Dall'Italia Dall'Italia Eugenio Sartori

Quali sono i vitigni più richiesti sul mercato delle barbatelle

Quali sono i vitigni più richiesti sul mercato delle barbatelle

Per poter competere, la soluzione non è ridurre la superficie vitata, ma gestire le rese e sviluppare una gamma di vitigni adeguati. La ricerca genetica crea esemplari che vincono le malattie e si adattano al cambiamento climatico. Ecco quali sono i vitigni più richiesti ai vivaisti in Italia.

Siamo sempre al primo posto per produzione, ma il differenziale negativo di prezzo rispetto ai vini francesi è ancora troppo elevato. Si ricomincia a ipotizzare la limitazione delle superfici; bisognerebbe invece pensare alla riduzione del potenziale produttivo, che per i vigneti destinati a produrre vini da tavola è ancora di 500 q/ha! È tempo di una profonda riflessione sul sistema delle denominazioni, dei massimali di produzione e della gamma varietale ammessa alla coltivazione che da troppo tempo aspetta di essere aggiornata.

Fragilità di sistema

È stata sufficiente un’annata di produzione abbondante per evidenziare la fragilità del sistema vitivinicolo europeo e le difficoltà nel mantenere un equilibrio tra domanda e offerta. Ciò conferma che è in atto un cambiamento climatico caratterizzato da fenomeni difficilmente controllabili; quindi per mantenere un equilibrio tra domanda e offerta è necessario ripensare al modello viticolo da adottare e alla relativa gestione delle rese piuttosto che ipotizzare un’ulteriore riduzione delle superfici vitate come qualcuno vorrebbe nuovamente proporre.

Bisogna lavorare sui massimali di produzione

Gli ultimi dati parlano chiaro: solo il Nordest Italia grazie al fenomeno Prosecco e Pinot grigio ha ampliato la propria superficie. Tutte le altre aree viticole hanno riscontrato una riduzione talora preoccupante. In particolare il Centro, il Sud Italia e le Isole hanno registrato perdite superiori al 20%. Una politica di riduzione delle superfici a vite a lungo andare penalizzerebbe, purtroppo, non solo le regioni con un già ridotto potenziale viticolo come il Lazio, l’Umbria, le Marche, la Basilicata, ma anche quelle con viticoltura estesa come Puglia e Sicilia. È più logico, invece, mettere mano ai massimali di produzione delle uve per vini da tavola che consentono, sì, una elevata concorrenzialità a livello di prezzo per i vini comuni ma, per contro, talora un insufficiente livello qualitativo.

Ampliare la gamma ampelografica non è semplice

Purtroppo le procedure per l’iscrizione al Catalogo nazionale delle varietà di vite e la successiva autorizzazione alla coltivazione a livello regionale, di vecchi o nuovi vitigni, siano essi derivati da selezione naturale, incrocio o ibridazione, sono talmente lunghe che spesso si desiste. Sembra prevalere sempre più spesso una visione della viticoltura molto locale, quasi che fosse sufficiente produrre solo per il consumatore del territorio scordando che l’Italia ha bisogno di esportare almeno 24-25 milioni di ettolitri di vino all’anno per evitare future riduzioni di superficie a vite.

Top ten dei vitigni più richiesti

Secondo i dati del 2018 la superficie italiana a vite da vino ammonta a 657.707 ettari con una riduzione di 59.624 ettari rispetto al 2000 (-8,3%). Secondo gli ultimi dati il Veneto si trova in seconda posizione a poca distanza dalla Sicilia; è probabile che a breve possa superarla dato che nell’ultimo quinquennio ha registrato un aumento di 11.219 ettari. Il Friuli Venezia Giulia, che negli anni ’90 si era ridotto a 18.000 ettari a vigneto, e dispone di quasi 27.000 ettari a vite. Il Nordest viticolo è effettivamente l’area geografica del nostro Paese che ha registrato il maggior dinamismo e un’attitudine decisamente market-oriented che ha consentito con le operazioni Prosecco e Pinot grigio di ottenere straordinari risultati.
L’Italia vanta un enorme patrimonio ampelografico tanto che quasi 300 varietà sono predisposte annualmente dai vivaisti per soddisfare le richieste dei viticoltori. Da una verifica effettuata sulla produzione del 2018 risulta che su 251 varietà utilizzate solo 2 registravano una produzione di oltre i 10 milioni di barbatelle nella fattispecie Pinot grigio e Glera.

