Dall'Italia Dall'Italia Anna Rainoldi

La vendemmia nera della Valpolicella

La vendemmia nera della Valpolicella

La 2014 pare un’annata da dimenticare per i vini della Valpolicella. È di qualche giorno fa la notizia che il Consorzio di Tutela, nel corso di una seduta del Consiglio d’amministrazione, ha votato all’unanimità la riduzione al 35% della quota massima di uve destinate alla produzione di Amarone e Recioto. Un cambio di rotta deciso – rispetto al 50% stabilito a luglio – dovuto al clima anomalo di quest’estate, con piovosità eccessiva e pochi raggi di sole soprattutto nel nord Italia. Decade anche la richiesta alla Regione Veneto di poter stoccare il 15% di Amarone annata 2014. «Abbiamo concordemente ritenuto che questa fosse l’unica via per tutelare l’Amarone, il vino di punta della denominazione, salvaguardandone la qualità, nonostante le inevitabili ricadute in termini numerici per quanto riguarda le  bottiglie che verranno immesse a tempo debito sul mercato» ha dichiarato Christian Marchesini, presidente del Consorzio.

valpolicella-vendemmia-1-webL’ANNATA FANTASMA – Fa eco al Consorzio una scelta più radicale: quella della Bertani, che ha già dichiarato di voler rinunciare alla produzione dell’Amarone Classico per questa vendemmia (come già era accaduto nel 2002). La tecnica usata dalla Cantina per l’appassimento delle uve è particolarmente soggetta all’andamento climatico, mentre «in fruttai più tecnologici l’appassimento avviene in un luogo standardizzato nei parametri da controllare, come umidità e ventilazione» spiega Emilio Pedron, ad del gruppo Bertani Domains. Questo perché «il metodo produttivo e lo stile del nostro Amarone Classico, così come la bottiglia e l’etichetta, sono immutati dal primo anno di produzione».

FAMIGLIE DELL’AMARONE: MENO SENSAZIONALISMO – Sono più caute le undici Famiglie dell’Amarone d’Arte. Secondo la presidente Marilisa Allegrini, la situazione può essere vista come «un’opportunità di scelta». Precisando: «Inutile negare che l’estate piovosa si sta rivelando decisamente non positiva e compromettente per le nostre uve. Ma questo non vuol dire che debba essere esclusa a priori una produzione 2014: chi guarda alla qualità del prodotto sarà sufficientemente sensibilizzato a non mettere in bottiglia il suo vino se risulterà non idoneo. Fra quindici o venti giorni potremo realmente valutare le condizioni delle nostre uve». Secondo la presidente bisogna guardare all’esempio di altre produzioni vinicole, come il Bordeaux e, in Italia, il Barolo, dove la differenza fra grandi annate e vendemmie meno favorevoli determina una diversa quotazione di mercato.

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© Riproduzione riservata - 05/09/2014

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