Dall'Italia Dall'Italia

Sciúr, progetto pilota della Nino Negri

Sciúr, progetto pilota della Nino Negri

Sostenibile, concreto, innovativo, unico, responsabile. Sciúr. Sembrerebbe fatto apposta, una bella pensata. Invece così non è stato. Casualmente, Sciúr, Valtellina Superiore Docg 2012, il nuovo vino della Nino Negri presentato ieri al Politecnico di Milano è l’acronimo di questi cinque concetti/valori sui quali si basa il progetto della Cantina valtellinese e del Gruppo Italiano Vini. E, sempre casualmente, sciúr, in dialetto, significa signore; e, ancora casualmente, sciúr era il modo con cui era chiamato Carlo Negri, il fondatore della Nino Negri. Come dire che certi cerchi, nella vita, si chiudono per casualità e che dietro quest’apparente disordine si cela un senso. Vi chiederete cosa centrino la Nino Negri e l’arrivo sul mercato di un nuovo vino con il Politecnico. Apparentemente nulla. Questa volta però non siamo solo davanti a una novità enologica, bensì a un progetto modello, pilota, potremmo dire. Sciúr, Chiavennasca in purezza, è l’esempio di come la viticoltura dovrà muoversi nei prossimi vent’anni. È il frutto dell’interazione tra discipline diverse e della valorizzazione di tutte. Casimiro Maule, direttore generale ed enologo della Nino Negri racconta la sua emozione: «Questo vino è nato nella mia testa sette anni fa e oggi, per la prima volta mi sono reso conto di come, saperi diversi, possano concorrere a ottenere un grande risultato».

nino-negri-Sciur-bottigliaIL PROGETTO – La storia è andata così. Casimiro Maule aveva in testa un vino e il luogo preciso dove farlo nascere, un vigneto rimesso in piano di 4 ettari, a Fracia. Aveva anche in testa un’idea precisa: il territorio va salvaguardato di più e meglio. Le sue riflessioni hanno incontrato quelle del Gruppo Italiano Vini e di Davide Mascalzoni, direttore generale e con lui sono state condivise. Insomma, se negli anni Ottanta, lo Sforzato 5 Stelle era nato per dimostrare al mondo che la Valtellina poteva regalare vini di caratura internazionale, oggi era venuto il tempo di lanciare un altro messaggio. Più o meno questo, come ha precisato Maule: «I vini buoni li sappiamo fare (e ci mancherebbe), ma siamo anche capaci di dare vita a prodotti buoni da pensare». La volontà della squadra era portare avanti il concetto di enologia capace di pre-figurare l’avvenire, enologia, insomma, che fosse cultura e progetto. E qui entra in gioco anche l’Università. Ma non l’Accademia chiusa in sé stessa, bensì un sapere che è andato in vigna, che si è seduto ad assaggiare, che si è confrontato. La Nino Negri ha iniziato una collaborazione con il Master in Design Strategico del Politecnico di Milano che ha coinvolto docenti come Giulio Ceppi e Francesco Zurlo e un gruppo di giovani designer da tutto il mondo. «I nostri studenti, nella maggior parte dei casi, senza alcuna cultura vinicola, hanno approcciato il progetto della Nino negri in maniera completamente ingenua, e proprio questa visione incontaminata ha fatto sì che emergessero aspetti nuovi. Con Casimiro Maule e Davide Mascalzoni abbiamo discusso di brand, marketing, identità, comunicazione, packaging in una piattaforma di scambio dei saperi. Queste sono le ragioni che hanno spinto noi, pensatori del design, a occuparci di vino», ha detto Zurlo. La Nino Negri ha voluto che Sciúr raccontasse un pensiero fatto anche di salvaguardia. Per questo è stato coinvolto anche il Polo di Formazione Professionale Valtellina inserendosi in un progetto di stage per giovani muratori ai quali è stata insegnata l’arte del muretto a secco. Questa modalità di edificare è fondamentale per la Valtellina perché, oltre a raccontare una tradizione, è indispensabile per la salvaguardia dei vigneti. In questo modo sono stati recuperati chilometri di muretti e i ragazzi che hanno imparato la tecnica, domani potranno usarla.

I vigneti terrazzati di Fracia

I vigneti terrazzati di Fracia

I VALORI – Sciúr è un’etichetta che rappresenta il concetto di sostenibilità perché si basa su una concezione e una gestione agronomica del vigneto nel quale non si usano diserbanti, si fanno sovesci, scelte ponderate degli antiparassitari e potatura soffice. Perché ricerca l’equilibrio naturale del vino, senza alcun intervento, con una presenza di solfiti ridotta. E perché gestisce intelligentemente le risorse idriche ed energetiche dei rifiuti, e ha un packaging ecologico: una bottiglia alleggerita, senza etichetta, con capsula, tappo e cartone riciclabili. Sciúr è concreto perché deriva dall’esperienza storica di una cantina e dalla ricerca sul campo; nasce da uve impiantate nel 1996 ed è prodotto in 15 mila bottiglie, per ora, con un metodo di lavoro che razionalizza le procedure, i tempi e i metodi. Sciúr è innovativo per la metodologia che usa nelle diverse fasi produttive, per il coinvolgimento di un team internazionale di giovani studenti e per il rapporto con il Politecnico. Sciúr è unico perché è il risultato di una collaborazione internazionale e interdisciplinare, perché mette al centro la sostenibilità economica, ambientale e sociale e perché il vino ha un profilo sensoriale che riporta al Nebbiolo, ma con imprevedibili toni di freschezza. Sciúr è responsabile perché tutela il territorio e le sue tradizioni, perché per ogni bottiglia devolve 1 euro ai progetti di salvaguardia e tutela dei muretti a secco e perché protegge la biodiversità di flora e fauna.

Il VINO – Il vigneto è terrazzato e sciolto, con esposizione a sud-est, tra i 380 e i 515 metri sul livello del mare. I filari sono stati reimpiantati a girapoggio con esposizione est-ovest per consentire una migliore condizione di lavoro. I metodi usati in vigna sono la potatura soffice, lo sfalcio dell’erba, il monitoraggio del microclima, la difesa a basso impatto ambientale e la confusione sessuale. Dopo la raccolta manuale, che si è svolta alla fine di ottobre, è avvenuta la fermentazione con macerazione di 12 giorni. L’affinamento è stato svolto in botticelle di legno da 750 litri nell’antica cantina del Castello Quadrio per 16 mesi, ai quali hanno fatto seguito alcuni mesi in bottiglia. In degustazione il vino si presenta con un colore porpora di media intensità, profumo complesso e fine con sentori di lampone e fiori di viola. I tannini sono equilibrati.

Tag: , , , , , , , ,

© Riproduzione riservata - 31/10/2014

Leggi anche ...

Il Verdello ha il “suo” sperimentatore
Dall'Italia
Il Verdello ha il “suo” sperimentatore

Così chiamato per il colore verdastro dell’acino anc Leggi tutto

Da Soldati e Veronelli  all’alba dell’era post-Parker
Dall'Italia
Da Soldati e Veronelli all’alba dell’era post-Parker

L’addio lavorativo di Parker segna l’inizio di una Leggi tutto

Dove cenare a Palermo. Le nuove mete gastronomiche
Dall'Italia
Dove cenare a Palermo. Le nuove mete gastronomiche

Quali sono le ultime novità della ristorazione (aperture, Leggi tutto