Io Bevo Così. I migliori vini naturali assaggiati a Milano

Io Bevo Così. I migliori vini naturali assaggiati a Milano

Io Bevo Così, la kermesse ideata da Andrea Sala e Andrea Pesce e dedicata ai “vini naturali e di terra”, ha compiuto 5 anni. E ha festeggiato il traguardo raggiunto in una nuova location, l’Excelsior Hotel Gallia di Milano. Qui, lo scorso 22 gennaio, operatori e stampa di settore (cui l’evento è riservato) hanno potuto incontrare 90 vignaioli provenienti da Italia, Francia, Grecia, Spagna, Austria e Slovacchia, e degustare circa 600 vini.

Bagno di folla per la quinta edizione

Molto nutrita la folla di visitatori, al punto che verso metà pomeriggio è stato difficile assaggiare i vini e parlare con i produttori. Visto il successo ottenuto, speriamo che l’anno prossimo saranno previsti spazi ben più ampi. Ressa a parte, l’iniziativa è stata un’occasione importante per conoscere nuove realtà e per fare il punto sullo stato dell’arte dei vini cosiddetti “naturali”, che abbiamo trovato, salvo sporadiche eccezioni, ben fatti e con qualcosa da raccontare.

 

 

Io Bevo Così

La sala gremita di pubblico a Io Bevo Così

 

Top 10. I migliori vini naturali a Io Bevo Così 2018

 

Collecapretta

L’azienda di Spoleto, un piccolo mondo antico dove si allevano animali da cortile, vitelli e maiali per la produzione di salumi, si coltiva grano per l’alimentazione degli animali e si coltivano ulivi e viti, mi ha stregato con due etichette.

Trebbiano Spoletino Vigna Vecchia 2016
È uno di quei vini dal carattere primordiale, capace di incantare con una forza evocativa senza pari. Le uve arrivano da vigne vecchie, coltivate a circa 600 metri sui Colli Martani, con allevamento a spalliera, come tradizione umbra insegna, e poi vinificate e affinate in acciaio, vetroresina e cemento. Ha un affascinante colore giallo carico, quasi dorato, e profumi fini e delicati che ne fanno presagire sapidità e freschezza. L’assaggio è scandito da acidità e sapidità, che trasportano la notevole materia verso un finale lunghissimo. Un bianco schietto e unico. 94/100

Le Cese 2015
Un Sangiovese in purezza già pronto ora, ma che darà il meglio di sè tra qualche anno. Vinificazione e affinamento avvengono in acciaio, vetroresina e cemento. Il naso, molto bello e ricco, si apre su precise e fresche note fruttate e floreali, con ciliegia e viola in prima linea; la bocca stupisce per la magistrale fusione tra materia, succo e sapidità. Un perfetto compagno della tavola quotidiana 93/100

 

Etnella

Notti Stellate 2016
La produzione dell’azienda è incentrata sui rossi e bianchi dell’Etna, con etichette che sono espressione di singole contrade o, come in questo caso, frutto di una selezione delle vigne più vecchie, tutte coltivate ad alberello ad altitudini che raggiungono anche i mille metri. Il Notti Stellate, blend di Nerello Mascalese, con un saldo di Nerello Cappuccio e piccole percentuali di Alicante e Syrah, è vinificato in acciaio e affinato per un anno in barrique usate. È un vino che colpisce innanzitutto per la sua sapidità, cui si affiancano un frutto nitido e preciso e l’affascinante profondità che solo le vigne più vecchie sanno regalare. Il produttore ha presentato due versioni della stessa etichetta, una filtrata una no. La mia preferenza va alla prima, che si aggiudica 92/100

 

Giovanni Montisci

 

Giovanni Montisci

Cannonau di Sardegna Barrosu 2016
Questo Cannonau in purezza nasce da vigne vecchie coltivate ad alberello ed è vinificato e affinato in botti grandi. Il naso seduce con un frutto intenso ma elegante, in cui si riconosce la fragola. La bocca è ampia, in perfetto equilibrio tra calore e finezza, grazie anche a una vena di acidità che sorregge tutto l’impianto. Lungo, sapido e bello il finale, con sentori di sottobosco e liquerizia, che ci restituisce un vino di grande suggestione e territorialità. I vigneti di questa piccola realtà sono nella conca di Garaunele, a Mamoiada, a un’altitudine di circa 700 metri, in una posizione priviliegiata, che assicura un’importante escursione termica. 91/100

 

