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Al Mipaaf l’Uiv presenta l’Osservatorio del vino italiano

Al Mipaaf l’Uiv presenta l’Osservatorio del vino italiano

Il 10 dicembre a Roma, nella prestigiosa Sala Cavour del Ministero per le Politiche Agricole, è stato presentato ufficialmente l’Osservatorio del vino italiano. Vero e proprio centro di studi permanente sull’enologia nazionale, il progetto è realizzato dall’Unione italiana Vini – Uiv in partnership con Ismea e Wine Management Lab SDA Bocconi e con la collaborazione tecnica di Wine Monitor Nomisma. Uno strumento utilissimo per chi vuole conoscere a fondo il mondo del vino: «L’Osservatorio è il primo e unico punto di riferimento istituzionale per la raccolta, l’analisi, il commento e la diffusione dei dati statistici del settore vitivinicolo, sia sul fronte della produzione, sia riguardo al mercato interno e alle esportazioni», descrive il presidente Uiv Domenico Zonin.

Osservatorio del vino: dati statistici e informazioni aggiornate

La gestazione del progetto dell’Osservatorio del vino italiano è stata lunga, complessa, perché in Italia il comparto è molto frammentato e finora tra le aziende è prevalsa la paura della concorrenza alla scelta di mettere a disposizione i propri dati sensibili (seppur elaborati in totale sicurezza e anonimato). Ma le potenzialità sono grandi, come spiega Domenico Zonin: «Le informazioni, puntuali e aggiornate, saranno fondamentali in primo luogo per le imprese, permettendo a chi lavora nel marketing di sviluppare strategie vincenti alla luce di dati certi. Anche la stampa avrà la possibilità di attingere a un patrimonio di analisi prima difficili da recuperare, che saranno consultabili a partire da gennaio sul sito dell’Unione Italiana Vini».

Il plauso del viceministro Andrea Olivero

Durante l’incontro di presentazione è intervenuto anche il vice ministro Andrea Olivero, che ha portato i saluti del ministro Maurizio Martina. «Tra Uiv ed Ismea c’è una collaborazione ventennale, che con questo Osservatorio si amplia garantendo un grande salto qualitativo», precisa l’onorevole. «In campo per dar vita all’Osservatorio ci sono anche il wine lab della Bocconi, che assicura un approccio manageriale, mentre Wine Monitor Nomisma offre un solido impianto tecnico». L’Italia nel 2015 è stata il primo produttore mondiale di vino con poco meno di 49 milioni di ettolitri. «L’export supera i 5 miliardi di euro e grande è il nostro impegno per l’internazionalizzazione», prosegue Olivero, «La presenza di indicatori costanti, precisi, affidabili si rivelerà utilissima per proseguire in questa direzione».

Previsioni positive per il 2016

La parola passa poi a Raffaele Borriello, direttore generale di Ismea, che riprende i dati del vice ministro Olivero, aggiungendo qualche previsione per il 2016. «Nel 2015 le performance sono state favorite anche dalla debolezza dell’euro sul dollaro, ma soprattutto dall’effetto Expo. Su 20 milioni di persone che hanno visitato la fiera di Milano, 5 milioni hanno fatto tappa al Wine Pavilion. Il 2016 sarà un altro anno di crescita anche grazie al piano Made in Italy e ai PSR, i programmi di sviluppo rurale, con 10 miliardi di fondi per l’agricoltura».

I primi risultati dell’Osservatorio firmati Ismea e Wine Monitor Nomisma

Al convegno è intervenuto anche Andrea Rea, a capo del Wine Management Lab dell’Università Bocconi, che ha sottolineato come i numeri non siano mai le risposte ai problemi, ma sono fondamentali per farsi le domande giuste, diverse da azienda ad azienda. Fabio del Bravo di Ismea ha illustrato i primi risultati dell’Osservatorio, presentando un focus sugli acquisti del vino in Gdo nel periodo gennaio-ottobre 2015 (con un +2,7% in valore per i vini Doc e Docg, +7,5% per gli spumanti, -0,8% per le etichette Igt e -4% per i cosiddetti vini comuni). Silvia Zucconi di Wine Monitor Nomisma si è concentrata sui modelli di consumi on e off trade, mettendoli a confronto; e infine Denis Pantini ha presentato il progetto On Trade Tracking, un monitoraggio sulle vendite in Gdo, negozi specializzati, ristoranti, wine bar ed enoteche, grazie ad un panel di aziende di riferimento (tutte associate Uiv) il cui fatturato cumulato vale circa 1,8 miliardi di euro, ovvero poco meno del 20% del fatturato aggregato di settore. Una bella partenza, per un progetto decisamente ambizioso.

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