Dall'Italia Dall'Italia Emanuele Pellucci

Sangiovese a confronto: Nobile, Chianti Classico e Brunello

Sangiovese a confronto: Nobile, Chianti Classico e Brunello

Le denominazioni che utilizzano il vitigno che più rappresenta la Toscana esprimono vini dalla diversa identità territoriale. Analizziamo le differenze pedoclimatiche e varietali delle Docg del Sangiovese.

Che il Sangiovese sia la varietà emblematica della vitivinicoltura della Toscana crediamo non ci siano dubbi. Quasi tutti i vini rossi a denominazione di origine della regione si basano, chi più chi meno, su questo vitigno che, secondo la tradizione, è proprio un autoctono toscano. Naturalmente è una varietà che non esprime ovunque le stesse caratteristiche, e di conseguenza neppure la stessa qualità dei vini. Tutto questo perché il territorio su cui è coltivato è molto vasto e condizionato da differenti situazioni di suoli, microclimi, esposizioni e altitudini.

Tre terroir per un vitigno

Tra le tante denominazioni che si avvalgono del Sangiovese, in purezza o come base principale, l’asse portante è saldamente ancorato in aree storiche e di prestigio come il Chianti, Montepulciano e Montalcino. Tre zone che costituiscono il nucleo centrale della Toscana dove da secoli la vitivinicoltura esprime prodotti di grande qualità, seppure con territori dalle identità diverse e con vini altrettanto diversi.

Vigne a Montalcino

Studiare la diversità

Ebbene, a Montepulciano, nell’ottica di valorizzare la locale Docg dando al Nobile una propria personalità, qualcuno si è chiesto se non fosse il caso di andare a individuare quelle che potevano essere le differenze del Sangiovese all’interno dello stesso Vino Nobile, del Brunello di Montalcino e del Chianti Classico. A farsene promotori sono stati Andrea Lonardi, direttore operativo di Bertani Domains – azienda che possiede tre importanti tenute in tutte e tre le denominazioni – e Lorenzo Landi, enologo.

L’enologo Lorenzo Landi

Un confronto fra le tre denominazioni

Quest’ultimo è stato poi incaricato dal Consorzio del Vino Nobile di realizzare, in occasione dell’Anteprima 2018 del febbraio scorso, un report tecnico sulle annate 2010, 2013 e 2015 e di confrontare tre prodotti della vendemmia 2013 di zone diverse provenienti dalle tre Docg. Oltre al report, Landi con la collaborazione del giornalista Daniele Cernilli, ha poi guidato una degustazione cieca delle nove etichette coinvolte.

Andrea Lonardi, direttore operativo di Bertani Domains

Bisogna rilanciare il Nobile

«Non era nostra intenzione stilare una graduatoria qualitativa dei vini degustati», spiega Lonardi. «Volevamo iniziare un percorso per arrivare alla caratterizzazione e allo sviluppo delle identità del territorio di Montepulciano. Se parliamo di puntare sul solo Sangiovese dobbiamo tener presente che attualmente la denominazione è aperta ad altre varietà, anche internazionali. Noi siamo per lavorare a un confronto in maniera tale che quella che oggi qualcuno considera una denominazione stanca o poco visibile, abbia invece la possibilità di ricreare punti di interesse, ma non in base alle richieste del mercato, bensì alla pura interpretazione del territorio».

Puntare sul Sangiovese in purezza

In questo senso Lonardi crede molto, per quanto riguarda la tenuta di Montepulciano, a un Nobile da Sangiovese in purezza. Non ha problemi ad affermare che «anche questo è l’aspetto sul quale il Nobile deve puntare. Non deve vivere sempre con un senso d’inferiorità rispetto al Brunello dal punto di vista della valorizzazione e al Chianti Classico da quello della visibilità». Oltre a una maggiore presenza del Sangiovese, Lonardi auspica una zonazione specifica del territorio per individuare le caratteristiche che contraddistinguono il Nobile rispetto ad altre denominazioni toscane. «Del resto, ritengo la Toscana la regione in cui il sistema delle denominazioni potrebbe essere la medicina per molti modelli più evoluti».

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© Riproduzione riservata - 18/01/2019

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