Dall'Italia Dall'Italia Jessica Bordoni

100 anni di Kettmeir

100 anni di Kettmeir

Il 4 settembre l’azienda di Caldaro ha festeggiato il secolo di attività con una degustazione multisensoriale e una cena stellata. Con il restyling dell’area accoglienza e della cantina nel segno della sostenibilità ambientale, e un nuovo logo.

Produrre grandi spumanti in una terra celebre per i bianchi fermi. Alla Cantina Kettmeir di Caldaro (Bolzano) le sfide sono sempre piaciute. E proprio la capacità di mettersi alla prova, percorrendo strade mai battute fino a trovare la “via altoatesina” alle bollicine, ha decretato il successo del marchio, che nel 2019 festeggia i 100 anni d’attività. Le celebrazioni ufficiali si sono svolte lo scorso 4 settembre presso la sede aziendale e per l’occasione hanno voluto esserci tutti: la famiglia Marzotto al completo, Ettore Nicoletto, amministratore delegato di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, e Franco Kettmeir, nipote del fondatore Giuseppe. «Siamo molto felici di essere qui a Caldaro per il centenario», ha spiegato il conte Gaetano Marzotto, presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo. «Il nostro legame con la famiglia Kettmeir risale al 1986, quando abbiamo deciso di avviare una joint-venture riconoscendo fin da subito le grandi potenzialità del territorio e la forte vocazione pionieristica aziendale».

evento centenario kettmeir
L’evento dedicato al centanario di Kettmeir

Il territorio si racconta nel calice

A cent’anni esatti dalla nascita, grazie anche all’importante piano di investimenti messo in campo da Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Kettmeir è un gioiello di stile e qualità riconosciuto a livello internazionale. «La sua forza sta nel legame profondo con il territorio, che parte in vigna e si ritrova nel calice», ha precisato l’amministratore delegato Ettore Nicoletto. «Oggi Kettmeir può contare su una superficie vitata di circa 50 ettari, per la maggior parte di conferitori storici con i quali collaboriamo da varie generazioni». In questo contesto va ricordato il progetto di zonazione che ha individuato i siti migliori per ciascun vitigno. «L’iter ci ha permesso di arrivare alla valorizzazione dei masi – i veri cru della tradizione agricola della montagna sudtirolese – che oggi rappresentano la spina dorsale per la linea delle Grandi Selezioni di Kettmeir: Maso Reiner, ubicato a Pochi di Salorno, e Maso Ebnicher, a Soprabolzano».

Sempre attenti alla sostenibilità

Con l’avvicinarsi del compleanno a tre cifre, Kettmeir ha voluto rifarsi il trucco. «Siamo partiti l’anno scorso conferendo un nuovo assetto all’area dedicata all’accoglienza, mentre nel 2019 abbiamo potenziato i locali adibiti alla produzione, tenendo ben saldo un parametro per noi fondamentale: la sostenibilità ambientale. In particolare abbiamo raggiunto la coibentazione (ovvero l’isolamento termico) delle sale di lavorazione e affinamento del Metodo Classico grazie all’utilizzo dell’energia geotermica. In aggiunta abbiamo implementato alcune tecnologie di ultima generazione per rendere ancora più delicate le fasi iniziali di lavorazione dell’uva».

Gli spazi rinnovati dell’area accoglienza di Kettmeir

Il logo del centenario

Il logo celebrativo dei 100 anni riprende i colori simbolo di Kettmeir – il giallo ocra e il blu Cina – ed è contraddistinto da un segno dell’infinito racchiuso da due leoni rampanti e sormontato da una corona. In un solo colpo d’occhio, l’osservatore può cogliere la storia e la prospettiva di questa prestigiosa tenuta fondata a Caldaro nel 1919 da Giuseppe Kettmeir, di ritorno alle sue montagne dopo gli studi a Vienna. I fortunati ospiti della festa di compleanno di Kettmeir hanno potuto assistere a una degustazione decisamente originale. A seguire, una preziosa cena a quattro mani a cura degli chef stellati bolzanini Anna Matscher del Zum Löwen e Claudio Melis del ristorante In viaggio.

