Lo studio sul packaging del Consorzio Tutela Vini Valpolicella

Lo studio sul packaging del Consorzio Tutela Vini Valpolicella

Primo piano sull’etichetta intesa come strumento di comunicazione dell’identità di un’azienda e di un marchio di territorio nel nuovo studio presentato a Vinitaly dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella e svolto dal dipartimento di Economia aziendale dell’Università degli Studi di Verona. Sotto la lente degli esperti: bottiglie, capsule, etichette anteriori, posteriori e colli di bottiglia di 703 vini Valpolicella (di cui 202 Amarone) di 133 aziende, pari ai 2/3 degli imbottigliatori del Consorzio. Presentata dalla giornalista de L’Informatore Agrario Clementina Palese, la ricerca ha messo in rilievo per la prima volta stili di packaging diversi. «Il nostro obiettivo è accrescere la consapevolezza verso scelte di packaging orientate a marchio collettivo e marchio aziendale», ha dichiarato Christian Marchesini, vicepresidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

I relatori del convegno "Etichetta e bottiglia: haute couture o pret-à-porter del vino?": la giornalista dell'Informatore Agrario Clementina Palese, la professoressa dell'Università di Verona Roberta Capitello, Riccardo Facci di Facci & Pollini Advertising e il presidente di Vinarius Francesco Bonfio

A OGNUNO IL SUO STILE – Tra tanti elementi alcune linee di fondo: l’utilizzo di bottiglie bordolesi per il Valpolicella e di borgognotte per l’Amarone. Il Passito rosso Docg punta in particolare su colori nero o beige, mettendo in rilievo in etichetta più l’azienda che il prodotto e utilizzando immagini rurali che richiamano la storicità. Nero spiccato, invece, per il Ripasso dove sono in molti a fornire informazioni sul processo produttivo. «Emergono diversi stili», ha detto Roberta Capitello del dipartimento di Economia aziendale dell’Università di Verona. «La stragrande maggioranza è massive, per cui si mette in primo piano logo e Denominazione di origine. Per il Ripasso l’effetto è prevalentemente naturale, il Recioto presenta spesso paesaggi viticoli per collegarlo al suo terroir».

VERSO UN MARCHIO COLLETTIVO SIMBOLO DELL’IDENTITÀ TERRITORIALE – In conclusione il packaging contribuisce e può contribuire in modo sempre più importante non solo a comunicare l’impresa ma anche l’identità di territorio rendendo più efficaci sul mercato le politiche di valorizzazione e di promozione dei prodotti. In questo senso il Consorzio ha annunciato l’intenzione di dar vita a un concorso di idee per la realizzazione di un marchio collettivo che dia un’immagine forte e immediatamente percepibile dell’identità territoriale.

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