Le radici della viticoltura eroica a Ischia

Le radici della viticoltura eroica a Ischia

di Antonella Giardina e Cristian Aiello

 

La lettura di Plant revolution, ultimo saggio del neurobiologo (vegetale nda) Stefano Mancuso, è un sorprendente imbattersi in un inedito modello di vita che genera pensiero. Avanzando tra le pagine dell’opera, l’intero mondo vegetale finisce per primeggiare rispetto agli altri esseri viventi in virtù di qualità ineguagliabili e del proprio essere indispensabile alla sopravvivenza delle altre forme di vita. Le piante si configurano, così, come organismi sociali sofisticati ed evoluti.

Resistenti agli ambienti più estremi e dotate di straordinarie capacità di adattamento. Sempre in movimento e a basso consumo energetico. In grado di produrre sostanze con cui manipolare il comportamento di animali e umani.

Nelle radici una incredibile rete internet vegetale

La lettura di questo testo è trasformante. Una volta che se ne è interiorizzato il modello, diventa pressoché impossibile non immaginare tali viventi come dotati di capacità strabilianti. Si comincia a intenderli al pari di vere e proprie reti internet dal carattere millenario, sempre connessi gli uni agli altri per mezzo di sotterranee radici. Sono custodi di formule e informazioni ataviche, costantemente impegnati a monitorare e rilevare ogni parametro, chimico e fisico, utile al loro sviluppo e a ogni altro adattamento necessario.

La viticoltura eroica a Ischia

Apparentemente suggestionati da tale straordinarietà di esseri, ci sentiamo più dotati a leggere il volto eroico delle radici di vite saldamente ancorate tra le spropositate pendenze orografiche dei terreni ischitani e di ogni altra forma di vita vegetale che vi si affaccia. Ma qui, sull’isola di Ischia, accanto a queste esclusive pendenze e verde in abbondanza, scorgiamo anche gli abbracci del corpo a corpo tra uomo e natura, tra cultura e viticoltura. Negli oggetti del vivere quotidiano, nel ridisegno del paesaggio e nei simboli antichi delle sue nominazioni.

 

Viticoltura eroica a Ischia

Viticoltura eroica a Ischia

 

L’origine di Pitechusa risale all’VIII secolo a.C.

È proprio l’antica tradizione vitivinicola dell’isola del golfo di Napoli ad essere alla base delle stratificazioni dei panorami antropizzati, che è possibile far risalire all’VIII secolo a.C. In quel periodo infatti i coloni provenienti dall’Eubea fondarono la prima città chiamata Pitechusa e assegnarono poi questo nome a tutta l’isola. Secondo Plinio tale nome deriverebbe dai πίθοι. Erano grandi contenitori ceramici utilizzati per immagazzinare le risorse agricole: fra tutte, vino e olio, ampiamente prodotti e commercializzati insieme alle anfore greco-italiche grazie alla copiosa presenza di giacimenti d’argilla.

Vino e toponimi

Notevole è anche la presenza di manufatti legati alla produzione vitivinicola. Si trovano palmenti, cantine rupestri e numerosi muretti a secco, utili a superare le pendenze del terreno impervio. Strabone e Stazio decantarono la fertilità di questi terreni. Ma questa era già testimoniata da un’iscrizione con dedica ad Aristeo, divinità agricola cara agli Eubei, che nel vino trova la sua massima espressione. Alla viticoltura fanno riferimento anche i toponimi di alcune località come ad esempio Lacco, che si fa derivare dal greco λάκκος (grotta, cantina).

 

La Coppa di Nestore, rinvenuta nella necropoli Valle di S. Montano a Lacco Ameno

 

La Coppa di Nestore scoperta a Ischia

Non rara è la presenza, nell’intimo della terra, di contenitori per il vino: compagno di viaggio nell’aldilà, bevanda preziosa e corredo delle tombe. In particolare a Ischia, all’interno di una sepoltura di un fanciullo, è stata rinvenuta la celebre coppa di Nestore (nella necropoli Valle di S. Montano a Lacco Ameno, tomba 168, 725 a.C. circa). Si tratta di una kotyle (piccola tazza) su cui sono riportati, in forma retrograda e in alfabeto euboico, tre versi con un rimando all’XI libro dell’Iliade di Omero. L’eroe acheo Nestore, re di Pilo, rivive nella memoria della piccola coppa custodita nella terra di Ischia.

 

L’articolo è tratto da Civiltà del bere 1/2018. Per continuare a leggere acquista il numero sul nostro store (anche in digitale) o scrivi a store@civiltadelbere.com

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