTuscan (Tignanello, Solaia, Ornellaia), mentre i vini delle Langhe (in pratica il Barolo Sperss e il Barbaresco Sorì San Lorenzo di Gaja) erano in netta minoranza. Le aste del 2019 hanno letteralmente ribaltato la situazione: tra i 50 grandi rossi al top, quelli targati Piemonte sono addirittura 30 (20 annate di Monfortino di Giacomo Conterno, otto dei Barolo e Barbaresco di Bruno Giacosa).

Si salvano Sassicaia, Masseto, Biondi Santi e Soldera

La Toscana è riuscita a conquistare soltanto 19 posizioni: il Sassicaia se ne è assicurato tre, due sono andate ad altrettante Riserve di Brunello di Montalcino (una di Biondi Santi, l’altra di Case Basse – Gianfranco Soldera), mentre il Masseto, da autentico mattatore, ne ha occupate 14, facendo sparire dai primi 50 classificati tutti gli altri SuperTuscan.

Italia batte Bordeaux? Sulle quotazioni non c’è ancora partita

La vivacità dell’offerta enologica italiana alle aste, che sono uno dei fattori principali del mercato secondario dei vini, fa supporre che il momento favorevole monitorato dal Liv-ex possa avere ulteriori sviluppi. È auspicabile però che la stampa continui a non occuparsene. Non è il caso di dar fiato alle trombe dell’entusiasmo nazionalista: lo Château bordolese che ha subito uno dei cali più gravi di quotazione, Cheval Blanc 1947, pur avendo perduto più del -36% rispetto al 2018, è stato pagato 9.719 euro, cioè più del doppio del Barolo Riserva Collina Rionda 1989 di Bruno Giacosa.

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© Riproduzione riservata - 12/03/2020

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