Tartufo
Il tartufo bianco viene anche detto tartufo d’Alba perché questa città è la capitale delle Langhe, cioè della zona in cui si raccolgono gli esemplari più pregiati. Grida d’allarme si sono levate per evitare che il prezioso tuber magnatum Pico scompaia proprio dal territorio langarolo. Esso si forma infatti in simbiosi con alcuni tipi di albero, e le colline dell’Albese, progressivamente disboscate per far posto ai vigneti, ne sono sempre più povere. Bisognerebbe però, e nessuno lo ha ancora fatto, lanciare anche un altro grido d’allarme: per evitare che i grandi vini delle Langhe, Barolo e Barbaresco, perdano il profumo di tartufo ch’era una delle loro più nobili peculiarità. A eliminarlo sono i moderni sistemi di vinificazione, macerazione troppo breve delle uve e massiccio utilizzo della barrique, adottati per ottenere caratteristiche meglio accette dal mercato internazionale: colore più profondo e stabile, profumo vanigliato. Ma non è meglio avere un vino che parla in dialetto piemontese ma sa di tartufo, piuttosto di un vino poliglotta che sa soltanto di legno?
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