Rossi internazionali: ai soliti noti
si affianca il Pinot nero

Dopo la grande richiesta riscontrata nell’ultimi decennio del secolo scorso, le grandi varietà rosse internazionali a partire dal 2004 hanno registrato un trend negativo che ha portato il loro utilizzo ai minimi storici. Il Nordest ha praticamente abbandonato il Merlot, il Cabernet Sauvignon, il Cabernet Franc e il Carmènere per far spazio a Glera, e Pinot grigio; ma anche in Toscana, Sicilia e Puglia, regioni dove l’apprezzamento verso le internazionali era stato decisamente elevato i viticoltori hanno preferito altri pacchetti varietali. Questo è avvenuto fino al 2017, annata in cui si sono prese nuovamente in considerazione i rossi internazionali, quali Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah soprattutto in Toscana e Sicilia. Il Pinot nero fa storia a sé; l’exploit della richiesta nel 2017-2019 è dovuta esclusivamente all’attivazione del progetto Prosecco Rosé che prevedeva l’utilizzo di un 15% di Pinot nero. La superficie ritenuta idonea agli obiettivi di produzione, pari a circa 800 ettari, è stata quasi esaurita, per cui nell’attuale campagna vivaistica la richiesta di Pinot nero ritornerà ai livelli precedenti al 2019.

Il Sangiovese cala, Nero d’Avola e Aglianico resistono

Dal 2013 sono in ripresa tutte le principali varietà rosse italiane, tanto che si sono riportate nell’ultima annata ai livelli del 2004-05. Fa eccezione il Sangiovese, che ha registrato un decorso meno regolare. Quest’ultimo, come ben noto, è una varietà molto sensibile al cambiamento climatico.
Dopo il grande interesse registrato negli anni ’90 del secolo scorso i vitigni rossi locali hanno subito un tracollo giustificato dal fatto che, a parte i pochi noti a livello internazionale, come Nero d’Avola e Aglianico, gli altri sono conosciuti solo in ambito territoriale.

Il successo del Pinot grigio

Tra i bianchi internazionali, Viognier, Pinot bianco, Traminer e Sauvignon hanno mantenuto una richiesta costante nel tempo. Sono varietà in grado di dare grandi vini e predisposte al taglio per migliorare i prodotti più poveri. Andamento nettamente diverso per il Pinot grigio che ha registrato una vera e propria esplosione di domanda grazie alla costituzione della Doc Pinot grigio delle Venezie. La superficie di questa varietà è oggi pari a circa 30.000 ettari concentrati soprattutto in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.

Resiste il Vermentino

Malvasia di Candia, Trebbiano toscano e romagnolo, Catarratto sono le varietà bianche italiane più rappresentative; erano molto diffuse fino agli anni ’80 del secolo scorso in quanto utilizzate per la produzione dei vini comuni. Finita quest’epoca il loro ridimensionamento è stato inarrestabile, e oggi concorrono in misura molto minore alla produzione di vini comuni, anzi l’obiettivo enologico è completamente diverso, come per il Catarratto, orientato verso produzioni di qualità. Si nota un elevato interesse per il Vermentino, vitigno da zone costiere, in grado di dare vini freschi, di delicato profumo, ideali per l’abbinamento con pietanze a base di pesce.

I risvolti del fenomeno Prosecco

Per le più rappresentative bianche autoctone riscontriamo l’ormai esaurito “fenomeno Prosecco”, che ha portato a enormi richieste di Glera. Purtroppo, nonostante gli sforzi effettuati per programmare una produzione legata all’effettiva domanda di mercato, si sono verificate delle discrepanze enormi con l’offerta in particolar modo nell’ultima campagna vivaistica, a causa del blocco degli impianti effettuato a produzioni vivaistiche già cantierate. Gli invenduti di Glera del 2018-19 sono stati nell’ordine di 12-13 milioni di barbatelle che non potranno più trovare collocamento. Per le altre varietà autoctone del Centro Italia grande interesse hanno suscitato Pecorino e Passerina per l’elevata acidità e l’attitudine alla spumantizzazione; Falanghina, Fiano e Greco di Tufo mantengono un trend stabile.

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© Riproduzione riservata - 19/12/2019

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