La torta per il 100esimo compleanno di Kettmeir


Una degustazione multisensoriale

In occasione dei festeggiamenti Kettmeir ha organizzato un wine-tasting sui generis: una “degustazione multisensoriale”. «Secondo le neuroscienze contemporanee la nostra percezione è un sistema circolare attivo, in cui tutti i sensi interagiscono e si condizionano reciprocamente, innescando talvolta veri e propri cortocircuiti sinestetici», ha spiegato Alberto Ugolini, brand ambassador di Santa Margherita Gruppo Vinicolo. «Ecco, noi abbiamo voluto “giocare seriamente” con questi percorsi di percezione, introducendo alcuni elementi volti a creare il cortocircuito, come il buio e la musica», ha aggiunto il direttore di cantina Josef Romen. Il tasting si è svolto nel locale in cui riposano le bottiglie e le quattro etichette in assaggio sono state presentate alla cieca. Per l’occasione lo spazio è stato modulato con luci basse, associando a ciascun vino un colore guida e un brano musicale selezionato insieme al giornalista enogastronomico Fabio Vizzari.

Un momento della degustazione multisensoriale

I vini in assaggio

Athesis, Alto Adige Pas Dosé Doc 2013

Mai messo in commercio. Cuvée di Pinot bianco 55%, Chardonnay 35% e Pinot nero 10%. I 5 anni sui lieviti regalano complessità e un perlage finissimo. Bouquet marino con ricordi di alga, ostriche, sale. Al palato si conferma la particolare salinità, arricchita da una gradevole freschezza acida.

A stream with bright fish, composta da Brian Eno e Harold Budd nel 1984 per l’album The Pearl. Si tratta di uno dei maggiori esempi di musica d’ambiente, che dipinge il percorso guizzante di un pesce luminoso: facile assecondarlo al movimento delle bollicine.

Colore turchese acquamarina

Athesis, Alto Adige Pinot bianco Doc 2018

A breve in commercio. Più ampio e morbido che nervoso, è un bianco ricco di souplesse. Il timbro speziato del rovere, ben integrato, contribuisce a rendere più rotondo lo spettro aromatico. Peculiari i rimandi alle note floreali, come la lavanda. Grande avvolgenza al palato.

“Diferencias sobre guardame las vacas” del compositore spagnolo Luys de Narváez (1500-1560). Le variazioni sono pensate per la vihuela, uno strumento antico abbastanza curioso, a metà strada tra una chitarra e un liuto. Il timbro è soffuso e sottile.

Colore giallo luminoso

Athesis, Alto Adige Müller Thurgau Doc 2012

Da un lato il calore e la maturità della frutta esotica, dall’altro una viva e vibrante acidità, che sostiene e dà energia all’insieme. Il tutto, arricchito da misurate sfumature terziarie e speziate, quali cumino e cardamomo. È un bianco dai tratti aromatici “orientaleggianti”, che rimandano al chutney sud-asiatico.

Moola Mantra nella versione dell’artista tedesca Deva Premal, che si è lasciata ispirare dal repertorio tradizionale indiano. Si tratta di una preghiera che viene cantata per chiedere protezione o libertà dai dolori e dalle sofferenze.

Colore arancione

Maso Reiner, Alto Adige Pinot nero Doc 2006

Un rosso che fonde i tratti aromatici tipici del vitigno con le più sottili vibrazioni del terroir. È quello che i francesi chiamerebbero un vin complet. Al naso, dopo una lieve velatura iniziale, si apre in note di lampone, rabarbaro, violetta. Al palato ha un tocco delicato, gentile, ma trova via via una piena progressione gustativa grazie alla viva trama tannica e a una traccia acida e rinfrescante.

Concerto per flauto, oboe, violino, fagotto e basso continuo RV 107 di Antonio Vivaldi. La musica è stata scelta per richiamare il carattere polifonico del vino: un’iridescente alternanza di colori musicali in cui i diversi timbri si susseguono dinamicamente.

Colore rosso rubino

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© Riproduzione riservata - 03/10/2019

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