Dall'Italia Dall'Italia Anita Franzon

Sbarbatelle: chi sono le giovani donne del vino italiano

Sbarbatelle: chi sono le giovani donne del vino italiano

Scherzosamente soprannominate Sbarbatelle, oltre 30 giovani donne del vino italiano hanno partecipato all’omonima iniziativa ideata e organizzata dalla delegazione astigiana dell’Ais con l’intento di riunire le future protagoniste di un settore che si sta aprendo sempre di più al gentil sesso. È così che domenica 6 maggio, la fiabesca residenza dei Marchesi Alfieri nel centro del borgo di San Martino Alfieri (Asti), ha aperto le porte a oltre 550 appassionati e operatori. «Se si contano anche gli organizzatori, gli invitati e i semplici curiosi che hanno approfittato dell’apertura del parco e delle cantine della Tenuta, il numero dei partecipanti sale a quasi 900», aggiunge Paolo Poncino, delegato Ais di Asti.

Cronaca di un evento ben riuscito

A sua volta aiutato e supportato da altre giovani gemme della sommellerie – Giulia Barberis, Valentina Cane e Bianca Roagna – Poncino racconta così la nascita dell’evento: «L’idea è nata l’anno scorso quasi per caso. Abbiamo notato che molte ragazze iscritte ai nostri corsi per sommelier erano produttrici e tendevano a fare gruppo. Così è arrivata l’intuizione: nel 2017 le “Sbarbatelle” erano 15, quest’anno il numero è raddoppiato e l’interesse sta crescendo».

Eleganti, determinate, curiose e solidali

Un dettaglio rosso. Gli orecchini, la sciarpa o lo smalto, oppure l’intero vestito: ogni Sbarbatella ha scelto come raccontarsi anche tramite eleganti dettagli. Ma chiacchierando con ognuna di loro, si può percepire come siano tutte legate da un ulteriore fil rouge. È la determinazione di chi affronta la strada che porta a vigneti e cantine con passione, consapevolezza e serietà. Vederle abbandonare il banchetto – appena il momento lo permetteva – per andare ad assaggiare i vini di altre produttrici, sentirle scambiarsi pareri, consigli, contatti: è quel che di meglio ci si può aspettare da queste giovani donne curiose.

Chi sono le Sbarbatelle

Oltre a tante ragazze piemontesi, l’evento ha visto la partecipazione di produttrici provenienti anche da Veneto, Valle D’Aosta, Liguria, Toscana e Marche. Ad aggiudicarsi il titolo di più giovane della manifestazione è la diciannovenne Paola Sordo (foto 3), figlia unica del più grande proprietario di vigneti del Barolo (53 ettari): Sordo. Paola sta finendo gli studi alla scuola enologica di Alba e non vede l’ora di essere operativa al 100% nell’azienda di famiglia, anche se continuerà a studiare. «Vorrei iscrivermi alla Facoltà di Viticoltura ed Enologia. Devo avere le basi, perché un giorno sarà tutto nelle mie mani». In assaggio durante la manifestazione anche il Barolo Riserva Perno, annata 2004: Paola aveva appena 5 anni durante quella vendemmia, ma afferma: «questo vino è ancora in perfetta forma!», e ha ragione.

 

 

Gemme appena sbocciate

Sono tante altre le Sbarbatelle giovanissime e da poco diplomate come Giada Brochiero Castella (foto 22), classe 1996, di Bricco Maiolica di Diano d’Alba, che concilia il suo amore per il vino con quello per l’ospitalità. Quasi coetanea è Beatrice Mondo (foto 24), che dopo gli studi enologici ha iniziato subito a lavorare per l’azienda Franco Mondo fondata dal bisnonno dopo la guerra. Michela Adriano (foto 12) si sente, invece, il “jolly” dell’azienda di famiglia: Adriano Marco e Vittorio a San Rocco Seno D’Elvio, frazione di Alba. «Mi occupo di comunicazione, web marketing e ospitalità, ma all’occorrenza faccio di tutto». Intanto Michela presenta alcune novità come Dudes, Freisa spumante e Ardì, Moscato secco. Moscato e Barbera legano i destini di due vicine di casa come Ilaria Grimaldi (foto 20) dell’Azienda Agricola Ca’ du Sindic e Margherita Forno (foto 21) di Tenuta il Falchetto, entrambe di Santo Stefano Belbo.

