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Podere Forte, un modello ecosostenibile in Val d’Orcia

Podere Forte, un modello ecosostenibile in Val d’Orcia

La proprietà di 500 ettari è condotta secondo i principi della biodinamica e include vigneti, uliveti, un orto botanico, campi coltivati e allevamenti. Benvenuti a Podere Forte.

«Lavoriamo i campi come 2 mila anni fa e in cantina siamo 200 anni avanti». Pasquale Forte, proprietario di un’azienda in Val d’Orcia che porta il suo nome, non ha certo paura dei paradossi e chiarisce subito i suoi modelli. «Da un lato c’è la fattoria romana, dall’altro l’agricoltura biodinamica di Rudolf Steiner. In entrambi i casi si tratta di un sistema ecologico ed ecosostenibile, autonomo e autosufficiente, dove ciascun elemento risulta complementare per la creazione dell’equilibrio».

Un sogno realizzato

Tutto comincia a metà degli anni Novanta, quando Pasquale Forte, fondatore dell’Eldor Corporation, una multinazionale con più di 3.000 dipendenti nel settore automotive, decide di acquistare una tenuta a Castiglione d’Orcia, sulle colline senesi. «Podere Forte è la realizzazione di un sogno personale, il ritorno alla terra e alla natura dopo essermi dedicato a tempo pieno al comparto delle tecnologie più avanzate».
Giunto al Podere Petrucci, all’epoca abbandonato, l’imprenditore se ne innamora e decide di farne il luogo di elezione per recuperare l’antica tradizione agricola e vitivinicola della Val d’Orcia. La proprietà si estende per 500 ettari tra vigneti, uliveti, un orto botanico e campi destinati alla coltivazione di cereali e all’allevamento. «Per preservare la biodiversità, nei vari appezzamenti abbiamo ricreato l’antica corte romana polifunzionale, dove uomo, piante e animali contribuiscono a produrre un macrocosmo integrato. Alleviamo cinte senesi (una razza di suino tipico della Toscana), vacche chianine e pecore di razza Suffolk, a cui si aggiungono varie specie di animali da cortile».

Pasquale Forte (foto: Gabriele Forti)

In vigna si seguono le teorie di Steiner

In vigna si seguono fedelmente i tre principi fondamentali della biodinamica promossa dal pensatore austriaco Rudolf Steiner: preservare la fertilità del suolo; rendere sane le piante affinché resistano meglio alle malattie e ai parassiti; e produrre alimenti di qualità per la salute degli esseri umani. «Nel 2004 abbiamo cominciato la conversione al biologico, ottenendo la certificazione nel 2008. Subito dopo ci siamo attivati anche per il riconoscimento Demeter, che si traduce nel divieto assoluto di utilizzo di prodotti di sintesi. Le uniche deleghe consistono nell’utilizzo di zolfo e rame in qualità di anticrittogamici, supportati da preparati omeopatici per combattere le malattie della pianta».

Tra tradizione contadina e modernità

Azienda antica e moderna insieme, Podere Forte coniuga l’analisi scientifica dei terreni con l’autoproduzione dei compost, l’utilizzo delle tecnologie di ultima generazione con le pratiche agricole della cultura contadina. Di recente la Cantina ha avviato una sperimentazione che prevede l’utilizzo di droni per realizzare trattamenti biodinamici a base di valeriana, olio di semi di pompelmo e ortiche. «Il drone riesce a trasportare fino a 7,5 litri di liquido senza contatto diretto col suolo, riducendo così a zero il danno alle colture, l’impatto ambientale e la sicurezza sul luogo di lavoro dell’operatore, oltre ad aumentare la velocità e la cura di applicazione».

La cantina

Novità in vista

Tra le novità più recenti, anche l’adozione di un sistema di regolazione geotermica degli ambienti adibiti alla produzione che sarà completato entro il 2020. Sul fronte della zonazione sono stati individuati altri 10 ettari di terreno particolarmente vocati per la messa a dimora di nuovi impianti. L’obiettivo è arrivare a un totale di 30-35 nuovi ettari da destinare alle vigne entro i prossimi cinque anni.

Il “gusto del territorio” tra Sangiovese e internazionali

Produrre vini con “il gusto del territorio”, recuperando le pratiche enoiche millenarie della Toscana. Ieri come oggi è questa la grande sfida di Pasquale Forte, che non può prescindere da una profonda ricerca sul Sangiovese, vitigno autoctono per antonomasia, cimentandosi senza preconcetti anche con le uve bordolesi per la produzione dei Supertuscan.

Il rosso simbolo di Podere Forte: Petrucci

Il fiore all’occhiello è il Petrucci, Orcia Doc, un vino “nato grande” come lo definisce Pasquale Forte. Sangiovese in purezza dalle migliori parcelle dei vigneti storici aziendali, viene prodotto dal 2001 e il suo nome è un omaggio all’antico podere. È affinato 16 mesi in legni differenti (barrique di rovere francese, tonneau e botte) la cui combinazione cambia a seconda delle annate, poi sosta almeno 24 mesi in bottiglia. Il risultato è un rosso di estrema eleganza, complessità e longevità.

Vigna del Melo e Vigna Anfiteatro: i due cru del Petrucci

«Con l’annata 2016 il Petrucci si è diviso in due», spiega il titolare. «Per la prima volta abbiamo deciso di non assemblare le uve di Vigna del Melo e di Vigna Anfiteatro e produrre due versioni single vineyard, che portano il nome della parcella da cui nascono, marcando così le differenze. Il Petrucci Melo spicca per finezza, garbo e bevibilità: è la versione femminile. Al contrario, il Petrucci Anfiteatro si esprime con maggiore struttura e potenza, rappresenta il lato maschile».

Petruccino, dalle vigne più giovani

La collezione include anche il Petruccino, Orcia Doc, ovvero il “fratellino” del Petrucci. Sangiovese prodotto con la stessa filosofia del top di gamma matura in barrique (in parte di secondo passaggio) per un anno e riposa in bottiglia per 9 mesi. «Nasce dalle uve delle vigne più giovani e, grazie agli intensi lavori dedicati al miglioramento dei suoli, è diventato un vero premier cru, espressione di notevole freschezza e vivacità».

Guardavigna, dal 2016 Cabernet Franc in purezza

Grandi apprezzamenti anche per il Guardiavigna, Toscana Igt. Prezioso blend di Cabernet Franc con un saldo di Merlot e Petit Verdot, porta il nome della piccola torre di guardia posta nel punto più panoramico del Podere. È l’espressione dei migliori terroir, vinificati separatamente e assemblati solo dopo un affinamento di 18 mesi in vari legni, a cui seguono altri 15 mesi in bottiglia. «Attenti studi dei suoli aziendali, le cui caratteristiche calcareo-argillose sposano le esigenze del Cabernet Franc, ci hanno dato la spinta per testare un vino in purezza. Con l’annata 2016 abbiamo prodotto il primo Guardiavigna 100% Cabernet Franc».

La collezione Podere Forte include anche una linea di spumanti da Sangiovese, Asia e Ada, che Pasquale Forte ha dedicato alle sue figlie cercando di imprimere alle bollicine la loro personalità.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 5/2019 . Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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© Riproduzione riservata - 28/10/2019

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