Ca’ del Vent

Sogno 2013
È un Metodo Classico da sole uve Chardonnay, affinato per almeno 32 mesi sur lie. Mosto e vino sono stati lavorati in barrique. Complice l’annata 2013, fresca e piovosa, e i legni aziendali, che finalmente hanno raggiunto il giusto grado di “usura”, è il Ca’ del Vent più buono di sempre. Apre su note agrumate e burrose, ma in bocca si rivela ficcante, con una sapidità e una freschezza non comuni in Franciacorta. L’azienda possiede 7 ettari vitati, divisi in 13 microzone, e ha sede a Cellatica, nell’estremo lembo orientale della denominazione (di cui non si fregia), in una zona storica per la coltivazione delle uve a bacca rossa. Il nome, “Casa del Vento” in dialetto bresciano è quello registrato per la proprietà nel catasto napoleonico. 90/100

 

Divella

Clo Clo
È un Metodo Classico Rosé Pas Dosé (come tutta la produzione della cantina) da uve Pinot nero. La fermentazione spontanea avviene in vasche di cemento, quindi il vino affina parte in barrique e parte in cemento fino alla presa di spuma. Riposa sur lie per un minimo di 36 mesi. Anche se non è segnalato in etichetta, il millesimo di riferimento è il 2013. Al naso si preannuncia un vino fresco e goloso, con un pinot nero vinificato bene e ben riconoscibile. L’assaggio conferma le impressioni olfattive, restituendo una bollicina aggraziata e piena di carattere, incentrata su sentori di piccoli frutti maturi e refoli minerali. L’azienda, guidata dalla giovane Alessandra Divella, ha sede a Gussago, in territorio franciacortino, ma non aderisce alla denominazione perché “comunque anche le fascette costano!”. 90/100

 

Ca’ del Vent

 

Weingut in der Eben

Sankt’Anna Riserva 2012
Un rosso da uva Schiava austero all’inizio, ma che si apre nel bicchiere offrendo un frutto scuro e note leggermente terrose. All’assaggio, sfodera grazia e fragranza inaspettate, collocandosi ai vertici della tipologia. L’azienda altoatesina, sita all’ingresso della Valle Isarco, è guidata da tre anni dal giovane Urban Plattner. Da segnalare anche la produzione di un’interessante Malvasia rossa, vecchia varietà autoctona, un tempo molto diffusa nella zona di Bolzano e oggi pressoché scomparsa in regione. 89/100

 

Tunia

Chiassobuio 2010
È un Sangiovese, con un piccolo saldo di Colorino e Canaiolo, da una vigna mista impiantata nel 1970. Le uve sono vinificate per il 70% in acciaio, il resto in tini di rovere di Slavonia, con una macerazione di una ventina di giorni. Anche l’affinamento avviene parte in acciaio e parte in botti nuove in rovere di Slavonia da 23 ettolitri. È un vino di colore scarico, molto varietale, allo stesso tempo profondo e leggiadro, con tannini delicati, profumato, fresco e di facile beva. L’azienda, nata nel 2008, è sita nella toscana Val di Chiana e comprende 25 ettari divisi tra vigneti e uliveti. Tra le divinità etrusche, Tunia era quella che presiedeva alla maturazione dei frutti; il nome Chiassobuio, invece, è quello del torrente che delimita la proprietà. 88/100

 

Aldo Viola

 

Colombera&Garella

Piazzaguerra, Lessona Doc 2014
Questo nebbiolo in purezza arriva da una giovane azienda emergente, guidata da Giacomo Colombera, classe 1992, con l’aiuto dell’amico enologo Cristiano Garella. La proprietà è a Masserano, in provincia di Biella, al confine con il comune di Lessona, dove ha sede uno degli 8 ettari aziendali. Qui i suoli sono di sabbie gialle, di origine marina e ricchi di fossili. Tutti i vini sono lavorati in vasca di cemento, con fermentazioni spontanee e senza controllo di temperatura, e affinano in botti piccole usate. Complice l’annata 2014, il vino si offre più magro e nervoso dei suoi predecessori, ma sfoggia un’aderenza territoriale quasi commovente. In bocca dominano succo e sapidità, con sottili e piacevoli note di arancia amara. 88/100

 

Aldo Viola

Saignée Rosato 2016
Un uvaggio di Nerello Mascalese, Perricone e Syrah, vinificato in rosa con la tecnica del salasso, regala un vino semplice, gustoso e saporito, che convince più all’assaggio che all’olfatto. Il percorso gustativo è incentrato sul frutto e sulla sapidità ed è meraviglioso interprete di un millesimo “perfetto”, che come ci ha raccontato Aldo “aspettavo da moltissimi anni”. L’azienda si trova ad Alcamo, in provincia di Trapani. 87/100

 

Foto: www.altissimoceto.it

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