Dal Veneto (con una sbarbatella ante litteram)

Classe 1994: Noemi Pizzighella (foto 4) è molto giovane, ma per lei il passaggio dalla scuola al lavoro a Le Guaite di Noemi è stato più che naturale: «Vado in vigna fin da quando ero una bambina», afferma. In assaggio ha portato il Valpolicella Superiore, il Ripasso e l’Amarone, tre vini attraversati da un’incredibile vena di freschezza. Sempre dal Veneto, precisamente da Mezzane di Sotto, arriva anche Federica Camerani (foto 6) e Corte Sant’Alda è il frutto della testardaggine della madre che, dal 1986, conduce l’azienda; una Sbarbatella ante litteram. Afferma Federica: «Da oltre 10 anni seguiamo l’agricoltura biodinamica per cercare di capire il nostro territorio ed esprimerlo al meglio attraverso i vini, come nel Valpolicella Ripasso Doc Superiore Campi Magri».

Il richiamo delle origini in Piemonte

Francesca Bava (foto 29) è la coraggiosa erede di una lunga tradizione ed è la prima donna della famiglia a seguire la strada vinicola e il rinnovato progetto del Vermouth Chazalettes con l’obiettivo di aggiungere un tocco femminile al mondo del Vermouth. È una storia di ricerca di identità e indipendenza quella di Giulia Gonella (foto 14), giovane donna con il fare d’altri tempi e che ha percorso a ritroso i passi del padre trasferendosi dalla città alla campagna, proprio a San Martino Alfieri, in frazione Firano, dove con Gonella Vini produce anche un’insolita e interessante Bonarda: Bonanova. Il ritorno alla campagna è stata la scelta anche di Lucrezia Carrega Malabaila (foto 16), che dopo aver passato l’adolescenza a Firenze, ha deciso di proseguire la tradizione di casa e vivere nel castello di famiglia, dalla storia – anche vinicola – antichissima. Con Malabaila «oggi vogliamo essere la fotografia del nostro luogo», afferma Lucrezia e, da qui, la scelta di coltivare solo vitigni autoctoni.

 

 

Il Moscato è il vitigno principe dell’azienda Forteto della Luja di Loazzolo, che con il suo passito forma una preziosa Doc piemontese. Qui Cristina Sola (foto 18) si occupa delle tante visite nell’area WWF che circonda la cantina gestita, invece, dal marito Giovanni Scaglione. Infine, anche Beatrice Gaudio (foto 11), con il fare sicuro nonostante la spalla bloccata a causa di una recente operazione, non ha resistito al richiamo di un vitigno che meriterebbe sempre più attenzione: il Grignolino. «Mio nonno è stato il primo a credere nella nobiltà del Grignolino e lo ha fatto conoscere in tutta Italia. Oggi lo proponiamo in quattro diversi modi, anche spumante Metodo Classico», racconta Beatrice, erede dell’azienda Gaudio – Bricco Mondalino.

Dalla Toscana alle Marche

Angela Fronti (foto 1) arriva dal Chianti ed è innamorata del suo Sangiovese, quello di Radda in Chianti; ha così abbandonato il lavoro per altre aziende del vino e forte della sua esperienza fuori da casa, è tornata scommettendo su Istine. Il passaggio dal convenzionale al biologico non è stato facile, così come la scommessa sulle singole vigne, ma è in questo modo che Angela ha creato etichette come Vigna Cavarchione, Chianti Classico Docg. Marika Socci (foto 8) proviene, invece, dalle Marche e ama incondizionatamente il Verdicchio. «È un vitigno che non delude mai!», esclama, «e dai tre ettari di vigneto che ho ereditato da mio nonno ricaviamo le uve che poi trasformiamo in diverse etichette, tutte di Verdicchio». Come lo spumeggiante PeterLuis, Metodo Classico, o il Marika, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc.

Vignaiole di prima generazione

Non tutte le storie di queste ragazze arrivano, però, da una tradizione di generazioni e generazioni. In molte hanno avuto l’ardire di cominciare da zero, o quasi, come Alessandra Marcoz (foto 9), che produce vino con il fratello Federico: la cantina si trova nel centro di Aosta e si chiama Tanteun e Marietta, come i loro bisnonni. È una realtà giovane e tutta da scoprire, come il Petit Grein, Valle d’Aosta Muscat Doc, vinificato secco. Elisa Dilavanzo, invece, ha un brillante passato da finalista di miss Italia e dopo essere diventata sommelier, ha deciso di proseguire come imprenditrice agricola fondando Maeli. A Sbarbatelle è stata rappresentata da Benedetta Marchetti (foto 19) che, così come Elisa, ama il Moscato giallo in ogni sua declinazione, tanto da celebrarne la versatilità proponendolo dal Metodo Classico al rifermentato in bottiglia.

 

 

Anche Monica Monticone (foto 15) avrebbe potuto intraprendere una carriera da miss, ma prima ha scelto la passione per i cavalli e poi, dopo anni passati al mercato coperto di Asti a vendere il vino sfuso prodotto in famiglia, ha deciso di tornare in mezzo alla campagna e dare libero sfogo alle sue passioni. «Prima mi sentivo un animale in gabbia», confessa Monica. Oggi conduce Cascina Rey. Lisa Dal Maso (foto 28) dell’Azienda Agricola Fior di Lisa, sebbene abbia iniziato da pochissimo, ha un’idea di viticoltura bella e chiara. Nella sua piccola realtà a Montecchio Maggiore (Vicenza), produce appena 6.000 bottiglie e due etichette: Bianco Luna (Garganega e Chardonnay) e Rosso Sole (Merlot e Syrah).

Dall’università alla cantina: una scelta consapevole e studiata

Chiara Condello e Giulia Negri (foto 2 e 5) non sono solo giovani produttrici, ma anche grandi amiche: dopo studi di economia alla prestigiosa Università Bocconi di Milano, le due hanno deciso di tornare a casa, la prima a Predappio, area viticola prediletta per il Sangiovese di Romagna, la seconda a La Morra, nelle Langhe, ma con approcci e idee enoiche molto simili. Condé è l’azienda vitivinicola guidata da Chiara Condello, che è recentemente entrata sul mercato anche con una linea a suo nome dove, dice, «posso osare ancora di più». Mentre Serradenari è da 200 anni la casa di campagna della famiglia di Giulia Negri ed qui che Giulia produce, oltre al Barolo, anche Pinot nero. Anche la formazione di Silvia Barbaglia (foto 23) è in Economia e anche lei è tornata alla terra per amore del suo territorio: il novarese e l’area del Boca. Dove il Nebbiolo si sposa bene con la Vespolina, il vitigno preferito di Silvia. È all’ultimo anno di Economia anche Alessandra Moretti (foto 26), di Poderi Moretti, diplomata come enotecnica e sicura sul suo futuro in azienda accanto al fratello, che seguirà la parte di cantina.

Una laurea in Filosofia (o Giurisprudenza), ma sognano il futuro in vigna

Marta Dell’Adami (foto 13) ha studiato Filosofia, vive a Milano, ma segue da vicino la realtà fondata dalla mamma: Le Fraghe. Da 10 anni l’azienda è biologica e si concentra sulla Garganega, oltre alla Corvina e Rondinella per fare il Bardolino. Elena Gillardi (foto 17) da Farigliano, «che non è la zona dei vip delle Langhe», ci tiene a precisare, è figlia di un importante enologo ma voleva fare il notaio, «anche se dentro di me l’ho sempre saputo che sarei finita in vigna: mi piace sporcarmi, sono un maschiaccio». Così Elena ha scelto di seguire le orme del padre, anche nella sana scintilla di follia che lo portò a piantare il Syrah in Langa. Oggi l’etichetta Harys (il nome del vitigno al contrario) dell‘Azienda Agricola Gillardi è tra le più ricercate della zona. Laureata in legge come il padre, anche Giulia Alleva (foto 30) ha scelto per il futuro la Tenuta Santa Caterina di Grazzano Badoglio, nel Monferrato, con i suoi vitigni storici e non solo: qui anche Chardonnay e Sauvignon Blanc danno ottimi risultati. Un esempio su tutti è il Salidoro, Monferrato Bianco Doc.

“Partner in wine”: le sorelle del vino

Daniela e Monica Tibaldi (foto 7) sono una forza della natura, genuine e sorridenti. Hanno ereditato i vigneti dal bisnonno e dal 2014 hanno deciso di mettere insieme le loro conoscenze e dare un tocco femminile alla storia del vino del Roero: tutti i vini (tranne uno) fanno solo acciaio e bottiglia prima di arrivare sferzanti e profumati al palato dei consumatori: oltre al Nebbiolo e all’Arneis, da provare è anche la Favorita. Claudia e Cristina Deltetto (foto 10) hanno fatto studi diversi, pur sapendo di voler tornare nell’azienda fondata dal nonno nel 1953: Deltetto. Da anni la cantina roerina si concentra sulle bollicine, in particolare dai classici vitigni vocati per la spumantizzazione: Pinot nero e Chardonnay, anche se non mancano i classici Arneis e Nebbiolo.

 

 

Due Sbarbatelle anche se, in realtà, sono tre le sorelle di Ca’ del Baio: Paola, Valentina e Federica Grasso (foto 25). La prima ha spianato la strada alle altre due, e oggi tutte lavorano nell’azienda di Treiso. «Ci scambiamo spesso i ruoli: dobbiamo essere in grado di fare tutto». Tre sarebbero anche le sorelle di Tenuta Tamburnin a Castelnuovo Don Bosco, ma per ora solo in due, Valeria e Claudia Gaidano (foto 27), hanno lasciato le rispettive carriere da bancaria e avvocato per dedicarsi alla vite. Il papà, però, non ha fatto preferenze e ha dedicato a tutte quante la Freisa Superiore Le 3 Seuri (le 3 sorelle in piemontese). Perché il vino unisce, sempre.

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